Ciaspole Heil!

con Mosè Barausse

Se bisogna trovargli un difetto, è che sono un po’ demodé. Di certo le ciaspole non sono il mezzo più “cool” per spostarsi sulla neve, e se ne parlate a scialpinisti e snowboarder è facile che questi vi liquidino sghignazzando. Perché parlarvi di ciaspole allora?

Per due ragioni. La prima è che la moda non è una ragione sufficiente per non fare qualcosa, e la seconda è che le ciaspole non fanno necessariamente schifo solo perché esiste un’attività liberatoria come lo sci. Insomma, non vi faranno galleggiare sulla fresca come un paio di aste larghe, ma a noi le ciaspole piacciono, e ora vi spieghiamo il perché.

Sarete stanchi di leggerlo, ma il 2020 è stato l’anno della riscoperta degli spazi aperti e della natura, e con la chiusura degli impianti di risalita, centinaia di sciatori su pista si sono riversati sui sentieri coperti dalla neve. Molti di questi, non avendo esperienza alpinistica o non sapendo gestire pelli, sonde, Arva, e simili, hanno optato per una soluzione molto più semplice e intuitiva – sì, le ciaspole. Così, un sacco di persone hanno riscoperto una montagna più semplice ed essenziale, senza skilift e Après-ski, e in cui ci si può muovere autonomamente senza la compagnia di altre migliaia di persone. Per quanto sia improbabile che tutte queste rinunceranno alle vecchie abitudini una volta riaperti gli impianti il prossimo inverno, è comunque apprezzabile il fatto che uno strumento considerato da qualcuno «vecchio e sfigato» sia stato in grado di portare un sacco di gente a vivere una montagna lenta. Sarà merito della chiusura degli impianti, ma bisogna dire che le ciaspole questo giro hanno fatto un gran bel lavoro.

Come dicevamo, una delle tendenze delle attività outdoor nell’epoca dei social network sono le mode. E insieme a esse anche tutta quella miriade di persone che influenzano il mercato outdoor, talvolta allontanandolo dalla sua ragione più sincera e spontanea. Buona parte del recente successo dello scialpinismo è dovuto proprio a questo, che se da un lato ha il pregio di aver portato la gente lontano dalle piste, ha anche portato una certa dose di arroganza e quel tanto di inconsapevolezza. Questo ci sembra innegabile. Le ciaspole, che al contrario dello sci sono uno strumento molto umile e povero, non hanno comportato lo stesso problema, anzi. Insomma, in questo momento storico ci hanno fatto un gran bene, e noi gliene siamo grati.

Ma un’altra ragione per cui le ciaspole ci piacciono è perché ci riportano indietro con gli anni. No, non agli anni Trenta! Ma al grunge degli anni Novanta e alla svolta epocale che quell’epoca ha portato nel modo di vivere la montagna anche in Europa: lo snowboard. Già, perché se con il recente miglioramento dello splitboard salire con la tavola è diventato semplice, un tempo non lo era altrettanto, e in mancanza d’altro i primi snowboarder salivano proprio con le racchette da neve. Insomma, le ciaspole da strumento da nerd un po’ sfigati sono diventate centrali nello sviluppo di una disciplina così rivoluzionaria come il freeride.

Ok, ma oggi che esiste lo splitboard, perché salire ancora con le ciaspole? Prima di tutto perché non tutti gli snowboarder hanno uno splitboard. Là fuori ci sono un sacco di sedicenni che sanno andare su una tavola benissimo e che non si possono permettere uno splitboard. Non solo, ma molti di questi sono cresciuti sulla neve battuta e quasi non sanno muoversi al di fuori delle piste – ambiente per cui è nato lo snowboard. E se lo sanno è perché hanno visto dei video su YouTube, ma non sono mai saliti su una montagna per poi scenderla con la tavola ai piedi. Se sei quel tipo di ragazzo e ci stai leggendo, prenditi un paio di ciaspole.

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Mosè Barausse, amico e cliente da più di 25 anni. Oltre alla sua attività di ultrarunner (quattro volte finisher della PTL), arrampica e fa snowboard alpinismo ormai da sempre. Siamo andati a disturbarlo per chiedergli com’era andare sulla tavola quando le ciaspole erano l’unico mezzo di risalita.

Ciao Mosè, dove ti trovi in questo momento?

Sono appena arrivato a casa. Sono stato quattro giorni a Misurina in camper con la famiglia.

Cosa hai fatto a Misurina?

Eh, ho fatto tre gite con lo split, una al giorno, tutte sui Cadini. Alla mattina partivo ed erano -20°.

Immagino, io sono stato al Rolle sabato ed erano -12° alle undici di mattina. Senti, quando hai iniziato ad andare sulla tavola e quando hai comprato il primo splitboard?

Sulla tavola vado da più di vent’anni. Per cui lo splitboard sarà nato attorno agli anni Novanta, arrivando in Europa un po’ più tardi. Io ci vado da una decina d’anni. E poi due anni fa ho fatto gli esami per diventare istruttore regionale: una volta diventavi istruttore di scialpinismo o di snowboard alpinismo. Ma quando li ho fatti io li hanno messi insieme.

Prima che arrivasse lo splitboard salivate con le ciaspole, che è poi quello di cui stiamo parlando in questo articolo. Com’era?

Mosé Barausse
Mosé Barausse

Sai, il problema è che il ciaspolatore “rovina” la traccia delle pelli, perché buca la neve. Noi quando salivamo con le ciaspole e gli snowboard in spalla andavamo sempre con altri sciatori, perché noi snowboarder eravamo pochi (anche oggi siamo in pochi), e allora gli sciatori ci rompevano perché gli bucavamo le tracce. Ora che anche noi saliamo con le pelli dà fastidio anche a noi il buco della ciaspola [ride]. Ma non son mica delicato. Va bene così, il mondo è bello perché è vario.

Ogni volta che mi è capitato di andare in montagna con te, o di fare una gara insieme, sono sempre rimasto stupito della leggerezza con cui affronti delle cose decisamente dure o dei problemi. Hai qualche consiglio per chi vuole prendersi un paio di ciaspole e farsi un paio di giretti in montagna?

C’è tanta gente che va con le ciaspole sulla strada battuta dal gatto, come oggi. Mia figlia è venuta su con i doposci. Lo fanno per dire di aver fatto la ciaspolata, o perché hanno affittato le racchette. La cosa bella però è battersi la traccia dove è fresca, non dove è battuto, che non ha senso.

Prossimi progetti invernali?

Vorrei fare la traversata delle Piccole con lo Snowboard. Parti dal Battisti, vai su in Carega, Bocchetta Fondi, Pian delle Fugazze, Palon e giù per Posina. Sarebbe la prima traversata completa delle Piccole con lo Split.

Come dice Mosè, siamo convinti che non ci siano modi giusti o sbagliati, belli o sfigati per andare in montagna. Fintanto che sono rispettosi dell’ambiente, sono tutte altrettanto valide modalità di espressione. Secondo noi le ciaspole significano rispetto e semplicità, e finché è così, siamo pronti a gridare: Ciaspole Heil!

Zaino: 3 semplici consigli per decidere cosa metterci

Nel 2020 avete rivalutato l’attività outdoor e per Natale vi siete fatti regalare uno zaino: gli avete appena staccato il cartellino, il colore vi piace un sacco, ma non avete la minima idea di cosa metterci dentro. Non preoccupatevi, in questo breve articolo proveremo a spiegarvi con quale criterio decidere che cosa mettere nello zaino, poi deciderete voi!

zaino nella neveIl contenuto dello zaino non è soltanto un problema di chi è alle prime armi: un sacco di persone che vanno in montagna da anni non hanno ancora capito come farlo, e anche al camminatore più rodato talvolta vengono dei dubbi. Estate, inverno, trekking, alpinismo, running. Con tutte queste variabili è evidente che una regola precisa non c’è. Ma non importa dove stiate andando o quanto starete via, ci sono tre semplici consigli da seguire che sono evergreen. Non ce li siamo inventate noi, ma li abbiamo capiti passando anni in negozio provando a capire cosa facesse più al caso di ogni cliente. Ma bando alle ciance, iniziamo coi consigli:

 

Consiglio uno: metti da parte i luoghi comuni.

I luoghi comuni sono il male, sempre. Ma in montagna se possibile lo sono ancora di più. E i luoghi comuni sul contenuto dello zaino sono tantissimi e con le origini più disparate: i calzettoni lunghi, otto cambi di riserva, il kit di pronto soccorso. Quando qualcuno vi dice che i calzini di ricambio sono indispensabili spesso ha torto, ma attenzione: questo non significa che non siano utili, ma diverse situazioni presuppongo diverse necessità. Per questo quello che dovete fare è fermarvi e pensare: svuotate lo zaino dai luoghi comuni e ponetevi volta per volta le seguenti domande: che stagione è? Dove sto andando? Quanto tempo sto fuori? Ci sono neve o ghiaccio? Servono dei dispositivi di sicurezza? Quanto veloce sono? So gestire una situazione che non avevo previsto? Sono domande fondamentali che si pone chiunque vada in montagna indipendentemente dalla disciplina che fa. Ma la risposta non è sempre immediata, andiamo avanti.

Consiglio due: sii umile, ma non troppo.

Se il primo passaggio era farsi delle domande, il secondo è darsi delle risposte.

Quando si va in montagna bisogna essere pronti a tutto, ce lo ripetono da quando siamo bambini, ma siccome a noi piace essere razionali, riteniamo sia più ragionevole dire che bisogna essere pronti a diverse eventualità: il tempo può cambiare da un momento all’altro, e le temperature potrebbero abbassarsi rapidamente, potremmo perderci, o potremmo decidere di allungare il percorso fino all’imbrunire, così da avere bisogno di una lampada frontale. Tante eventualità, troppe, tanto che è impossibile essere pronti a tutte. Come in altre circostanze, spesso, il buon senso è la chiave dei problemi; perciò, la regola principale da seguire per rispondere alle domande del punto precedente è la seguente: non fare lo splendido. La montagna spesso premia i peggiori. Tenete in considerazione che andare in rifugio non si tratta di fare una sfilata, a nessuno importa di vedere tutto il vostro guardaroba: portate ciò che vi serve, niente di più e niente di meno. Non dovete dimostrare niente a nessuno. Questo non significa che voi avrete la stessa quantità di materiale rispetto a un altro, perché a persone diverse corrispondono necessità diverse. Ma non riempitevi nemmeno lo zaino di cianfrusaglie inutili per far vedere che le avete. In due parole: siate sobri.

Consiglio tre: quello che ti serve probabilmente già ce l’hai.

Se state muovendo i primi passi nei boschi probabilmente sarete tentati di comprare tutto subito. È un errore. Esperienza non significa solamente aver fatto tante uscite in montagna, significa soprattutto aver fatto tante uscite in montagna, ma una buona parte è rappresentata dalla conoscenza dei materiali, e se avete appena iniziato, non li conoscete. È semplice. Il che potrebbe portarvi a investire sulle cose sbagliate, e solo col tempo capirete di cosa avete veramente bisogno. Non acquistate oggetti inutili, il mondo non ha bisogno di spazzatura in più: aprite l’armadio e guardate cosa c’è dentro, usatelo un paio di volte, e semmai a quel punto deciderete se sostituirlo. E se decidete che una cosa non fa più al caso vostro, non buttatela nel cestino, ci sono tanti modi per rendere utili a qualcun altro dei vestiti usati.

TrekkingE con questo avremmo finito i nostri consigli. Se vi aspettavate una lista di cose da infilare alla rinfusa nello zaino questo non è l’articolo giusto: anche se in certe circostanze ci sono delle cose che dovete avere (come ARTVA pala e sonda se fate skialp), non esiste una lista universale che vada bene per tutto e per tutti. Ci sono esperienze diverse, sport diversi, situazioni diverse, aree geografiche diverse. I consigli sull’argomento sono sempre ottimi, soprattutto quando dati da esperti, ma poi tutto andrebbe comunque passato al vaglio di quelle domande. Noi abbiamo provato a consigliarvi con quale criterio decidere se una cosa vi serve o no. Ora sta a voi.

E ricordate che se siete alle prime armi, in negozio abbiamo delle persone che sono lì apposta per consigliarvi. E se invece siete degli esperti, un secondo parere professionale è sempre un grande aiuto! Ci vediamo sui sentieri.

Tenda e scarponi, un trekking in Sicilia

Marco del reparto CAMPEGGIO ci propone un trekking sulla Magna via Francigena con tenda in spalla, un percorso realizzato da pochi anni  per promuovere “il turismo lento” in Sicilia.

percorso“L’itinerario, da Palermo a Agrigento, è lungo 180 chilometri, e si può dividere comodamente in 9 tappe.
Questo trekking è ideale tutto l’anno (in estate sarà un po’ caldo), in inverno ho trovato un clima primaverile con giornate tra i 17-20 gradi! Sembrava il paradiso 🙂

Ho esplorato zone della Sicilia interna che non conoscevo, camminato per chilometri in mezzo al nulla circondato da campi e prati fioriti, coccolato dal sole e dal vento. Il tempo non era più scandito dalle lancette dell’orologio… Tutto torna ad essere più lento: sembra di vivere in un mondo passato, quasi fantastico, lontano dal caos del XXI secolo. Il suono dei passi sui sassi o sull’asfalto, il respiro reso più o meno affannoso dalla pendenza del sentiero, la cadenza di una canzone sussurrata a mezza voce diventano i ritmi che scandiscono lo scorrere lento del tempo.

Sono passato tra antiche città come Corleone e Sutera dove si respira un’aria d’altri tempi, fra antichi palazzi nobiliari, alte case schiacciate tra loro, e nelle viuzze il profumo dei dolci appena sfornati.

Fiori ad AgrigentoL’arrivo a Agrigento è stato davvero emozionate.
Dall’alto della città si vedeva il mare, e una visita alla Valle dei Templi non poteva certo mancare.

Per compiere un’esperienza di questo tipo sono varie le possibilità per dormire: b&b, ostelli, ospitalità in famiglia o tenda.
Io ho alternato giorni in tenda per prediligere il contatto con la natura e giorni in ostello per darmi la possibilità di conoscere persone fantastiche.

Perché dormire in tenda?
La risposta è in una sola parola: Libertà,  puoi fermarti dove vuoi, ammiri dei cieli stellati stupendi, e ti senti un tutt’uno con la natura che ti circonda.
Optando per tende da trekking come ad esempio quelle di MSR (come ho fatto io) il peso e l’ingombro da portarsi appresso sono davvero relativi e l’esperienza risulterà ancora più emozionante.
Le tende per il trekking si montano molto facilmente e sopportano anche condizioni metereologiche avverse.
Dotate di zanzariere e areazioni sono ideali anche in estate ed in ambienti umidi.

tabella piastrellaPer i più timorosi è bene sapere che il percorso è segnato da simboli bianco-rossi, tabelle e piastrelle con il logo del Cammino quindi perdersi è impossibile!
Sul cammino si incontrano altri viaggiatori che spesso si trasformano in compagni di viaggio, a volte in veri e propri amici.

Il mio viaggio in Sicilia è durato 2 settimane, mi sono sentito subito a casa grazie all’ospitalità dei siciliani, persone amichevoli e disponibili che non mancano mai di dimostrare il viscerale amore per la loro splendida terra.

Cosa ho imparato?
Al ritorno da ogni viaggio mi porto sempre a casa, oltre ai ricordi, un bagaglio di esperienza e di nuove competenze, questa volta ho imparato a fare il bucato! 😀

Come mi sono organizzato?
Si viaggia solo con lo zaino quindi bisogna avere tutto il necessario e niente di più, le scelte devono rivelarsi tutte vincenti, per questo già dagli scarponi o dalle scarpe da trekking bisogna avvalersi di prodotti altamente performanti, io ho usato le Speedgoat di Hoka, ottime anche con fango e pioggia perché progettate per affrontare ogni tipo di percorso durante la corsa fuoristrada.
Queste però le ho sempre indossate, come un paio di calzini, mutande, t-shirt, pantalone lungo e un pile.
Nello zaino c’era un cambio per tutti questi indumenti e in più una giacca
, la bandana un fazzoletto di cotone, il cappellino e gli occhiali da sole.

Durante il cammino si fanno molte amicizie, spesso durevoli nel tempo.
Durante il cammino si fanno molte amicizie, spesso durevoli nel tempo.

Per l’igiene quotidiana: dentifricio e spazzolino, un asciugamano in microfibra ed adesso sicuramente l’igienizzante.

Per il pernottamento è meglio preferire un sacco a pelo che pesi 1 kg al massimo, il materassino gonfiabile per me è indispensabile ed io consiglio il modello Air Lite di Ferrino che pesa 400g ed è molto comodo!

Per mangiare servono:
Tazza, posate, pentola, fornellino da trekkingaccendino, cartuccia del gas e borracce che consiglio in acciaio per il mantenimento della temperatura.

Inoltre non deve mancare:
Un kit pronto soccorso, la fotocamera, un libro, il power bank e ovviamente la tenda, meglio se a due posti e leggerissima.

Quanto deve pesare lo zaino?
Consiglio di non superare gli 8/10 kg con il cibo, calcolando che sarà poi da aggiungere il peso della tenda, del materassino solitamente posti fuori.

A mio avviso la cosa più importante che può essere posta anche in fondo allo zaino e che fortunatamente non pesa nulla ma al contrario alleggerisce è la voglia d’avventura! 🙂

Buon Cammino!”

Marco

Translagorai, un Trekking con gli amici

Marco, il collega che utilizza tutte le ferie e i permessi per camminare e camminare e camminare mi ha parlato di un bel trekking che ritengo meriti di essere riproposto anche a voi.

Una settimana di ferie, qualche fidato amico e si può partire, questo percorso si svolge interamente tra le montagne Trentine del gruppo del Lagorai, si tratta di una delle traversate alpine più suggestive del nostro Paese, la Translagorai.
La traversata non è difficile ma lunga, percorre l’intera catena dalla Cima Panarotta al Passo Rolle. Il tracciato si svolge lungo sentieri ben segnati in un ambiente ancora incontaminato e costellato di testimonianze storiche. 

Specchi d’acqua pieni di pesci e la fauna montana sono la giusta compagnia per fare un’escursione in un ambiente ancora selvaggio.
Le malghe che si incontrano offrono buon formaggio e altri assaggi di produzione locale ma i rifugi sono davvero pochi, cosi l’avventura si completa con la scelta di rendersi autonomi al 100%.

L’idea di un trekking di alcuni giorni in montagna mi frullava in testa da molti mesi ma ci è voluto l’input del mio amico Sandro per convincermi a riempire lo zaino, infilare gli scarponi e abbandonare la civiltà per un po’.
Decisa la meta che richiede sette giorni per affrontarla con relativa tranquillità decidiamo che con un po’ di fatica supplementare la concluderemo in cinque giorni. 
La preparazione dello zaino è sicuramente stata la parte più noiosa e complessa dell’intera avventura, l’abbiamo affrontata tenendo presente il famoso detto Tanto è utile, poco è indispensabile e tutto pesa.

Per semplificare il lavoro a chi stesse prendendo spunto da Marco riportiamo l’elenco che lui stesso ha redatto:

Pochi indumenti ma giusti per affrontare ogni evenienza.
Pochi indumenti ma giusti per affrontare ogni evenienza.

2 paia di pantaloni
2 paia di calzini
2 paia di mutande
2 magliette traspiranti
Pile
Giacca, Guanti, Berretto
Mantella impermeabile
Lampada frontale
Fazzoletti e Carta igenica
Occhiali da sole
Spazzolino, Asciugamano piccolo
Sacco a pelo
Scarponi o Scarpe da trekking
Materassino o Stuoia
Tazza, posate, coltello
Pastiglie di cloro per rendere potabile acqua
Borracce per almeno 2 litri di acqua

Un'idea dei prodotti necessari per essere autonomi.
Un’idea dei prodotti necessari per essere autonomi.

Kit di pronto soccorso
Tenda, meglio se una 4 stagioni*
Fornelletto
Cartucce
Pentola leggera e Mestolo
Accendino
Macchina fotografica
Cartina o GPS
Buste liofilizzate (zuppe, risotti, vellutate…)
Bustine del tè per la colazione
Marmellata e Zucchero
Pane in cassetta
Affettati sotto vuoto
Sali Minerali e Tè in polvere per la marcia
Barrette energetiche e ai cereali.

Vista poi la competenza di Marco ha voluto dire qualcosa di più riguardo la tenda* che ha scelto per questa avventura, si tratta della tenda Pumori 2 di Ferrino, un modello “4 stagioni” adatto anche all’uso invernale per la presenza del telo esterno che arriva direttamente al suolo impedendo l’accesso di aria fredda in prossimità del terreno.

tenda-pumori-2Poiché la dispersione termica è rallentata, la camera interna della tenda risulta più calda rispetto all’ambiente esterno.
Questa tenda vanta una buona autoportanza, cioè la sua capacità di rimanere eretta senza la necessità di fissarla al suolo tramite picchetti sebbene sia sempre consigliato farlo. Questo risulta particolarmente utile quando è necessario montare la tenda su terreni troppo rigidi come le rocce o a bassa densità come la sabbia e la neve.

In realtà questo articolo potrebbe essere solo all’inizio se decidessimo di parlare di ogni elemento contenuto nello zaino visto che tra il Reparto Sportivo e il Reparto Campeggio li vendiamo tutti e pure con una discreta scelta.
L’intento però è un altro e mi limiterò ad invitarvi a dare un’occhiata nei relativi siti ma soprattutto a passare a trovarci.

Marco conclude così:
Due notti in tenda, una in bivacco e una in rifugio… che traversata!
Abbiamo conosciuto un lato molto affascinante del Trentino, apprezzato
 numerose tracce della Grande Guerra, osservato le marmotte nei prati e visto in lontananza camosci e capre.
Non credo ci sia altro da aggiungere.