Ciaspole Heil!

con Mosè Barausse

Se bisogna trovargli un difetto, è che sono un po’ demodé. Di certo le ciaspole non sono il mezzo più “cool” per spostarsi sulla neve, e se ne parlate a scialpinisti e snowboarder è facile che questi vi liquidino sghignazzando. Perché parlarvi di ciaspole allora?

Per due ragioni. La prima è che la moda non è una ragione sufficiente per non fare qualcosa, e la seconda è che le ciaspole non fanno necessariamente schifo solo perché esiste un’attività liberatoria come lo sci. Insomma, non vi faranno galleggiare sulla fresca come un paio di aste larghe, ma a noi le ciaspole piacciono, e ora vi spieghiamo il perché.

Sarete stanchi di leggerlo, ma il 2020 è stato l’anno della riscoperta degli spazi aperti e della natura, e con la chiusura degli impianti di risalita, centinaia di sciatori su pista si sono riversati sui sentieri coperti dalla neve. Molti di questi, non avendo esperienza alpinistica o non sapendo gestire pelli, sonde, Arva, e simili, hanno optato per una soluzione molto più semplice e intuitiva – sì, le ciaspole. Così, un sacco di persone hanno riscoperto una montagna più semplice ed essenziale, senza skilift e Après-ski, e in cui ci si può muovere autonomamente senza la compagnia di altre migliaia di persone. Per quanto sia improbabile che tutte queste rinunceranno alle vecchie abitudini una volta riaperti gli impianti il prossimo inverno, è comunque apprezzabile il fatto che uno strumento considerato da qualcuno «vecchio e sfigato» sia stato in grado di portare un sacco di gente a vivere una montagna lenta. Sarà merito della chiusura degli impianti, ma bisogna dire che le ciaspole questo giro hanno fatto un gran bel lavoro.

Come dicevamo, una delle tendenze delle attività outdoor nell’epoca dei social network sono le mode. E insieme a esse anche tutta quella miriade di persone che influenzano il mercato outdoor, talvolta allontanandolo dalla sua ragione più sincera e spontanea. Buona parte del recente successo dello scialpinismo è dovuto proprio a questo, che se da un lato ha il pregio di aver portato la gente lontano dalle piste, ha anche portato una certa dose di arroganza e quel tanto di inconsapevolezza. Questo ci sembra innegabile. Le ciaspole, che al contrario dello sci sono uno strumento molto umile e povero, non hanno comportato lo stesso problema, anzi. Insomma, in questo momento storico ci hanno fatto un gran bene, e noi gliene siamo grati.

Ma un’altra ragione per cui le ciaspole ci piacciono è perché ci riportano indietro con gli anni. No, non agli anni Trenta! Ma al grunge degli anni Novanta e alla svolta epocale che quell’epoca ha portato nel modo di vivere la montagna anche in Europa: lo snowboard. Già, perché se con il recente miglioramento dello splitboard salire con la tavola è diventato semplice, un tempo non lo era altrettanto, e in mancanza d’altro i primi snowboarder salivano proprio con le racchette da neve. Insomma, le ciaspole da strumento da nerd un po’ sfigati sono diventate centrali nello sviluppo di una disciplina così rivoluzionaria come il freeride.

Ok, ma oggi che esiste lo splitboard, perché salire ancora con le ciaspole? Prima di tutto perché non tutti gli snowboarder hanno uno splitboard. Là fuori ci sono un sacco di sedicenni che sanno andare su una tavola benissimo e che non si possono permettere uno splitboard. Non solo, ma molti di questi sono cresciuti sulla neve battuta e quasi non sanno muoversi al di fuori delle piste – ambiente per cui è nato lo snowboard. E se lo sanno è perché hanno visto dei video su YouTube, ma non sono mai saliti su una montagna per poi scenderla con la tavola ai piedi. Se sei quel tipo di ragazzo e ci stai leggendo, prenditi un paio di ciaspole.

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Mosè Barausse, amico e cliente da più di 25 anni. Oltre alla sua attività di ultrarunner (quattro volte finisher della PTL), arrampica e fa snowboard alpinismo ormai da sempre. Siamo andati a disturbarlo per chiedergli com’era andare sulla tavola quando le ciaspole erano l’unico mezzo di risalita.

Ciao Mosè, dove ti trovi in questo momento?

Sono appena arrivato a casa. Sono stato quattro giorni a Misurina in camper con la famiglia.

Cosa hai fatto a Misurina?

Eh, ho fatto tre gite con lo split, una al giorno, tutte sui Cadini. Alla mattina partivo ed erano -20°.

Immagino, io sono stato al Rolle sabato ed erano -12° alle undici di mattina. Senti, quando hai iniziato ad andare sulla tavola e quando hai comprato il primo splitboard?

Sulla tavola vado da più di vent’anni. Per cui lo splitboard sarà nato attorno agli anni Novanta, arrivando in Europa un po’ più tardi. Io ci vado da una decina d’anni. E poi due anni fa ho fatto gli esami per diventare istruttore regionale: una volta diventavi istruttore di scialpinismo o di snowboard alpinismo. Ma quando li ho fatti io li hanno messi insieme.

Prima che arrivasse lo splitboard salivate con le ciaspole, che è poi quello di cui stiamo parlando in questo articolo. Com’era?

Mosé Barausse
Mosé Barausse

Sai, il problema è che il ciaspolatore “rovina” la traccia delle pelli, perché buca la neve. Noi quando salivamo con le ciaspole e gli snowboard in spalla andavamo sempre con altri sciatori, perché noi snowboarder eravamo pochi (anche oggi siamo in pochi), e allora gli sciatori ci rompevano perché gli bucavamo le tracce. Ora che anche noi saliamo con le pelli dà fastidio anche a noi il buco della ciaspola [ride]. Ma non son mica delicato. Va bene così, il mondo è bello perché è vario.

Ogni volta che mi è capitato di andare in montagna con te, o di fare una gara insieme, sono sempre rimasto stupito della leggerezza con cui affronti delle cose decisamente dure o dei problemi. Hai qualche consiglio per chi vuole prendersi un paio di ciaspole e farsi un paio di giretti in montagna?

C’è tanta gente che va con le ciaspole sulla strada battuta dal gatto, come oggi. Mia figlia è venuta su con i doposci. Lo fanno per dire di aver fatto la ciaspolata, o perché hanno affittato le racchette. La cosa bella però è battersi la traccia dove è fresca, non dove è battuto, che non ha senso.

Prossimi progetti invernali?

Vorrei fare la traversata delle Piccole con lo Snowboard. Parti dal Battisti, vai su in Carega, Bocchetta Fondi, Pian delle Fugazze, Palon e giù per Posina. Sarebbe la prima traversata completa delle Piccole con lo Split.

Come dice Mosè, siamo convinti che non ci siano modi giusti o sbagliati, belli o sfigati per andare in montagna. Fintanto che sono rispettosi dell’ambiente, sono tutte altrettanto valide modalità di espressione. Secondo noi le ciaspole significano rispetto e semplicità, e finché è così, siamo pronti a gridare: Ciaspole Heil!

Zaino: 3 semplici consigli per decidere cosa metterci

Nel 2020 avete rivalutato l’attività outdoor e per Natale vi siete fatti regalare uno zaino: gli avete appena staccato il cartellino, il colore vi piace un sacco, ma non avete la minima idea di cosa metterci dentro. Non preoccupatevi, in questo breve articolo proveremo a spiegarvi con quale criterio decidere che cosa mettere nello zaino, poi deciderete voi!

zaino nella neveIl contenuto dello zaino non è soltanto un problema di chi è alle prime armi: un sacco di persone che vanno in montagna da anni non hanno ancora capito come farlo, e anche al camminatore più rodato talvolta vengono dei dubbi. Estate, inverno, trekking, alpinismo, running. Con tutte queste variabili è evidente che una regola precisa non c’è. Ma non importa dove stiate andando o quanto starete via, ci sono tre semplici consigli da seguire che sono evergreen. Non ce li siamo inventate noi, ma li abbiamo capiti passando anni in negozio provando a capire cosa facesse più al caso di ogni cliente. Ma bando alle ciance, iniziamo coi consigli:

 

Consiglio uno: metti da parte i luoghi comuni.

I luoghi comuni sono il male, sempre. Ma in montagna se possibile lo sono ancora di più. E i luoghi comuni sul contenuto dello zaino sono tantissimi e con le origini più disparate: i calzettoni lunghi, otto cambi di riserva, il kit di pronto soccorso. Quando qualcuno vi dice che i calzini di ricambio sono indispensabili spesso ha torto, ma attenzione: questo non significa che non siano utili, ma diverse situazioni presuppongo diverse necessità. Per questo quello che dovete fare è fermarvi e pensare: svuotate lo zaino dai luoghi comuni e ponetevi volta per volta le seguenti domande: che stagione è? Dove sto andando? Quanto tempo sto fuori? Ci sono neve o ghiaccio? Servono dei dispositivi di sicurezza? Quanto veloce sono? So gestire una situazione che non avevo previsto? Sono domande fondamentali che si pone chiunque vada in montagna indipendentemente dalla disciplina che fa. Ma la risposta non è sempre immediata, andiamo avanti.

Consiglio due: sii umile, ma non troppo.

Se il primo passaggio era farsi delle domande, il secondo è darsi delle risposte.

Quando si va in montagna bisogna essere pronti a tutto, ce lo ripetono da quando siamo bambini, ma siccome a noi piace essere razionali, riteniamo sia più ragionevole dire che bisogna essere pronti a diverse eventualità: il tempo può cambiare da un momento all’altro, e le temperature potrebbero abbassarsi rapidamente, potremmo perderci, o potremmo decidere di allungare il percorso fino all’imbrunire, così da avere bisogno di una lampada frontale. Tante eventualità, troppe, tanto che è impossibile essere pronti a tutte. Come in altre circostanze, spesso, il buon senso è la chiave dei problemi; perciò, la regola principale da seguire per rispondere alle domande del punto precedente è la seguente: non fare lo splendido. La montagna spesso premia i peggiori. Tenete in considerazione che andare in rifugio non si tratta di fare una sfilata, a nessuno importa di vedere tutto il vostro guardaroba: portate ciò che vi serve, niente di più e niente di meno. Non dovete dimostrare niente a nessuno. Questo non significa che voi avrete la stessa quantità di materiale rispetto a un altro, perché a persone diverse corrispondono necessità diverse. Ma non riempitevi nemmeno lo zaino di cianfrusaglie inutili per far vedere che le avete. In due parole: siate sobri.

Consiglio tre: quello che ti serve probabilmente già ce l’hai.

Se state muovendo i primi passi nei boschi probabilmente sarete tentati di comprare tutto subito. È un errore. Esperienza non significa solamente aver fatto tante uscite in montagna, significa soprattutto aver fatto tante uscite in montagna, ma una buona parte è rappresentata dalla conoscenza dei materiali, e se avete appena iniziato, non li conoscete. È semplice. Il che potrebbe portarvi a investire sulle cose sbagliate, e solo col tempo capirete di cosa avete veramente bisogno. Non acquistate oggetti inutili, il mondo non ha bisogno di spazzatura in più: aprite l’armadio e guardate cosa c’è dentro, usatelo un paio di volte, e semmai a quel punto deciderete se sostituirlo. E se decidete che una cosa non fa più al caso vostro, non buttatela nel cestino, ci sono tanti modi per rendere utili a qualcun altro dei vestiti usati.

TrekkingE con questo avremmo finito i nostri consigli. Se vi aspettavate una lista di cose da infilare alla rinfusa nello zaino questo non è l’articolo giusto: anche se in certe circostanze ci sono delle cose che dovete avere (come ARTVA pala e sonda se fate skialp), non esiste una lista universale che vada bene per tutto e per tutti. Ci sono esperienze diverse, sport diversi, situazioni diverse, aree geografiche diverse. I consigli sull’argomento sono sempre ottimi, soprattutto quando dati da esperti, ma poi tutto andrebbe comunque passato al vaglio di quelle domande. Noi abbiamo provato a consigliarvi con quale criterio decidere se una cosa vi serve o no. Ora sta a voi.

E ricordate che se siete alle prime armi, in negozio abbiamo delle persone che sono lì apposta per consigliarvi. E se invece siete degli esperti, un secondo parere professionale è sempre un grande aiuto! Ci vediamo sui sentieri.

3 consigli su come acquistare attrezzatura da montagna

È Natale, e il Natale è sempre un buon momento per giustificare qualche auto-regalo che non ci siamo permessi durante il resto dell’anno. Questo perché, lo sappiamo bene, certi capi da montagna costano.

3consgli_01Magari avete iniziato da poco, e non avete ancora molta confidenza con materiali, marchi e capi. Qualcuno vi ha detto che quella giacca è meglio di un’altra, lì per lì gli credete pure, ma poi qualcun altro vi dice il contrario. Insomma, potete decidere se fidarvi o no, ma la verità è che non siete del tutto sicuri di capire realmente che differenza ci sia tra un prodotto di qualità e uno di quelli che se anche si rompe dopo un mese, be’, poco male. Le motivazioni che vi restano per investire parecchi soldi su qualcosa si riducono al sentito dire, e al blasone del marchio.

Quindi, come fate a decidere se e come acquistare un prodotto senza avere esperienza e competenze tecniche? Qui proviamo a darvi qualche consiglio.

 1. Consiglio uno: poco è meglio.

Abbiamo clienti che vanno a camminare con lo stesso paio di pantaloni da quindici anni: probabilmente faranno qualche lavatrice in più, e avranno cucito qualche toppa qua e là; ma vestono un capo unico con una storia e tanti ricordi. Acquistare tanto significa buttare tanto, e anche se non siete degli animalisti, per fare un piumino serve pur sempre un’oca. Per cui se non siete convinti di qualcosa, non prendetela. Spesso non servono tanti prodotti: serve solo il prodotto giusto.

3consgli_02 2. Consiglio due: andate con ordine.

Avete iniziato da poco, e magari non volete spendere tanto subito, ma quando dovete farlo volete avere un bel prodotto. Sul mercato però ce ne sono così tanti che non sapete come scegliere. Il nostro consiglio? Andate con ordine. Molti iniziano dal marchio, perché glielo ha consigliato qualcuno: non serve a nulla. Quante volte avete sentito la frase «mi serve uno zaino, un amico mi ha consigliato Black Diamond»? Ok, ma a cosa ti serve quello zaino? Se avete bisogno di uno zaino da alpinismo probabilmente Black Diamond sarà un buon consiglio, ma se dovete andare a camminare non è una grande idea. Questo non significa che Black Diamond faccia schifo, Black Diamond fa ottimi zaini, ma copre una fascia di mercato precisa, che non è detto sia quella che serve a voi. Per questo, prima di tutto scegliete la fascia di mercato che fa più al caso vostro: per camminare in estate probabilmente non vi servirà uno scarpone da alpinismo, per cui dovreste orientarvi su una scarpa più leggera e comoda (approfondiremo l’argomento più avanti). Una volta che avete deciso quale genere di prodotto vi serve potete scegliere il marchio: in genere tutti i brand hanno almeno due o tre modelli per ogni fascia di mercato, metteteli uno a fianco all’altro e scegliete in base a quello che fa più al caso vostro.

 3. Consiglio tre: lasciatevi ispirare.

Se passate da noi, potrebbe capitarvi di dover scegliere tra due prodotti molto simili di due brand diversi, o che utilizzano gli stessi materiali (prima o dopo approfondiremo anche questo!). In questo caso, il nostro consiglio è di lasciarvi ispirare. È vero, il prodotto da montagna deve essere funzionale, ma noi crediamo che la poesia che ci trasmette un prodotto sia un aspetto molto importante. Le aziende non sono tutte uguali, ognuna spinge sugli aspetti che ritiene importanti a livello identitario e culturale. Ogni brand ha una storia da raccontare, e spesso quella storia non è soltanto un contorno per vendervi la giacca.

Dietro a un marchio ci sono persone! Se un marchio non ti muove dei sentimenti, forse è quello sbagliato. A nessuno piace spendere malvolentieri, quindi non abbiate paura a preferire qualcosa che vi trasmette qualcosa: è un capo, e lo dovete pur sempre indossare.

Per questo, nel 2020, crediamo che il negozio sia ancora la dimensione migliore per vendere e acquistare: prendetevi il tempo per venire qua ad osservare i prodotti, e toccateli, annusateli, provateli.

3consgli_03Oggi l’outdoor è diventata una moda.
E molti capi tecnici sono diventati cult anche nell’abbigliamento di tutti i giorni, questo forse ci ha trasformati un po’ tutti in “fashion victims”.
I montanari d’antan storceranno il naso, ma se invece di lamentarci sfruttassimo le tendenze per sprecare meno e fare scelte più consapevoli, e quindi anche più ecologiche?

Insomma, prima di comprare un prodotto innamoratevene, solo così sarà duraturo, e tra quindici o vent’anni, quando sarà finito e sarete costretti a buttarlo via inquinando il mondo, lo potrete fare sapendo almeno di aver dato un senso alla vita di quel prodotto. Questo, almeno per oggi, è il nostro unico vero consiglio per voi.

In questo articolo abbiamo citato qua e là tanti prodotti. Ricordatevi che se siete interessati a qualcosa o avete altri dubbi, potete venire a fare una chiacchierata con noi in negozio. Altrimenti, date un’occhiata a zaini, scarpe, giacche, e abbigliamento nostro shop online.

Black Crows e lo skialp che ci piace

Ogni negozio sceglie una fascia di mercato su concentrarsi in base alla propria visione dello sport e al proprio retaggio culturale.
Noi di Ercole abbiamo deciso di avvicinarci a uno stile di scialpinismo meno vincolato alla prestazione sportiva e alle gare, e più attento all’etica e alla cultura outdoor, e al rapporto con l’ambiente.
Per questo motivo i nostri store manager hanno selezionato per voi una gamma di sci più vicini al mondo del backcountry e del freeride. Tra i diversi brand che teniamo in negozio, oggi abbiamo deciso di parlarvi di Black Crows.

Bruno Compagnet
Bruno Compagnet

Black Crows venne fondata nel 2005 a Chamonix da Camille Jaccoux e Bruno Compagnet. I due avevano un’idea molto semplice: «volevamo creare un marchio di sci per tutti. Per mia mamma. Per tutti. Non volevamo assolutamente creare uno sci che ci rinchiudesse in un’unica categoria. Non solo gare. Non solo grandi montagne. Con questi sci puoi fare qualunque cosa».
I due proposero l’idea all’industriale Christophe Villemin, e così nel 2006 lanciarono il primo modello, Corvus. Oggi il brand ha un successo mondiale e i suoi sci spopolano nel backcountry e nel mondo del freeride.

Probabilmente avrete presente il logo e l’aspetto inconfondibile dei loro monocolore. Ma i Black Crows non sono solo di moda, sono anche dei super sci. Vediamo perché.

  1. «Volevamo creare un marchio di sci per tutti…»

Villemin la spara alta, ma in effetti il marchio francese offre una gamma di sci molto ampia, con sciancrature e pesi diversi, adatti alle esigenze di ogni sciatore. In negozio ne teniamo una selezione ampissima, passate a vederli. Questo significa che sono in grado di soddisfare sia chi ama le curve strette sia chi non vuole fronzoli quando si tratta di peso e prestazioni. Freeride, backcountry, sci ripido, persino sci alpino.

  1. Affidabilità

Se c’è una cosa che rende i Black Crows unici è che fanno esattamente quello per cui li avete scelti: una volta trovata la soluzione più adatta a voi, che sia salita o discesa, risponderanno perfettamente. Hanno solette spesse, lamine spesse il che gli offre resistenza, durabilità e grande affidabilità. Insomma, sono sci da montagna.

  1. Non è solo una questione di spessori

È vero, Black Crows non è un marchio della grande distribuzione, e proprio per questo può permettersi ancora di più di adottare soluzioni innovative e di investire nella ricerca e nell’originalità. Infine, non smetteremo mai di ripeterlo, di un prodotto non contano soltanto le caratteristiche tecniche, ma conta anche la poesia che un brand è in grado di trasmettervi. È questo che intendiamo quando parliamo di cultura outdoor: quello che cerchiamo in un marchio, prima di sceglierlo, sia come negozio che come persone, è la filosofia. E in Black Crows l’abbiamo trovata.

Sci Black Crows
Sci Black Crows

Se volete saperne di più venite a fare una chiacchierata in reparto. Per vedere o modelli in vendita anche da casa visita il SITO ma approfitta delle competenze dei nostri collaboratori e confrontati con loro.

Opinioni su prodotti del reparto sportivo

Le opinioni di chi utilizza i prodotti che vendiamo sono fondamentali per noi che li proponiamo e per chi sta pensando di acquistarli.

Spesso ci vengono date indicazioni che rappresentano un vero e proprio valore aggiunto nonché l’ago della bilancia durante la scelta di un altro cliente, noi siamo molto attenti a questo genere di informazioni.

La merce che proponiamo è di alta qualità e vanta caratteristiche di livello, chi sceglie di non risparmiare per un capo o un paio di scarpe deve trovare in essi le risposte che cercava.

Chiediamo sempre ai nostri clienti di esprimere le loro opinioni una volta conosciuto appieno il prodotto acquistato, finalmente ci siamo decisi a condividerle con tutti sperando di fare cosa gradita ai più attenti e curiosi.

Se anche tu hai acquistato qualcosa da noi e desideri esprimere la tua opinione scrivi a info@ercoletempolibero.it specificando il nome del tuo acquisto.
Il tuo pensiero sarà implementato in questo articolo e di certo troveremo il modo di dirti grazie per il tempo che avrai investito.

LE OPINIONI DEI NOSTRI CLIENTI

PROTON FL HOODY MEN’S
panton
Giacca leggera che garantisce un ottimo livello di isolamento termico.
Perfetta per alcune fredde giornate estive o di mezza stagione in Dolomiti, si presta anche ad essere utilizzato in città o in falesia tra un tiro di arrampicata e il successivo.
Ottima vestibilità anche se indossato con imbracatura.
Per vedere la scheda tecnica del modello LT (più leggero) CLICCA QUI
M. Furlan

SIGMA SL PANT MEN’S
sigma

Pantalone molto leggero, ideale per le giornate estive in montagna o le mezze stagioni in pianura. non adatto ad utilizzo in ghiacciaio o su neve perché molto leggero e rischierebbe di lesionarsi con i ramponi.
Personalmente ho utilizzato questi pantaloni sia per scalare (vie normali e anche vie di arrampicata)
Per vedere la scheda tecnica CLICCA QUI
M. Furlan

ATOM SL HOODY MEN’S
atom

Capo incredibile, usato o tenuto in zaino tutta l’estate. Un indumento molto leggero e allo stesso tempo con una sua capacità termica, quindi anche stando fermi in vetta è un capo che si fa apprezzare. Si adatta perfettamente alle diverse situazioni e può fungere da strato intermedio (giornate estive fredde) oppure da su unico strato termicamente isolante (giornate estive in quota).
L’ho utilizzato sia come per scalare (ottima vestibilità/mobilità) alcune vie di roccia in dolomiti come unico capo sopra la t-shirt sia in ghiacciaio sotto al guscio in Gore-Tex.
Potere isolante ovviamente non elevato data la sua limitata imbottitura, quindi non adatto a giornate molto fredde in cui si prevede di restare fermi a lungo.
Per vedere la scheda tecnica CLICCA QUI
M. Furlan

Continua…

Avvicinarsi allo sci alpinismo

Mi sono chiesta più volte come possa avvenire il passaggio dallo sci da discesa allo sci alpinismo perché ho guardato a questa disciplina con una certa curiosità ma mi è sempre parsa irraggiungibile. Voglio quindi condividere con voi una chiacchierata fatta con Ester che qualche anno fa era una sciatrice da discesa come me, sicura su tutte le piste ma senza capacità straordinarie poi è successo qualcosa…

ester2Soffriva per il freddo durante le risalite, non sopportava le lunghe file agli impianti e la confusione quando gelando in seggiovia ha notato degli sci alpinisti che risalivano a bordo pista, ha pensato che di certo loro non stavano soffrendo il freddo, il giorno dopo si stava già informando per partecipare a un CORSO DI SCI ALPINISMO di primo livello (SA1).

Si è rivolta al CAI più vicino a lei anche se è possibile fare corsi analoghi con le Guide Alpine (un esempio per tutti qui a Vicenza può essere Andrea Basso) e sostenuta da un’amica ha partecipato a 3 mesi di corso, ogni settimana aveva le lezioni di teoria ed ogni 15 giorni facevano un’uscita per mettere in pratica gli insegnamenti appresi.

artva-pala-spndaOltre alla tecnica il corso prepara sul manto nevoso, i pericoli che si corrono in montagna, le basi per il soccorso dei compagni e l’utilizzo di strumenti indispensabili come l’ARTVA (il dispositivo per trovare ed essere trovati in caso di coinvolgimento in valanga) la pala e la sonda (necessari per il salvataggio in caso di valanga).

contenuto-zainoSi è resa conto subito che la sua attrezzatura da discesa non era idonea per lo sci alpinismo, la tuta da sci è stata utile i primi tempi quando doveva capire se questo sport faceva per lei ma è stata evidente la necessità del classico abbigliamento a “cipolla” perché le condizioni possono essere molto diverse. Per questa disciplina serve traspirabilità, protezione dal freddo ed indumenti leggeri perché molti di loro saranno nell’inseparabile zaino che dovrà pesare il meno possibile in cui non dovranno mancare pile, giacca in piuma, e gusci impermeabili.

Per quanto riguarda l’attrezzatura ha optato per il noleggio di scarponi, sci, pelli e bastoncini ma i primi ha preferito acquistarli dopo alcune uscite per conformarli ai suoi piedi e non dover lottare contro dolori e vesciche “per due volte non sono riuscita a raggiungere la vetta a causa degli scarponi e così mi son decisa, li indosso anche 10 ore consecutive e ci cammino ma sto sempre benissimo, sono stati soldi spesi bene!“.

Terminato il corso era già innamorata di questa disciplina che porta in zone meravigliose ed impensabili, la fatica per raggiungerle è sempre ampiamente appagata dal paesaggio e dal calore che produce nel cuore.

Ester sostiene che tutto questo provochi dipendenza!

Lei va anche due volte alla settimana, quando il tempo è poco o le condizioni non sono favorevoli si aggira per le Piccole Dolomiti altrimenti si allontana, in quel caso controlla le condizioni metereologiche (ARPAV per le dolomiti a nord-est 3B METEO per le dolomiti a nord-ovest) e se non sono favorevoli si appoggia ad alcuni impianti sciistici che permettono la pratica dello sci alpinismo a bordo pista, un esempio è il Lavarone mentre a Folgaria c’è una serata in notturna dedicata allo sci alpinismo ma il consiglio è quello di contattare gli impianti ed informarsi.

vestiarioL’attrezzatura è costosa ma decisamente durevole, principalmente però va considerato che il risparmio diventa notevole non avendo più il costo dello skipass ogni volta che si fa un’uscita!

Per Ester con lo sci alpinismo si ha una visione più romantica dello sci e si può godere appieno la montagna con i suoi paesaggi ed i suoi silenzi tanto emozionanti. Lei tiene i suoi sci in camera, effettua in autonomia la manutenzione perché ama prendersi cura di loro “dietro indicazioni di un amico ho comprato le pelli e le ho tagliate seguendo la sciancratura dei miei sci, quando poi al colla non ha avuto più tenuta ho acquistato l’adesivo e seguendo un tutorial l’ho ripristinata, ho speso pochissimo e mi a dato una grande soddisfazione“.

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Ora ho capito che lo sci alpinismo non è così irraggiungibile, un passo alla volta, molta consapevolezza,voglia di apprendere e passione per la natura, insomma WILDERNESS: vivere la montagna senza impianti di risalita e godere appieno della sua purezza.

SALDI SALDI SALDI

Se vuoi fare l’affarone di fine stagione (che poi se vogliamo dirla tutta la stagione é appena cominciata) non perdere i saldi di ERCOLE che toccano il reparto SPORTIVO che propone l’abbigliamento con sconti dal 20 al 50%, NEONATO con il 20% sulle camerette e gli accessori tipo piumoni e lenzuolini e sui sacchi invernali, il CASALINGO con il 50% di sconto su alcune linee della WALD ed il reparto BARBECUE con alcuni elementi per la cottura all’aperto a prezzi super ribassati.
Il sito è già un buono spunto per saperne di più ma non tutto è pubblicato quindi conviene fare un salto in negozio entro il 28 febbraio 2016 ed approfittare delle varie opportunità.

Gli incontri per gli amanti della montagna

Da ottobre a dicembre abbiamo organizzato una serie di appuntamenti dedicati al mondo della montagna e alle passioni a lei collegate.
Tutti gli eventi sono stati di ispirazione per i partecipanti che oltre ad approfondire le tematiche di loro interesse hanno potuto confrontarsi con esperti o appassionati come loro.

Noi dello Staff Ercole siamo stati estremamente soddisfatti dei riscontri ottenuti, questi sono di stimolo per continuare su questa strada di condivisione che comunque prosegue quotidianamente presso il reparto Sportivo.