Borracce, zaini e bottigliette di Coca Cola

Una storia dell’idratazione nell’ultrarunning

Dunque, un po’ di storia.

A metà anni Novanta Marco Olmo si trova nella sua stanza di Robilante (Piemonte) a pensare alla logistica della sua prima corsa nel deserto: la Marathon des Sables. Senza pensarci troppo prende ago e filo e cuce due porta-bottigliette sugli spallacci del suo zaino, forse un Invicta.

Marco Olmo con uno dei suoi zainetti

Da lì a qualche anno un marchio di attrezzatura francese farà di quell’intuizione la propria cifra, aprendo anche una linea di prodotti progettati in collaborazione con Olmo. Nessuno lo vide però mai correre con uno di quegli zaini, restando fedele ai suoi prototipi. «Chi progetta gli zaini non li usa» dichiara sprezzante in un’intervista. Fatto sta che Olmo è stato uno dei primi a utilizzare sistematicamente un sistema di idratazione che oggi viene usato da tutti i brand di attrezzatura da corsa, da scialpinismo e da montagna.

Ma l’ultrarunning ha una storia più lunga di quello che crediamo noi europei.

Pantaloncini scarpe e borraccia. Tony corre senza troppe paranoie tra le montagne del Colorado.

Nel 1974, un’altra leggenda di questo sport, Gordy Ainsleigh, si presentò alla linea di partenza di una corsa a cavallo di 100 miglia con un paio di scarpe da ginnastica e senza cavallo, infortunato poco prima. Da lì a qualche anno dalla sua intuizione di correre la gara a piedi nascerà una delle corse più celebri della disciplina: Western States 100 Endurance Run.

Gordy Ainsleigh sale verso Emigrant Pass durante una Western States degli anni Novanta.

Corsa tra i torridi canyon che dall’alta Sierra Nevada portano al Gold Country, il principale problema dei pionieri della gara fu l’acqua. I giorni precedenti alle prime edizioni, quando ancora non c’era una vera assistenza lungo il percorso, i corridori ripercorrevano il tracciato di gara per lasciare dell’acqua dietro ai cespugli, per poi tornare a riprendere le bottiglie vuote i giorni successivi.

La soluzione più ovvia per avere un po’ d’acqua tra un punto e l’altro era quella di correre con una bottiglietta di Coca Cola in mano, talvolta fissata al palmo con un nastro di scotch.

Più per necessità che per intuizione, da lì a qualche anno (in realtà ne passarono una ventina), alcuni brand di attrezzatura sportiva iniziarono a produrre le prime handheld bottle, borracce ergonomiche realizzate con dei comodi lacci che le fasciano la mano.

Jenn Shelton con una bottiglietta di plastica alla vecchia maniera sui sentieri dell’Idaho.

Di zaini con il porta borraccia sugli spallacci oggi ce ne sono svariate tipologie e modelli (venite in negozio a dare un occhio al nuovo ‘Slope’ Patagonia); e così di borracce a mano. In Europa, un po’ per la conformazione delle nostre montagne, per la tipologia dei sentieri, per l’abitudine a correre con i bastoncini e per il materiale obbligatorio presente nelle gare, questa soluzione è la più utilizzata. Ma anche da noi una nicchia di runner corre con le borracce a mano, soluzione che in realtà bene si adatta a diversi terreni (talvolta più dello zaino). Lo zaino, per quanto comodo, è comunque caldo e appesantisce il gesto della corsa.

Per i puristi della corsa, noi di Ercole a fianco a una vasta scelta di zaini da trail offriamo anche alcuni modelli di borraccia a mano (Camelbak e Hydrapak). Se sei affascinato da una corsa senza fronzoli passa a dare un occhio in negozio. Ci vediamo sui sentieri.

Trail running: 4 domande da farsi prima di scegliere la scarpa

«Durante le discese sento le pietre e la terra battuta sotto i piedi. Le mie scarpe sono troppo basse, e quelle enormi Hoka che indossano quasi tutti sembrano invidiabilmente comode. Forse saranno i miei piedi ad abbandonarmi per primi: ho scelto le scarpe sbagliate.»
Adharanand Finn, L’ascesa degli ultrarunner

Continuiamo a ripetervi che il prodotto migliore non esiste; esiste semmai un prodotto migliore per ogni esigenza, per cui in generale è buona norma farsi a una serie di domande per capire quali siano queste esigenze.

Dopodiché ci sono tanti modi per scegliere una scarpa da corsa: vedendola addosso agli altri, guardando recensioni su internet, leggendo sui magazine o andando in negozio a sentire cosa ha da dirci il negoziante. Qualunque cosa decidiate, queste sono alcune domande da porvi prima di farlo.

 Dove devo andare?

Domanda scontata? Forse, ma quante volte capita di vedere delle persone con scarpe totalmente inadatte al terreno in cui si trovano? Le scarpe sono un po’ come i politici: anche se votate per loro, non dovete per forza difenderli a tutti i costi. Un’ottima scarpa può anche essere fuori luogo. Le Speedgoat di Hoka sono una delle scarpe più versatili che ci siano, morbide, veloci, protettive, leggere; ma non gli facciamo un torto dicendo che sul tecnico arrancano un po’. Insomma, sono perfette sia per UTMB sia per la gara del paese, ma se dovete andare a correre Sierre Zinal cercate altro. Sul mercato ci sono centinaia di modelli, e decine di fasce di prodotti: la vostra qual è? Prima domanda.

Attenzione: potreste anche avere bisogno di più scarpe contemporaneamente, ma se non potete permettevi otto paia di scarpe all’anno, la soluzione si chiama compromesso.

Jim Walmsley fa il poser prima del suo tentativo di record sui 100 km

Come corro?

La scarpa perfetta non esiste, e probabilmente quella che vi piace da vedere non va bene per voi. Una scarpa molto alta e protettiva vi sostiene nei lunghi chilometraggi riducendo il rischio di infortunio, ma alla lunga potrebbe farvi perdere alcune capacità di stabilità del piede, di qualità di appoggio e di economia del gesto. In generale, una buona idea sarebbe alternare scarpe diverse, usando una scarpa protettiva per i lenti e i lunghi, e una che vi aiuti nell’economia di corsa durante i lavori. È una cosa tanto scontata quanto vera.

Attenzione però: in un mondo ideale correremmo tutti in modo perfetto, ma raramente è così, quindi andateci piano con le scarpe leggere. E voi come correte? Seconda domanda.

Bene una volta, bene sempre(?)

Sono anni che usate sempre lo stesso modello perché vi trovate bene? Ok, è venuto il momento di cambiare. Le ragioni per cui correre sempre con lo stesso modello di scarpa non è una buona idea sono due:

1) se il nome del modello è lo stesso, non è detto che lo sia anche la scarpa. Le aziende pagano lo stipendio ai product designer per sviluppare soluzioni nuove, per progettare materiali diversi, e per migliorare le caratteristiche del prodotto. Per questa ragione è probabile che la stessa scarpa tra un anno e l’altro sia completamente diversa e per questo non sia più adatta alle vostre esigenze, come potrebbe essere anche il contrario. Questa cosa è accaduta, parlando di scarpe da strada, con le Hoka Mach 4, stravolte rispetto al modello precedente, e in cui l’azienda americana ha fatto un lavoro di ripensamento e design molto importante e ben riuscito. Ecco, se vi piacevano le Mach 3 non è detto che vi piacciano le Mach 4 – ma a chiunque piacciono di più le Mach 4.

2) ok, ma cavallo che vince non si cambia. Vero. Ma vi trovate bene davvero o vi siete soltanto abituati alla sensazione? Ogni scarpa incoraggia ad appoggiare il piede in un modo preciso, ed è probabile che col tempo abbiate adattato il vostro gesto alla scarpa. Cambiare modello significa costringersi a cercare di volta in volta il gesto migliore, incoraggiando e sviluppando le capacità propriocettive e di equilibrio. Avendo due paia di scarpe contemporaneamente potreste continuare a utilizzare il modello con cui vi trovate bene alternandolo a un altro (poi non abituatevi pure questo): la ragione per cui vi sconsigliamo di non fissarvi sul solito modello (e sul solito marchio) è che correre sempre allo stesso modo non fa bene. È uno dei vantaggi degli amatori rispetto agli atleti sponsorizzati: possono cambiare scarpe! Fatelo.

Hillary Gerardi prova un paio di Scarpa Spin nei pressi di Dueville (Vi)

Non è solo una questione di gomma.

La quarta non è una domanda. È un’affermazione. Perché possiamo fare tutti i discorsi del mondo (biomeccanica, appoggio, tipo di scarpa, gomma), ma la verità è che nessuno sceglie un paio di scarpe soltanto perché si trova bene. Nell’acquisto entrano in campo anche altri fattori, uno su tutti, il sapore che il marchio ci trasmette. Sembrerà stupido, ma è quello che ci rende umani. Un marchio, che ci piaccia o no, porta con sé una visione dello sport e di quello che facciamo. Ed è giusto prenderlo in considerazione, per non ridurre tutto a una questione di soldi e di gomma: siamo qualcosa di più di questo.

Se avete domande più precise sulle scarpe passate in negozio a fare una chiacchierata col nostro staff, e date un occhio alle nostre proposte qui.

Ci vediamo sui sentieri.

Etica, business e outdoor

INT – Andrea Ercole, titolare

Da quasi sessanta anni la ditta Ercole porta il suo contributo al mondo del Tempo Libero e dell’outdoor. Per questa ragione abbiamo chiesto al titolare, Andrea Ercole, di rispondere a qualche domanda per raccontarci la storia dell’azienda e del pensiero che sta alle spalle di questo lavoro. Buona lettura.

Ciao Andrea; come sempre, di getto: nome e cognome, età e luogo di nascita.
Andrea Ercole, 56 anni, Vicenza.

Andrea_01

Non è scontato che un imprenditore, specie se di un grande negozio, pratichi lo sport o l’attività che tratta in negozio. Tu invece di sport di montagna ne fai e ne hai fatti diversi…
Ho sempre pensato che per consigliare un prodotto a un cliente si debba averlo provato di persona, per capire a cosa serve e come si usa.

In realtà sono sempre stato molto sportivo: quando avevo cinque anni mia mamma mi portò dal pediatra, il quale le ordinò di farmi fare sport; judo e sci in inverno e nuoto d’estate. Ho sempre fatto sport per passione, anche se non ho mai vinto nulla in quanto non sono mai stato competitivo e non avevo le capacità per esserlo. Questo non mi ha però impedito di togliermi belle soddisfazioni personali: ho anche partecipato a una spedizione alpinistica nello Shivling, montagna del Garhwal indiano sull’Himalaya; oltre che a varie gare di ultratrail e di triathlon in ambiente. L’ultima scoperta è lo swimrun – l’abbinamento della corsa con il nuoto, sempre in ambiente: litorali deserti, boschi in montagna e colline, abbinati al nuoto in laghetti di montagna o in mare.

E a correre come hai iniziato?
Ho sempre corso, fino dall’età di sette anni: ricordo la prima marcia del paese accompagnata dal diluvio universale per tutti i 12 km del percorso. Lì ho capito che il fango e il brutto tempo mi erano congeniali.

Gruppo-Corri-con-Noi-OK

Ercole è ormai un negozio storico; hai voglia di raccontarci la sua storia?
La ditta Ercole nasce nel 1965 a Dueville, un paese a qualche chilometro da Vicenza.

Inizialmente il negozio sorge in una stanza di quattro metri per quattro trattando articoli casalinghi; venne aperto da mio papà Gian Pietro, ancora oggi attivamente coinvolto nel negozio. Da qui il negozio si sposta in centro a Dueville, e negli anni aumenta la proposta commerciale aggiungendo prima i giocattoli e un paio di anni dopo il neonato.

Intorno al ‘75 si vendono le prime due tende da campeggio, e l’anno successivo l’esposizione si fa più importante.

Il salto di qualità arriva nel ‘78 con il trasferimento lungo la Statale Marosticana, che collega Vicenza e Bassano del Grappa. Nella nuova sede la filosofia è quella di diventare un punto di riferimento per il “Tempo Libero” e per tutti coloro che amano la vita all’aperto in generale. Così nei primi anni Ottanta abbiamo aggiunto anche i mobili da giardino e gli articoli sportivi. La continua crescita qualitativa ha portato l’azienda a vantare 15.000 m2 di area espositiva, di cui più di 9.000 coperti, diventando uno dei maggiori punti vendita del plein-air.

Crediamo che il valore aggiunto del nostro negozio sia la passione e la forza del personale. I collaboratori, infatti, sono tutti veri appassionati della materia che trattano e questo dona loro la capacità di confrontarsi col cliente sempre in maniera propositiva.

Anche noi titolari, sempre in negozio, seguiamo in prima persona quante più trattative possibili, impostando ogni settore in maniera completamente autonoma l’uno dall’altro permettendo quindi la massima libertà di movimento per cercare sempre alternative di tendenza e risposte alle esigenze del mercato.

Shivling1989

Andrea, com’è cambiato il mercato dell’outdoor da quando hai iniziato?
Da quando ho iniziato, nell’85, il mercato outdoor è cambiato molto. Tra tutti i settori che trattiamo esso continua a trasformarsi, anche grazie agli investimenti costanti delle aziende del settore. È anche cambiato il modo in cui il cliente si approccia: è molto più preparato, ed è coinvolto in una comunità che vive il tempo libero e l’attività all’aria aperta in modo consapevole e che sta creando una cultura e un’attenzione ecologica.

Andrea, un grande negozio naturalmente deve anche vendere, ma tu non hai mai nascosto un secondo obiettivo, quello di fare cultura outdoor; non tanto nel senso di istruire il cliente come se fosse uno scolaretto ma piuttosto di incoraggiarlo a una visione consapevole del vivere la montagna. Qual è la tua idea in proposito?
Nel tempo mi son reso conto che vendere per vendere non mi dà soddisfazione, ma se al cliente a cui vendo un paio di calzini riesco anche a far capire il significato del prodotto che sta comprando e gli aspetti che ci sono dietro allo sviluppo di ciò che usa allora sono soddisfatto. Questo permette anche di creare un forte contatto con il cliente.

Che tendenze vorresti vedere e come vorresti vedere cambiare il mercato outdoor, o anche solo il tuo mercato, se preferisci, nei prossimi anni?
Il mercato outdoor in generale sta prendendo sempre più clienti – vedi per il momento – riscoprendo il vivere all’aria aperta. Sarebbe molto importante che buona parte dei giovani che non aveva mai provato il vivere all’aria aperta in modo indipendente e autonomo rimanesse in questo mondo una volta finita la pandemia, portando con sé una più forte idea di ecologia, magari anche di prodotto.

Il mio sogno sarebbe creare anche attorno al negozio una comunità outdoor consapevole, ecologica e rispettosa degli equilibri naturali, anche se forse è un’utopia.

Tutto questo però stando sempre bene coi piedi per terra. Per quello che ho potuto osservare conoscendoti, sei una persona che si entusiasma sinceramente per le belle cose; cosa che può sembrare in contrasto con lo spirito cinico che ci si aspetta da un imprenditore. Secondo te si possono conciliare i due aspetti? L’idealismo e la passione con l’imprenditorialità?
Ecologia e business possono andare a braccetto se c’è buon senso e rispetto.

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Tornando per un momento alla tua attività sportiva ma tenendo ferma la cultura degli sport di montagna, possiamo dire che tu la corsa in montagna in Europa l’hai vista nascere? Com’è cambiata?
Sai, col tempo tutte le cose si modificano. La corsa in montagna è, ed è stata, una tendenza importante, una moda, ma come tutte le mode rischia di sfiorire. Credo che dopo la pandemia molte delle corse che non avevano storicità – oltre che qualità del servizio e bellezza del percorso – non si ripresenteranno più nel panorama gare. Sarebbe bello dargli nuovamente i concetti che avevano una volta, come la totale autonomia o farle prive di assistenza, e che invece ci facciano sentire più il senso della comunità, creando aggregazione. Il cronometro non è più così importante.

Come negozio pensi di poter avere un ruolo in questo processo di trasformazione?

È difficile trasformare realmente questo mondo, ci sono troppe persone che hanno abitudini tradizionali, ma possiamo usare un momento come quello che stiamo vivendo per spingere dei concetti più sentimentali e sinceri. Creare ora dei punti fermi da seguire quando ripartiremo sarebbe già una grande cosa per impostare un modo nuovo di fare sport.

Il tuo capo preferito?
Sono un appassionato di tutto ciò che viene sviluppato da Patagonia; appassionato per la qualità del prodotto, per le elevate performance dei tessuti, e soprattutto per la filosofia che precede la produzione e segue il recupero del prodotto dopo l’uso.

Prossima meta (appena si potrà)?
La prossima meta sarà la mia prima 100 miglia, la 100 miglia d’Istria; non appena si potrà fare, quando finalmente torneremo alla normalità. Il sogno invece è quello di partecipare a Western States 100 [sospira] – mah, io lo spero ancora!

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E come?
Il mezzo di trasposto sarà finalmente un Van Kyros di Trigano, che proverò a usare all’occorrenza visto che ne avremo a disposizione per il noleggio. Fino ad ora ho sempre sfruttato tutte le potenzialità del mio SW: per dormire, per cambiarmi e per mangiare. Del resto è sufficiente un po’ di organizzazione e degli accessori giusti ed è tutto fattibile.

Qualcos’altro da dichiarare? Un consiglio al lettore o una frase memorabile con cui chiudere l’intervista?
In questo momento, in cui si parla e si vive solo la pandemia, i miei pensieri ricadono sempre su considerazioni filosofiche cercando di immaginare cosa questa situazione ci lascerà e cosa cambierà. L’uomo ha una memoria troppo corta per consolidare ciò che impara, fare tesoro e reagire al meglio nei momenti difficili, per questo temo che tutto questo disastro non porterà necessariamente a un’evoluzione positiva. Spero davvero di prendere un granchio.

Grazie Andrea.

Autunno: La corsa serale

correre di seraLe giornate sono ancora bellissime e dopo una giornata di lavoro fare una corsa aiuta a scaricare la tensione e a ritrovare un buon equilibrio psicofisico.
Inutile aggiungere che resta una delle poche attività sportive che non vengono messe in discussione in tempo di Covid, ovviamente se vengono rispettate le più basilari norme di sicurezza.

Attenzione però perché in autunno il buio arriva presto ed è nostro preciso dovere renderci visibili agli altri, soprattutto se facciamo corsa su strada.
Per questo è consigliabile che l’abbigliamento abbia inserti ben visibili o, meglio ancora, indossate un gilet catarifrangente che potrà essere sfruttato anche se ci si muove in bicicletta o per ogni attività svolta lungo le strade.

lampada frontale iko PetzlSempre per scongiurare il rischio di non essere visti proponiamo Iko e Iko Core, le nuove lampade frontali della Petzl, rispettivamente da 350 o 500 lumens; la seconda ha la ricarica usb incorporata, la prima invece

utilizza le pile mini stilo date in dotazione e permette l’optional della batteria Petzl “Core”. Entrambe le Iko sono molto leggere e con illuminazione a led che offre un cono di luce sia profondo che ampio.

scarpa da uomo Clifton 7 Hoka One OneTrattandosi di corsa non possiamo resistere alla tentazione di parlare della Clifton 7 di Hoka One One, scarpa legata al mondo del running su strada decisamente performante anche su strada bianca.
La Clifton 7 è indicata fino ai 75 kg di peso corporeo ma per un uso amatoriale si può tranquillamente superare tale valore; è una scarpa dotata di rocker, molto leggera (poco più di 200 grammi) che permette di rullare ed avere ottimi tempi di corsa, ideale per le medie e le lunghe percorrenze.
La versione AI 2020/21 con la nuova tomaia fascia molto di più la pianta del piede aumentando così la sensibilità. Il nuovo inserto permette al piede di entrare meglio e mantenere fisso il tallone. L’intersuola, avvolgendo l’arco plantare, riduce notevolmente  la vibrazione negativa che grava nelle articolazioni e per finire la suola garantisce un’ottima ammortizzazione dando un pieno contatto a terra.

Poche scelte ma precise, quelle perfette per rendere la corsa su strada uno sport sano e sicuro anche la sera.

Translagorai, un Trekking con gli amici

Marco, il collega che utilizza tutte le ferie e i permessi per camminare e camminare e camminare mi ha parlato di un bel trekking che ritengo meriti di essere riproposto anche a voi.

Una settimana di ferie, qualche fidato amico e si può partire, questo percorso si svolge interamente tra le montagne Trentine del gruppo del Lagorai, si tratta di una delle traversate alpine più suggestive del nostro Paese, la Translagorai.
La traversata non è difficile ma lunga, percorre l’intera catena dalla Cima Panarotta al Passo Rolle. Il tracciato si svolge lungo sentieri ben segnati in un ambiente ancora incontaminato e costellato di testimonianze storiche. 

Specchi d’acqua pieni di pesci e la fauna montana sono la giusta compagnia per fare un’escursione in un ambiente ancora selvaggio.
Le malghe che si incontrano offrono buon formaggio e altri assaggi di produzione locale ma i rifugi sono davvero pochi, cosi l’avventura si completa con la scelta di rendersi autonomi al 100%.

L’idea di un trekking di alcuni giorni in montagna mi frullava in testa da molti mesi ma ci è voluto l’input del mio amico Sandro per convincermi a riempire lo zaino, infilare gli scarponi e abbandonare la civiltà per un po’.
Decisa la meta che richiede sette giorni per affrontarla con relativa tranquillità decidiamo che con un po’ di fatica supplementare la concluderemo in cinque giorni. 
La preparazione dello zaino è sicuramente stata la parte più noiosa e complessa dell’intera avventura, l’abbiamo affrontata tenendo presente il famoso detto Tanto è utile, poco è indispensabile e tutto pesa.

Per semplificare il lavoro a chi stesse prendendo spunto da Marco riportiamo l’elenco che lui stesso ha redatto:

Pochi indumenti ma giusti per affrontare ogni evenienza.
Pochi indumenti ma giusti per affrontare ogni evenienza.

2 paia di pantaloni
2 paia di calzini
2 paia di mutande
2 magliette traspiranti
Pile
Giacca, Guanti, Berretto
Mantella impermeabile
Lampada frontale
Fazzoletti e Carta igenica
Occhiali da sole
Spazzolino, Asciugamano piccolo
Sacco a pelo
Scarponi o Scarpe da trekking
Materassino o Stuoia
Tazza, posate, coltello
Pastiglie di cloro per rendere potabile acqua
Borracce per almeno 2 litri di acqua

Un'idea dei prodotti necessari per essere autonomi.
Un’idea dei prodotti necessari per essere autonomi.

Kit di pronto soccorso
Tenda, meglio se una 4 stagioni*
Fornelletto
Cartucce
Pentola leggera e Mestolo
Accendino
Macchina fotografica
Cartina o GPS
Buste liofilizzate (zuppe, risotti, vellutate…)
Bustine del tè per la colazione
Marmellata e Zucchero
Pane in cassetta
Affettati sotto vuoto
Sali Minerali e Tè in polvere per la marcia
Barrette energetiche e ai cereali.

Vista poi la competenza di Marco ha voluto dire qualcosa di più riguardo la tenda* che ha scelto per questa avventura, si tratta della tenda Pumori 2 di Ferrino, un modello “4 stagioni” adatto anche all’uso invernale per la presenza del telo esterno che arriva direttamente al suolo impedendo l’accesso di aria fredda in prossimità del terreno.

tenda-pumori-2Poiché la dispersione termica è rallentata, la camera interna della tenda risulta più calda rispetto all’ambiente esterno.
Questa tenda vanta una buona autoportanza, cioè la sua capacità di rimanere eretta senza la necessità di fissarla al suolo tramite picchetti sebbene sia sempre consigliato farlo. Questo risulta particolarmente utile quando è necessario montare la tenda su terreni troppo rigidi come le rocce o a bassa densità come la sabbia e la neve.

In realtà questo articolo potrebbe essere solo all’inizio se decidessimo di parlare di ogni elemento contenuto nello zaino visto che tra il Reparto Sportivo e il Reparto Campeggio li vendiamo tutti e pure con una discreta scelta.
L’intento però è un altro e mi limiterò ad invitarvi a dare un’occhiata nei relativi siti ma soprattutto a passare a trovarci.

Marco conclude così:
Due notti in tenda, una in bivacco e una in rifugio… che traversata!
Abbiamo conosciuto un lato molto affascinante del Trentino, apprezzato
 numerose tracce della Grande Guerra, osservato le marmotte nei prati e visto in lontananza camosci e capre.
Non credo ci sia altro da aggiungere.

 

Modelli HOKA 2016

Si rinnovano le scarpe da running dalle migliori tecnologie.

Parliamo di scarpe da running, HOKA ONE ONE è un produttore davvero attento alla tecnologia e produce calzature perfette per i terreni e le competizioni più difficili.
Con le scarpe HOKA si raggiunge il massimo livello di ammortizzazione, un’eccellente stabilità ed un ottimo rimbalzo.
L’intersuola Meta-Rocker contribuisce a mantenere un’andatura di corsa naturale.

Dalle alpi alla Sierra Nevada i runner
sentiranno la differenza ad ogni passo!

Stiamo organizzando per il 22 ottobre una prova scarpe in cui ogni partecipante potrà provare le scarpe a disposizione sul tipo di terreno a lui più congeniale.
Per l’occasione vogliamo presentare i modelli 2016 così che ognuno possa riconoscere in essi quello più adatto.

Torna a visitare questa pagina dove aggiungeremo modello dopo modello fino al giorno della prova scarpe.

HOKA 2016 > TRAIL

CHALLENGER ATR 2
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challenger2_02Trail (adatte per terreni misti)
Peso: Uomo 265 gr – Donna 225 gr
Appoggio piede: Neutro
Peso corporeo: Fino a 85 kg
Utilizzo: Occasionale o normale (da una a quattro volte la settimana)
Distanza: Breve (fino a 40 km) o media (da 40 km in su)
Differenziale: 5 mm
Per chi non vuole farsi mancare nulla, ideale nei percorsi misti.
Visita le schede prodotto

STINSON 3 AIR
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stinton3_02Trail (adatte per terreni misti)
Peso: Uomo 330 gr – Donna 280 gr
Appoggio piede: Neutro
Peso corporeo: Fino a 85 kg
Utilizzo: Occasionale o normale (da una a quattro volte la settimana)
Distanza: Breve (fino a 40 km) o media (da 40 km in su)
Differenziale: 6 mm
Ideale su strada e sentiero.
Visita le schede prodotto

SPEED INSTINCT
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speedinstinct_02Trail
Peso: Uomo 195 gr – Donna 165 gr
Appoggio piede: Neutro
Peso corporeo: Fino a 85 kg
Utilizzo: Normale o intenso (da due volte la settimana in su)
Distanza: Breve (fino a 40 km) o media (da 40 a 80 km)
Differenziale: 3 mm
Ideale per terreni tecnici e montuosi, scarpa precisa e sensibile.
Visita le schede prodotto

SPEEDGOAT
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speedgoat_02Trail
Peso: Uomo 285 gr – Donna 245 gr
Appoggio piede: Neutro o supporto leggero
Peso corporeo: Qualsiasi
Utilizzo: Normale o intenso (da due volte la settimana in su)
Distanza: Media (da 40 a 80 km o lunga (oltre i 100 km)
Differenziale: 5 mm
Scarpa robusta con suola in vibram.
Visita le schede prodotto

MAFATE SPEED 2

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mafatespeed2_02Trail
Peso: Uomo 295 gr – Donna 255 gr
Appoggio piede: Qualsiasi
Peso corporeo: Qualsiasi
Utilizzo: Normale o intenso (da due volte la settimana in su)
Distanza: Media (da 40 a 80 km o lunga (oltre i 100 km)
Differenziale: 4 mm
Rivisitata nella suola con l’utilizzo del vibram mega grip per garantire più robustezza e durata è adatta a qualsiasi trail.
Visita le schede prodotto

TOR SPEED 2

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torspeed2_02Trail
Peso: Uomo 335 gr – Donna 290 gr
Appoggio piede: Neutro
Peso corporeo: Fino a 85 kg
Utilizzo: Normale o intenso (da due volte la settimana in su)
Distanza: Qualsiasi
Differenziale: 5 mm
Ideale per la camminata veloce su terreni tecnici. L’altezza della scarpa offre protezione a livello della caviglia.
Visita le schede prodotto

TRACER

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tracer_02Strada
Peso: Uomo 195 gr – Donna 165 gr
Appoggio piede: Neutro
Peso corporeo: Fino a 85 kg
Utilizzo: Normale o intenso (da due volte la settimana in su)
Distanza: Breve o media (<10 km o da 10 km a mezza maratona)
Differenziale: 4 mm
Scarpa da training leggera, ideale per competizioni.
Visita le schede prodotto

CLAYTON

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clayton_02Strada/Velocità
Peso: Uomo 200 gr – Donna 170 gr
Appoggio piede: Neutro
Peso corporeo: Qualsiasi
Utilizzo: Normale o intenso (da due volte la settimana in su)
Distanza: Media o lunga (da 10 km in su)
Differenziale: 4 mm
Ideale per triathlon ed efficace sulle lunghe distanze.
Visita le schede prodotto

CLIFTON 3

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clifton3_02Strada
Peso: Uomo 245 gr – Donna 215 gr
Appoggio piede: Neutro
Peso corporeo: Fino a 85 kg
Utilizzo: Occasionale o normale (da una a quattro volte la settimana)
Distanza: Breve o media (<10 km o da 10 km a mezza maratona)
Differenziale: 5 mm
Ideale per chi cerca amortizzazione e leggerezza.
Visita le schede prodotto

HUAKA 2

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huaka2_02Strada/Velocità
Peso: Uomo 265 gr – Donna 225 gr
Appoggio piede: Neutro, pronotore e supinatore
Peso corporeo: Qualsiasi
Utilizzo: Normale o intenso (da due volte la settimana in su)
Distanza: Media o lunga (da 10 km in su)
Differenziale: 2 mm
Ideale per chi cerca leggerezza e velocità.
Visita le schede prodotto

VANQUISH 2

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vanquish2_02Strada
Peso: Uomo 285 gr – Donna 245 gr
Appoggio piede: Neutro o supporto leggero
Peso corporeo: Qualsiasi
Utilizzo: Normale o intenso (da due volte la settimana in su)
Distanza: Qualsiasi
Differenziale: 4 mm
Scarpa super ammortizzata ideale per chi cerca una corsa molleggiata.
Visita le schede prodotto

BONDI 4

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bondi4_02Strada
Peso: Uomo 295 gr – Donna 245 gr
Appoggio piede: Neutro
Peso corporeo: Fino a 85 kg
Utilizzo: Occasionale o normale (da una a quattro volte la settimana)
Distanza: Breve o media (<10 km o da 10 km a mezza maratona)
Differenziale: 5 mm
Ideale per cerca ammortizzazione e leggerezza.
Visita le schede prodotto

Finisce così questa interessante rassegna!
Ora resta solo provarle per mettere in pratica tutta la teoria e la tecnologia descritte sopra!

PARTECIPA ALLA PROVA SCARPE!

SALDI SALDI SALDI

Se vuoi fare l’affarone di fine stagione (che poi se vogliamo dirla tutta la stagione é appena cominciata) non perdere i saldi di ERCOLE che toccano il reparto SPORTIVO che propone l’abbigliamento con sconti dal 20 al 50%, NEONATO con il 20% sulle camerette e gli accessori tipo piumoni e lenzuolini e sui sacchi invernali, il CASALINGO con il 50% di sconto su alcune linee della WALD ed il reparto BARBECUE con alcuni elementi per la cottura all’aperto a prezzi super ribassati.
Il sito è già un buono spunto per saperne di più ma non tutto è pubblicato quindi conviene fare un salto in negozio entro il 28 febbraio 2016 ed approfittare delle varie opportunità.

Gli incontri per gli amanti della montagna

Da ottobre a dicembre abbiamo organizzato una serie di appuntamenti dedicati al mondo della montagna e alle passioni a lei collegate.
Tutti gli eventi sono stati di ispirazione per i partecipanti che oltre ad approfondire le tematiche di loro interesse hanno potuto confrontarsi con esperti o appassionati come loro.

Noi dello Staff Ercole siamo stati estremamente soddisfatti dei riscontri ottenuti, questi sono di stimolo per continuare su questa strada di condivisione che comunque prosegue quotidianamente presso il reparto Sportivo.