3 consigli su come acquistare attrezzatura da montagna

È Natale, e il Natale è sempre un buon momento per giustificare qualche auto-regalo che non ci siamo permessi durante il resto dell’anno. Questo perché, lo sappiamo bene, certi capi da montagna costano.

3consgli_01Magari avete iniziato da poco, e non avete ancora molta confidenza con materiali, marchi e capi. Qualcuno vi ha detto che quella giacca è meglio di un’altra, lì per lì gli credete pure, ma poi qualcun altro vi dice il contrario. Insomma, potete decidere se fidarvi o no, ma la verità è che non siete del tutto sicuri di capire realmente che differenza ci sia tra un prodotto di qualità e uno di quelli che se anche si rompe dopo un mese, be’, poco male. Le motivazioni che vi restano per investire parecchi soldi su qualcosa si riducono al sentito dire, e al blasone del marchio.

Quindi, come fate a decidere se e come acquistare un prodotto senza avere esperienza e competenze tecniche? Qui proviamo a darvi qualche consiglio.

 1. Consiglio uno: poco è meglio.

Abbiamo clienti che vanno a camminare con lo stesso paio di pantaloni da quindici anni: probabilmente faranno qualche lavatrice in più, e avranno cucito qualche toppa qua e là; ma vestono un capo unico con una storia e tanti ricordi. Acquistare tanto significa buttare tanto, e anche se non siete degli animalisti, per fare un piumino serve pur sempre un’oca. Per cui se non siete convinti di qualcosa, non prendetela. Spesso non servono tanti prodotti: serve solo il prodotto giusto.

3consgli_02 2. Consiglio due: andate con ordine.

Avete iniziato da poco, e magari non volete spendere tanto subito, ma quando dovete farlo volete avere un bel prodotto. Sul mercato però ce ne sono così tanti che non sapete come scegliere. Il nostro consiglio? Andate con ordine. Molti iniziano dal marchio, perché glielo ha consigliato qualcuno: non serve a nulla. Quante volte avete sentito la frase «mi serve uno zaino, un amico mi ha consigliato Black Diamond»? Ok, ma a cosa ti serve quello zaino? Se avete bisogno di uno zaino da alpinismo probabilmente Black Diamond sarà un buon consiglio, ma se dovete andare a camminare non è una grande idea. Questo non significa che Black Diamond faccia schifo, Black Diamond fa ottimi zaini, ma copre una fascia di mercato precisa, che non è detto sia quella che serve a voi. Per questo, prima di tutto scegliete la fascia di mercato che fa più al caso vostro: per camminare in estate probabilmente non vi servirà uno scarpone da alpinismo, per cui dovreste orientarvi su una scarpa più leggera e comoda (approfondiremo l’argomento più avanti). Una volta che avete deciso quale genere di prodotto vi serve potete scegliere il marchio: in genere tutti i brand hanno almeno due o tre modelli per ogni fascia di mercato, metteteli uno a fianco all’altro e scegliete in base a quello che fa più al caso vostro.

 3. Consiglio tre: lasciatevi ispirare.

Se passate da noi, potrebbe capitarvi di dover scegliere tra due prodotti molto simili di due brand diversi, o che utilizzano gli stessi materiali (prima o dopo approfondiremo anche questo!). In questo caso, il nostro consiglio è di lasciarvi ispirare. È vero, il prodotto da montagna deve essere funzionale, ma noi crediamo che la poesia che ci trasmette un prodotto sia un aspetto molto importante. Le aziende non sono tutte uguali, ognuna spinge sugli aspetti che ritiene importanti a livello identitario e culturale. Ogni brand ha una storia da raccontare, e spesso quella storia non è soltanto un contorno per vendervi la giacca.

Dietro a un marchio ci sono persone! Se un marchio non ti muove dei sentimenti, forse è quello sbagliato. A nessuno piace spendere malvolentieri, quindi non abbiate paura a preferire qualcosa che vi trasmette qualcosa: è un capo, e lo dovete pur sempre indossare.

Per questo, nel 2020, crediamo che il negozio sia ancora la dimensione migliore per vendere e acquistare: prendetevi il tempo per venire qua ad osservare i prodotti, e toccateli, annusateli, provateli.

3consgli_03Oggi l’outdoor è diventata una moda.
E molti capi tecnici sono diventati cult anche nell’abbigliamento di tutti i giorni, questo forse ci ha trasformati un po’ tutti in “fashion victims”.
I montanari d’antan storceranno il naso, ma se invece di lamentarci sfruttassimo le tendenze per sprecare meno e fare scelte più consapevoli, e quindi anche più ecologiche?

Insomma, prima di comprare un prodotto innamoratevene, solo così sarà duraturo, e tra quindici o vent’anni, quando sarà finito e sarete costretti a buttarlo via inquinando il mondo, lo potrete fare sapendo almeno di aver dato un senso alla vita di quel prodotto. Questo, almeno per oggi, è il nostro unico vero consiglio per voi.

In questo articolo abbiamo citato qua e là tanti prodotti. Ricordatevi che se siete interessati a qualcosa o avete altri dubbi, potete venire a fare una chiacchierata con noi in negozio. Altrimenti, date un’occhiata a zaini, scarpe, giacche, e abbigliamento nostro shop online.

True vanlife

Intervista ad Andrea Tarlao. A cura di Filippo Caon. Foto di Elisa Bessega.

Da bambino sognavo di vivere in un camper con cui potermi muovere portando dietro tutto il mio mondo – ero troppo legato agli oggetti, e forse lo sono ancora. Poi le cose sono andate diversamente; ma quando leggo la storia di qualcuno che vive in furgone, magari anche soltanto per un periodo della sua vita, mi ritorna in mente quel desiderio.
In fondo lo abbiamo fatto tutti un milione di volte: chiudere gli occhi e immaginarci in un furgone, con un paio di sci sul tettuccio e una coppia di mezze corde nel bagagliaio, e andarcene in giro per l’Alaska o per la California.

Con i social non dobbiamo più chiudere nemmeno gli occhi, basta aprire Instagram e cercare #vanlife per vedere miliardi di immagini di gente che fa finta di fare la vita che vorremmo fare noi. Poi come campino tutte quelle persone non lo sa nessuno, ma è bello immaginare che ci sia gente abbastanza ricca da vivere eternamente in vacanza senza fare nulla.
Ciononostante,
a noi le storie troppo belle per essere vere non interessano più di tanto, e quindi siamo andati a cercare qualcuno che quella vita la fa veramente. E che per farla ha deciso di rinunciare a un po’ di cose, prendendo il bello e il brutto di ciò che questo comporta.

DSCF2911-12Andrea Tarlao era un amico di amici, ci siamo incontrati quest’anno a Destination Santa, una gara/reunion che degli amici organizzano a casa loro in Valfurva. Io, quel giorno, impigrito dall’annata, ho corso la 42 km, mentre Andrea ha corso la sua prima 50 miglia (sì, 80 km). Ed è arrivato uno.

Andrea, di getto: nome, cognome, età, città di nascita, città in cui hai vissuto. E poi le domande serie: cosa si prova a correre 50 miglia?

Allora… Andrea Tarlao, 34 anni, prossimo ai 35, nato e vissuto a Gorizia (Italia), per poi trasferirmi prima a Parigi e poi a Berlino.

Sinceramente, non me l’aspettavo di correre le 50 miglia, effettivamente la mia intenzione era di correre i 40 km, però poi mi sono lanciato e mi sono lasciato prendere dall’entusiasmo all’ultimo momento. Devo ammettere che è stata un’esperienza indimenticabile. Che dire? La montagna è il mio elemento e mi piace viverla arrampicando e correndo. Adoro la fatica e il gioco di potere che si crea tra mente e corpo: ti fa sentire vivo.
Ho corso i primi 40 km in compagnia di un altro atleta, il tempo è volato e i panorami hanno aiutato ad azzerare la fatica. Nella seconda parte, dopo 1000 m di dislivello in una manciata di km, quando l’adrenalina era ancora alta, ho avuto un primo cedimento.
Mi sono seduto per qualche minuto ad un bivio: da una parte potevo facilmente rientrare in paese e dall’altra 35 km di salite e discese. Ho chiuso gli occhi e mi sono detto che potevo farcela. Da quel momento ho alternato corsa a camminata in base ai cedimenti della mente (tra non lo farò mai più, che idea di… e non mi fermerò). Negli ultimi 5 km l’energia è risalita e ho ripreso a correre come se non avessi avuto 75 km sulle gambe. All’arrivo tutti i pensieri negativi sono spariti e la voglia di provare a superare un altro traguardo si è insediata dentro di me.

Te l’avranno chiesto un milione di volte: dove hai passato la quarantena?

slacklineLa quarantena l’ho passata ad Albarracin, in Spagna, un piccolo paese nella provincia di Terruel. Una mecca per il bouldering su massi di arenisca rossa. Purtroppo l’arrampicata non era permessa.
Un’amica però ci ha lasciato parcheggiare i furgoni nel suo giardino, dove abbiamo installato delle slackline e highline tra gli alberi. Abbiamo montato un ‘campus Board’ (per allenarci nell’arrampicata). Poi dopo qualche settimana ho deciso di rientrare in Slovenia dove vive mia madre, per cambiare furgone e approfittare del lockdown per camperizzarlo.

Non ti chiederò perché hai deciso di vivere in un furgone, mi piace pensare che sia una cosa personale, ma ti chiedo a cosa hai rinunciato per poterlo fare, sempre che tu abbia rinunciato a qualcosa. E cosa hai guadagnato.

Quando ho comprato e camperizzato il mio primo furgone vivevo a Berlino, pensavo di andare in Spagna per un mese ad arrampicare con degli amici, poi le cose mi sono un po’ sfuggite di mano, ora sono quattro anni che vivo in van. Cosa ho guadagnato… sicuramente una sensazione di libertà, non ho bollette da pagare non ho un affitto e non avendo famiglia da mantenere non mi fa paura se i soldi in banca sono pochi.
Perdere delle sicurezze può spaventare a morte però credo ti faccia capire che le cose importanti non sono le otto ore di lavoro e lo stress che ne deriva. Ogni mattina mi sveglio in mezzo alla Natura, tiro fuori il mio materassino e faccio un po’ di stretching, una sana colazione con tanta frutta e avena e via ad arrampicare o a correre. Sicuramente non è una vita per tutti e le incertezze per il futuro sono molte, però per me ne vale la pena.

Parlaci della tua stufa.

Andrea TarlaoL’idea della stufa è nata durante il primo anno di viaggio. Molti vanlifer possiedono una stufa a legna, che dà sempre una bella sensazione di casa. Quando ho cambiato il furgone e sono passato da un Transporter ad un Ducato L3H2, ho subito fatto il foro sul tetto per la canna fumaria.
A differenza di molti che se la costruiscono da soli, io ho trovato un sito inglese che vendeva piccole stufe per outdoor e l’ho ordinata. Non c’è nulla di più bello ed accogliente quando fuori piove e la temperatura si abbassa di riscaldare l’ambiente e cenare assieme a qualche amico, sempre lasciando un po’ di finestra aperta per il giro d’aria…

La vanlife è esplosa negli ultimi anni. E come è naturale che sia è esplosa anche la sua presenza sui social. Qual è il tuo rapporto con Instagram, e cosa pensi delle foto delle ragazzine in bikini sul retro di un van?

Instagram lo uso pochissimo. Cerco di lasciare il cellulare in van quando arrampico o corro… praticamente tutto il giorno. Anche quella è una forma di non libertà.
Per quanto riguarda le ragazze in bikini, le ho viste solo sui social, nella realtà non ne ho viste molte, forse ho sbagliato sport per incontrarle, però quel che è certo è che ho incontrato ragazze assai toste che fanno la mia stessa vita.

Opinioni su prodotti del reparto sportivo

Le opinioni di chi utilizza i prodotti che vendiamo sono fondamentali per noi che li proponiamo e per chi sta pensando di acquistarli.

Spesso ci vengono date indicazioni che rappresentano un vero e proprio valore aggiunto nonché l’ago della bilancia durante la scelta di un altro cliente, noi siamo molto attenti a questo genere di informazioni.

La merce che proponiamo è di alta qualità e vanta caratteristiche di livello, chi sceglie di non risparmiare per un capo o un paio di scarpe deve trovare in essi le risposte che cercava.

Chiediamo sempre ai nostri clienti di esprimere le loro opinioni una volta conosciuto appieno il prodotto acquistato, finalmente ci siamo decisi a condividerle con tutti sperando di fare cosa gradita ai più attenti e curiosi.

Se anche tu hai acquistato qualcosa da noi e desideri esprimere la tua opinione scrivi a info@ercoletempolibero.it specificando il nome del tuo acquisto.
Il tuo pensiero sarà implementato in questo articolo e di certo troveremo il modo di dirti grazie per il tempo che avrai investito.

LE OPINIONI DEI NOSTRI CLIENTI

PROTON FL HOODY MEN’S
panton
Giacca leggera che garantisce un ottimo livello di isolamento termico.
Perfetta per alcune fredde giornate estive o di mezza stagione in Dolomiti, si presta anche ad essere utilizzato in città o in falesia tra un tiro di arrampicata e il successivo.
Ottima vestibilità anche se indossato con imbracatura.
Per vedere la scheda tecnica del modello LT (più leggero) CLICCA QUI
M. Furlan

SIGMA SL PANT MEN’S
sigma

Pantalone molto leggero, ideale per le giornate estive in montagna o le mezze stagioni in pianura. non adatto ad utilizzo in ghiacciaio o su neve perché molto leggero e rischierebbe di lesionarsi con i ramponi.
Personalmente ho utilizzato questi pantaloni sia per scalare (vie normali e anche vie di arrampicata)
Per vedere la scheda tecnica CLICCA QUI
M. Furlan

ATOM SL HOODY MEN’S
atom

Capo incredibile, usato o tenuto in zaino tutta l’estate. Un indumento molto leggero e allo stesso tempo con una sua capacità termica, quindi anche stando fermi in vetta è un capo che si fa apprezzare. Si adatta perfettamente alle diverse situazioni e può fungere da strato intermedio (giornate estive fredde) oppure da su unico strato termicamente isolante (giornate estive in quota).
L’ho utilizzato sia come per scalare (ottima vestibilità/mobilità) alcune vie di roccia in dolomiti come unico capo sopra la t-shirt sia in ghiacciaio sotto al guscio in Gore-Tex.
Potere isolante ovviamente non elevato data la sua limitata imbottitura, quindi non adatto a giornate molto fredde in cui si prevede di restare fermi a lungo.
Per vedere la scheda tecnica CLICCA QUI
M. Furlan

Continua…

Perché un test scarpette da arrampicata?

Da qualche anno ci cimentiamo nell’organizzare prove scarpette da arrampicata sia outdoor che nelle palestre di zona ed ancora oggi notiamo sui volti di alcuni clienti e simpatizzanti un’espressione interrogativa.

Fondamentale nell’arrampicata è la scelta della scarpetta sia per il neofita che per il top climber.
scarpa_01Quante volte siamo stati attratti dalle scarpette del nostro amico, magari proprio lui descrivendoci le sue sensazioni durante l’uso ci ha convinti che potesse essere il modello per noi o magari ne abbiamo viste un paio sfogliando le riviste specializzate.
L’estetica purtroppo non è la caratteristica fondamentale per scegliere la propria scarpetta e anche chi va oltre spesse volte pensa che le caratteristiche di un modello possano potenziare la sua prestazione finendo invece per provocare dolori o fastidi… ma la scarpetta è già acquistata.
scarpa_03Ci sono troppe variabili che ne influenzano la scelta, per questo motivo modello e numero sono sempre soggettivi, anche la marca.
Noi abbiamo scelto S.C.A.R.P.A. e capiamo che per permettere ai clienti di compiere l’acquisto giusto devono indossare i vari modelli a lungo e magari provarli davvero, senza la preoccupazione di spendere soldi per un modello errato.
Quante volte abbiamo acquistato scarpe troppo strette o troppo larghe perché non abbiamo avuto modo di testarle?

Ovviamente avvalendoci a S.C.A.R.P.A. che ci fornisce una vasta gamma di modelli e taglie, possiamo offrire ai climber la possibilità di provarne di diversi tipi proprio nelle palestre che frequentano di solito e dove ne conoscono gli itinerari.

Così facendo potranno confrontare realmente le differenze tra un prodotto e l’altro, ma soprattutto rispetto a quello che già utilizzano.

Non c’è affatto la pretesa che gli atleti cambino idea, ci teniamo che possano fare i dovuti confronti e magari un giorno potranno prendere in considerazione un altro marchio o un altro modello rispetto alla loro scarpetta abituale.

Chiaramente daremo la possibilità di procedere all’acquisto, presso il reparto del negozio, usufruendo di uno sconto dedicato e ci farà piacere confrontarci per analizzare insieme i pro e i contro delle scarpe in vendita e di quelle da loro più apprezzate.

Questa prova vuole essere un motivo di confronto aperto anche per noi che con i climber ci confrontiamo quotidianamente in negozio e magari anche uno spunto per chi non ha mai provato ad arrampicare e vuole avvicinarsi a questo meraviglioso sport.
Dovrà presentarsi durante una delle serate, tesserarsi e partecipare alla nostra festa, di certo ci sarà qualcuno dello staff pronto ad accompagnarlo in questo primo approccio, ovviamente alle scarpette ci penseremo noi!

Ecco le date ed i nomi delle palestre dove sarà possibile trovarci:
Lunedì 28/10 ore 18:30, PALESTRA CAI Montecchio Maggiore (VI)
Mercoledì 30/10 ore 20:00, PALESTRA MONTAGNA VIVA Costabissara (VI)
Martedì 5/11 ore 19:30, PALESTRA San Piero in Gu (PD)
Giovedì 7/11 ore 19:00, PALESTRA MONTAGNA VIVA Costabissara (VI)

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La falesia ed il casco

Conosciamo tutti l’importanza del casco in montagna tanto più che il suo utilizzo è diventato un’abitudine consolidata quando si pratica alpinismo e scialpinismo, raramente invece viene utilizzato in falesia perché si ignora un potenziale rischio in questo ambiente.

In realtà anche in falesia ne viene consigliato sempre più spesso l’utilizzo.

Vediamo perché:

  • Alcune falesie consigliano espressamente l’uso del caschetto;
  • L’arrampicata è uno sport pericoloso e anche ai più esperti possono capitare degli incidenti, alcuni di questi potrebbero essere evitati utilizzando il casco che è consigliabile all’assicuratore e allo scalatore;
  • Nelle falesie di recente chiodatura a volte sono presenti zone non del tutto ripulite, in queste palestre la possibilità di caduta massi dall’alto è più elevata;
  • Nelle falesie in ambiente la presenza di animali selvatici o il passaggio di escursionisti sui sentieri soprastanti la falesia potrebbero causare la caduta inaspettata di pietre.
Sirocco
Sirocco
Vapor
Vapor

Per andare incontro alle molteplici esigenze si possono trovare caschi molto leggeri adatti a chi deve indossarli per ore come il casco Sirocco di Petzl che pesa solo 170 grammi o il casco Vapor di Black Diamond che ne pesa 188 oppure si possono scegliere caschi di differente costruzione risultando quindi più adatti per vie ferrate o attività invernali.

Alcuni di questi hanno la doppia certificazione (alpinismo EN12492 e e sci EN1077) e possono essere utilizzati sia per lo scialpinismo che per l’arrampicata, un esempio è il casco Colour 2 di Scott o il casco Speed Comp di Camp che proteggono da urti sulla calotta e laterali.
Speed Comp
Speed Comp
Couloir 2
Couloir 2
È possibile scegliere caschi che possono essere usati in via ferrata come ad esempio Armour di Camp o Half Dome di Black Diamond entrambi in materiale iniettato ad alta resistenza.

Vogliamo mettere l’accento anche sull’importanza della misura del casco. Deve vestire perfettamente e bisogna sentirselo al meglio perché garantisca la massima sicurezza.

Armour
Armour
Half Dome
Half Dome

Sconsigliamo caldamente la condivisione di caschi perché ogni testa è differente, il casco va provato, soprattutto durante il primo acquisto, in un negozio specializzato e di fiducia così che il personale possa essere d’aiuto per indirizzare il cliente verso l’acquisto più indicato.

Il casco diventa un vero e proprio compagno di avventura, capita sovente di condividere il dispiacere di un nostro cliente che deve dismettere il suo vecchio casco così legato ad imprese importanti.

Durante la scelta è bene non farsi influenzare troppo dall’estetica a discapito della vestibilità e dai “sentito dire”, ognuno ha necessità specifiche ed imprescindibili.

falesiaUltimo consiglio: Mantenere sempre il casco pulito e se si desidera personalizzarlo utilizzare solo adesivi o pennarelli indicati dalle aziende produttrici in quanto le colle e i solventi inadatti potrebbero danneggiare irrimediabilmente la calotta del casco compromettendone la sicurezza.

Spunti per indurre alla riflessione i più scettici ne abbiamo dati vari, aggiungendo buoni consigli per il prossimo acquisto, concludiamo dicendo che il fastidio che alle volte procura l’uso del caschetto è nulla rispetto alle gravi conseguenze di un possibile incidente.