Zaino: 3 semplici consigli per decidere cosa metterci

Nel 2020 avete rivalutato l’attività outdoor e per Natale vi siete fatti regalare uno zaino: gli avete appena staccato il cartellino, il colore vi piace un sacco, ma non avete la minima idea di cosa metterci dentro. Non preoccupatevi, in questo breve articolo proveremo a spiegarvi con quale criterio decidere che cosa mettere nello zaino, poi deciderete voi!

zaino nella neveIl contenuto dello zaino non è soltanto un problema di chi è alle prime armi: un sacco di persone che vanno in montagna da anni non hanno ancora capito come farlo, e anche al camminatore più rodato talvolta vengono dei dubbi. Estate, inverno, trekking, alpinismo, running. Con tutte queste variabili è evidente che una regola precisa non c’è. Ma non importa dove stiate andando o quanto starete via, ci sono tre semplici consigli da seguire che sono evergreen. Non ce li siamo inventate noi, ma li abbiamo capiti passando anni in negozio provando a capire cosa facesse più al caso di ogni cliente. Ma bando alle ciance, iniziamo coi consigli:

 

Consiglio uno: metti da parte i luoghi comuni.

I luoghi comuni sono il male, sempre. Ma in montagna se possibile lo sono ancora di più. E i luoghi comuni sul contenuto dello zaino sono tantissimi e con le origini più disparate: i calzettoni lunghi, otto cambi di riserva, il kit di pronto soccorso. Quando qualcuno vi dice che i calzini di ricambio sono indispensabili spesso ha torto, ma attenzione: questo non significa che non siano utili, ma diverse situazioni presuppongo diverse necessità. Per questo quello che dovete fare è fermarvi e pensare: svuotate lo zaino dai luoghi comuni e ponetevi volta per volta le seguenti domande: che stagione è? Dove sto andando? Quanto tempo sto fuori? Ci sono neve o ghiaccio? Servono dei dispositivi di sicurezza? Quanto veloce sono? So gestire una situazione che non avevo previsto? Sono domande fondamentali che si pone chiunque vada in montagna indipendentemente dalla disciplina che fa. Ma la risposta non è sempre immediata, andiamo avanti.

Consiglio due: sii umile, ma non troppo.

Se il primo passaggio era farsi delle domande, il secondo è darsi delle risposte.

Quando si va in montagna bisogna essere pronti a tutto, ce lo ripetono da quando siamo bambini, ma siccome a noi piace essere razionali, riteniamo sia più ragionevole dire che bisogna essere pronti a diverse eventualità: il tempo può cambiare da un momento all’altro, e le temperature potrebbero abbassarsi rapidamente, potremmo perderci, o potremmo decidere di allungare il percorso fino all’imbrunire, così da avere bisogno di una lampada frontale. Tante eventualità, troppe, tanto che è impossibile essere pronti a tutte. Come in altre circostanze, spesso, il buon senso è la chiave dei problemi; perciò, la regola principale da seguire per rispondere alle domande del punto precedente è la seguente: non fare lo splendido. La montagna spesso premia i peggiori. Tenete in considerazione che andare in rifugio non si tratta di fare una sfilata, a nessuno importa di vedere tutto il vostro guardaroba: portate ciò che vi serve, niente di più e niente di meno. Non dovete dimostrare niente a nessuno. Questo non significa che voi avrete la stessa quantità di materiale rispetto a un altro, perché a persone diverse corrispondono necessità diverse. Ma non riempitevi nemmeno lo zaino di cianfrusaglie inutili per far vedere che le avete. In due parole: siate sobri.

Consiglio tre: quello che ti serve probabilmente già ce l’hai.

Se state muovendo i primi passi nei boschi probabilmente sarete tentati di comprare tutto subito. È un errore. Esperienza non significa solamente aver fatto tante uscite in montagna, significa soprattutto aver fatto tante uscite in montagna, ma una buona parte è rappresentata dalla conoscenza dei materiali, e se avete appena iniziato, non li conoscete. È semplice. Il che potrebbe portarvi a investire sulle cose sbagliate, e solo col tempo capirete di cosa avete veramente bisogno. Non acquistate oggetti inutili, il mondo non ha bisogno di spazzatura in più: aprite l’armadio e guardate cosa c’è dentro, usatelo un paio di volte, e semmai a quel punto deciderete se sostituirlo. E se decidete che una cosa non fa più al caso vostro, non buttatela nel cestino, ci sono tanti modi per rendere utili a qualcun altro dei vestiti usati.

TrekkingE con questo avremmo finito i nostri consigli. Se vi aspettavate una lista di cose da infilare alla rinfusa nello zaino questo non è l’articolo giusto: anche se in certe circostanze ci sono delle cose che dovete avere (come ARTVA pala e sonda se fate skialp), non esiste una lista universale che vada bene per tutto e per tutti. Ci sono esperienze diverse, sport diversi, situazioni diverse, aree geografiche diverse. I consigli sull’argomento sono sempre ottimi, soprattutto quando dati da esperti, ma poi tutto andrebbe comunque passato al vaglio di quelle domande. Noi abbiamo provato a consigliarvi con quale criterio decidere se una cosa vi serve o no. Ora sta a voi.

E ricordate che se siete alle prime armi, in negozio abbiamo delle persone che sono lì apposta per consigliarvi. E se invece siete degli esperti, un secondo parere professionale è sempre un grande aiuto! Ci vediamo sui sentieri.

Campfire tex-mex al ritorno da un vajo

In estate si fanno sempre più cose che in inverno. Non ho mai capito perché. Almeno io ho sempre fatto più cose. E gli sport invernali si sono sempre ridotti all’attività in sé, perché se non puoi permetterti una notte da qualche parte, una volta asciugati picca e ramponi non resta molto da fare se non tornare a casa. Domenica però non avevamo voglia di tornare a casa e basta, cercavamo una scusa qualsiasi per stare qualche ora in più fuori a respirare l’odore di resina.

Allora abbiamo preso una scatola di cartone che stesse nel bagagliaio della macchina e abbiamo cercato un’area in cui poter accendere un fuoco. Nella scatola abbiamo messo una piccola accetta, dei legnetti e della diavolina per accendere il fuoco, un tagliere, un paio di posate, e una pentola in ghisa della Staub.

"Poi ho messo nella scatola di cartone olio, sale, pepe..."
“Poi ho messo nella scatola di cartone olio, sale, pepe…”

La sera prima di uscire ho messo in ammollo e ho prelessato i fagioli neri. Poi ho messo nella scatola di cartone olio, sale, pepe, peperoncino, aglio, cipolla, un lime, alloro, salvia, rosmarino, della passata di pomodoro e una busta di nachos. Sono tutte cose abbastanza piccole che non occupano spazio in macchina alle cose più importanti: be’, sì, gli zaini da montagna ovviamente.

Il giorno dopo, scendendo dal Ristele (Piccole Dolomiti) e trovando il Rifugio Battisti chiuso, dopo aver fatto 1000 metri di dislivello in meno di tre chilometri, la cosa più immediata da fare sarebbe stata salire in macchina e tornare a casa. Noi invece abbiamo cercato un’area dedicata e abbiamo acceso un piccolo fuoco e ci siamo messi a cucinare, abbiamo stappato un paio di birre, e ci siamo messi a guardare le montagne aspettando che la pentola facesse il suo dovere.

cucinandoVolevamo usare un oggetto ingiustificatamente raffinato per un semplice piatto di fagioli, valorizzando quel momento e la situazione. Perché in fondo sono le piccole cose che danno il sapore a tutto il resto. Oltretutto in queste cose bisogna valutare i mezzi che si hanno a disposizione: i fagioli vogliono una cottura lunga e costante, che con altre pentole sarebbe stata difficile da gestire all’aperto, senza controllare il fuoco ogni due minuti. Per questo avevamo bisogno di una pentola che mantenesse una temperatura interna costante. A questo aggiungete che per un picnic non potevamo portarci via cinque litri d’acqua, ma con una pentola in grado di conservare l’acqua all’interno è bastata quella dell’ammollo dei fagioli, che ha colorato il sugo di nero.

prontoInsomma, un fuoco da campeggio è una cosa semplice, ma è mantenerlo semplice lavorando sui dettagli che lo rende speciale, e interessante. Avere cura delle piccole cose. Alla fine non è servito molto, un fuoco, dei fagioli, e una pentola.

Una piccola guida per affrontare l’inverno

Con le nuove misure saremo costretti a trascorrere le ferie senza toccare sci, tavole, picche e ramponi. I panettoni ci faranno sentire ancora più in colpa e la neve che ha fatto nelle ultime settimane starà lì fuori a guardarci. Ma per fortuna l’inverno non finisce il 6 gennaio, e quando saremo usciti da queste vacanze avremo davanti ancora tanti mesi per recuperare (si spera) quello che non abbiamo fatto in questi giorni.

invernoDicembre però è anche il tempo dei bilanci e dei buoni propositi. Per questo, come ultimo articolo outdoor del nostro blog in questo anno storto vorremmo alzare un po’ la temperatura lasciandovi con alcuni propositi per quello che viene.

  1. Salvaguardiamo i nostri inverni

Se è difficile sopravvivere a due settimane senza sciare immaginatevi delle Alpi senza neve. Non è una novità, ma come tutte le cose più grandi di noi, tendiamo a dimenticarcene presto. Ciononostante, il prossimo sarà un inverno senza impianti caotici, senza riflettori, senza piste arancioni. Insomma, potrebbe essere un’occasione per rivedere le nostre priorità sul come andiamo in montagna.

  1. Prossimità

estateQuest’anno abbiamo imparato quanto importanti siano gli ambienti naturali vicino a casa, abbiamo riscoperto una bellezza più sobria e legata alle piccole cose, come uno scorcio dalla finestra o la bellezza di poter correre sull’argine dietro casa. Abbiamo iniziato a osservare con più attenzione gli uccelli che hanno sempre abitato nel nostro giardino e di cui non ci eravamo mai accorti. Insomma, abbiamo trovato la motivazione per valorizzare anche luoghi abbandonati e degradati, ora è il tempo di mettersi a lavoro per riuscire a farlo.

  1. Viaggio

Se c’è una cosa che pochi di noi sono riusciti a fare quest’anno è stato viaggiare in modo tradizionale. Ma noi di Ercole crediamo che ci siano tanti modi per viaggiare, e uno di questi è farlo in modo essenziale: un furgone, una strada, e tante miglia da scoprire davanti a noi. Abbiamo provato a raccontarvela come scelta di vita, proveremo a farlo ancora.

  1. Divieti

Indipendentemente dai meriti o dai demeriti, che sono argomenti troppo delicati, questi decreti ci hanno messo di fronte al fatto di non poter andare in Natura. Noi di Ercole crediamo che ragionare su questo possa essere l’opportunità per rivedere le nostre priorità, il nostro stile di vita, oltre alle piccole cose legate alla nostra quotidianità, come il mezzo di trasporto con cui andiamo al lavoro. Insomma, crediamo che le cose negative capitino, ma poi molto dipende dall’uso che decidiamo di farne.

  1. Numeri

L’aumento di persone sui sentieri e sulla neve ha però portato anche tanti problemi: inconsapevolezza, incidenti, sovraffollamento di quelli che un tempo erano luoghi sconosciuti e che oggi sono diventati come la Tour Eiffel, la cui immagine si deteriora a mano a mano che vengono fotografati. Come negozio, insieme ai nostri dipendenti, abbiamo provato ad accompagnare le persone che hanno iniziato ad avvicinarsi a un mondo che noi conosciamo da decenni, consapevoli che ci sia ancora un sacco di strada da fare.

Barbecue: come scegliere quello giusto

Che sia in giardino o sul balcone il barbecue è ormai parte integrante dell’arredo di casa. Il barbecue rappresenta la compagnia ed il mangiar sano.

A questo proposito bisogna dire che oggi abbiamo imparato che il barbecue può essere comodamente utilizzato per l’alimentazione di tutti i giorni e non richiede un’attenzione che porta via ore. Tutto sta appunto nella capacità di sfruttarlo al meglio delle sue potenzialità.

Per rispondere con soddisfazione alle diverse esigenze esistono vari modelli che si differenziano per dimensione e/o metodo di cottura.
Come per la scelta dell’abitazione il primo acquisto resterà nel cuore ma probabilmente si sentirà presto l’esigenza di “evolvere” e poter godere di qualche requisito in più.

Cosa distingue la cottura al barbecue rispetto al camino?
La presenza del coperchio che permette una cottura omogenea anche degli alimenti di grande spessore ed il controllo dell’umidità all’interno del barbecue con il controllo dell’aria e del calore nel bruciatore.
Tutto questo per ottenere una cottura croccante fuori e morbida dentro e grossi tranci di carne che restano squisitamente morbidi.
Cucinando alla griglia i succhi rilasciati dai cibi entrano in contatto con il calore che si trasformano in vapore a contatto con le barre e ricadono sul cibo mantenendolo morbido e donandogli il classico sapore di “barbecue”.

Per procedere alla scelta del barbecue bisogna tenere conto di che spazio si ha a disposizione, se  minimo o un ambiente ampio fuori casa, se la zona è vicina alla fornitura di gas, acqua e luce, se è riparata da sole e pioggia, se lo si sfrutterà per cuocere una braciola ogni tanto o si preferisce una vera e propria postazione completa ed articolata sfruttabile il più possibile.

Una volta fatte le dovute valutazioni si deve scegliere tra un barbecue a gas, a carbone o elettrico, tutte soluzioni valide che non intaccano sul risultato finale che è legato alla temperatura del barbecue e da come si distribuisce al suo interno.

BARBECUE A GAS

bbq-gasComodo perché si accende e funziona come il classico fornello di casa ed è pronto per la cottura in 10/15 minuti.
È composto da un bracere sul quale è fissato il coperchio, all’interno si trovano i classici bruciatori orizzontali e verticali e le più innovative piastre laterali che sfruttano gli infrarossi, le barre aromatizzanti per l’evaporazione dei liquidi provenienti dal cibo e le griglie di cottura dove posare il cibo. Esternamente, posta sotto al bracere, si trova la vaschetta per la raccolta dei grassi.

La temperatura all’interno del bracere, sempre costante ed uniforme, viene regolata dalle manopole dei bruciatori, con questa semplice operazione è possibile impostare un diverso metodo di cottura a seconda delle pietanze gestendo separatamente le varie zone di cottura.

BARBECUE A CARBONELLA O A LEGNA

bbq-carboneQuesto è il barbecue più conosciuto, molto più semplice a vedersi ma necessita di una certa capacità ed esperienza per raggiungere risultati soddisfacenti.
È composto da un bracere dotato di prese d’aria nella zona inferiore per la regolazione dell’ossigeno in entrata, all’interno si pone il combustibile, da una griglia di cottura, un coperchio composto di termometro esterno e delle piccole prese d’aria per mantenere la temperatura costante ed esternamente della vaschetta di raccolta grassi residui posta sotto al bracere.

Il carbone raggiunge temperature molto alte che tendono gradualmente a scendere, per questo richiede una certa attenzione perché la temperatura all’interno resti costante.
Infine servono 40/50 minuti per portarlo a temperatura e iniziare a cucinare, l’alternativa è utilizzare una ciminiera che permette di accelerare i tempi in cui i bricchetti diventano incandescenti.

BARBECUE ELETTRICO

bbq_elettricoIdeale per i piccoli spazi e decisamente di facile utilizzo questo tipo di barbecue si accende e si utilizza con molta facilità grazie all’alimentazione a corrente che però non può raggiungere temperature particolarmente alte per non consumare troppo, ciò nonostante offre una cottura diretta qualitativamente buona.

È composto di un bracere, una resistenza elettrica estesa su tutto il piano di cottura, una griglia di cottura scaldata dalla resistenza, il puntuale coperchio dotato di termometro e la vaschetta per la raccolta dei sughi di cottura.
Per raggiungere la temperatura ideale ci impiega circa una ventina di minuti e si utilizza come si farebbe con una bistecchiera.

PIASTRE IN ACCIAIO INOX

piastra-InoxNon si tratta di barbecue per l’assenza del coperchio ma per una vita ancora più facile e dei risultati davvero meritevoli si può optare anche per una piastra in acciaio Inox, pronta per la cottura in pochi minuti si pulisce, a fine utilizzo, in ancora meno tempo!
La piastra in acciaio permette di cucinare qualsiasi pietanza senza olio, senza provocare fumi e mescolare i sapori, in maniera professionale esaltando i sapori naturali perché non vengono mai contaminati da fumi e sughi di cottura.

È composta da una piastra di cottura in acciaio Inox, i bruciatori e la vaschetta di raccolta grassi.
Una volta accesa il fuoco riscalderà velocemente la piastra per conduzione e sarà possibile scegliere la temperatura di cottura per mezzo delle manopole, la piastra può essere contemporaneamente utilizzata anche come fornello a induzione per la preparazione di pietanze in pentola o padella.

Una volta compresi i vari metodi di cottura, i tempi di accensione ed eventualmente quelli di manutenzione, la scelta del primo barbecue deve anche essere una scelta fatta un po’ a pelle perché in fin dei conti questo strumento non deve essere considerato supplementare alla cucina tradizionale ma integrato al 100% e sfruttato al massimo.

Con lo strumento giusto è possibile fare una bella grigliata anche durante un'uscita fuori porta.
Con lo strumento giusto è possibile fare una bella grigliata anche durante un’uscita fuori porta.

Per concludere quando non ci sono problemi di spazio ma non si desidera attendere molto per iniziare a cucinare vale la pena considerare l’acquisto di un barbecue a gas, se si preferisce vivere una vera esperienza da griller e si vuole adoperare il barbecue nel tempo libero il prodotto giusto è quello a carbone, in entrambi i casi l’utilizzo sarà talmente ampio da permettere un continuo miglioramento e provare ricette sempre più articolate con grande soddisfazione. Infine se lo spazio è poco, il tempo anche e si cucina per poche persone vale la pena considerare il barbecue elettrico.
Storia a parte per le piastre in acciaio Inox che si discostano dal mondo barbecue ma permettono possibilità e risultati davvero straordinari.

Una volta scelto e provato il barbecue sarà indispensabile impegnarsi le prime volte e non scoraggiarsi subito, se lo strumento è di qualità non potrà essere colpa sua se i risultati non saranno pienamente soddisfacenti, allora basterà rivolgersi a noi o informarsi da chi è più esperto per conoscere la tecnica migliore da adottare davanti ad ogni difficoltà.

Una volta presa dimestichezza ed alimentata la passione si aprirà un vasto ed appassionante mondo sugli accessori e gli strumenti per utilizzare il barbecue al meglio o di ricettari super fantasiosi per sbizzarrirsi ma di questo magari parleremo più avanti.

3 consigli su come acquistare attrezzatura da montagna

È Natale, e il Natale è sempre un buon momento per giustificare qualche auto-regalo che non ci siamo permessi durante il resto dell’anno. Questo perché, lo sappiamo bene, certi capi da montagna costano.

3consgli_01Magari avete iniziato da poco, e non avete ancora molta confidenza con materiali, marchi e capi. Qualcuno vi ha detto che quella giacca è meglio di un’altra, lì per lì gli credete pure, ma poi qualcun altro vi dice il contrario. Insomma, potete decidere se fidarvi o no, ma la verità è che non siete del tutto sicuri di capire realmente che differenza ci sia tra un prodotto di qualità e uno di quelli che se anche si rompe dopo un mese, be’, poco male. Le motivazioni che vi restano per investire parecchi soldi su qualcosa si riducono al sentito dire, e al blasone del marchio.

Quindi, come fate a decidere se e come acquistare un prodotto senza avere esperienza e competenze tecniche? Qui proviamo a darvi qualche consiglio.

 1. Consiglio uno: poco è meglio.

Abbiamo clienti che vanno a camminare con lo stesso paio di pantaloni da quindici anni: probabilmente faranno qualche lavatrice in più, e avranno cucito qualche toppa qua e là; ma vestono un capo unico con una storia e tanti ricordi. Acquistare tanto significa buttare tanto, e anche se non siete degli animalisti, per fare un piumino serve pur sempre un’oca. Per cui se non siete convinti di qualcosa, non prendetela. Spesso non servono tanti prodotti: serve solo il prodotto giusto.

3consgli_02 2. Consiglio due: andate con ordine.

Avete iniziato da poco, e magari non volete spendere tanto subito, ma quando dovete farlo volete avere un bel prodotto. Sul mercato però ce ne sono così tanti che non sapete come scegliere. Il nostro consiglio? Andate con ordine. Molti iniziano dal marchio, perché glielo ha consigliato qualcuno: non serve a nulla. Quante volte avete sentito la frase «mi serve uno zaino, un amico mi ha consigliato Black Diamond»? Ok, ma a cosa ti serve quello zaino? Se avete bisogno di uno zaino da alpinismo probabilmente Black Diamond sarà un buon consiglio, ma se dovete andare a camminare non è una grande idea. Questo non significa che Black Diamond faccia schifo, Black Diamond fa ottimi zaini, ma copre una fascia di mercato precisa, che non è detto sia quella che serve a voi. Per questo, prima di tutto scegliete la fascia di mercato che fa più al caso vostro: per camminare in estate probabilmente non vi servirà uno scarpone da alpinismo, per cui dovreste orientarvi su una scarpa più leggera e comoda (approfondiremo l’argomento più avanti). Una volta che avete deciso quale genere di prodotto vi serve potete scegliere il marchio: in genere tutti i brand hanno almeno due o tre modelli per ogni fascia di mercato, metteteli uno a fianco all’altro e scegliete in base a quello che fa più al caso vostro.

 3. Consiglio tre: lasciatevi ispirare.

Se passate da noi, potrebbe capitarvi di dover scegliere tra due prodotti molto simili di due brand diversi, o che utilizzano gli stessi materiali (prima o dopo approfondiremo anche questo!). In questo caso, il nostro consiglio è di lasciarvi ispirare. È vero, il prodotto da montagna deve essere funzionale, ma noi crediamo che la poesia che ci trasmette un prodotto sia un aspetto molto importante. Le aziende non sono tutte uguali, ognuna spinge sugli aspetti che ritiene importanti a livello identitario e culturale. Ogni brand ha una storia da raccontare, e spesso quella storia non è soltanto un contorno per vendervi la giacca.

Dietro a un marchio ci sono persone! Se un marchio non ti muove dei sentimenti, forse è quello sbagliato. A nessuno piace spendere malvolentieri, quindi non abbiate paura a preferire qualcosa che vi trasmette qualcosa: è un capo, e lo dovete pur sempre indossare.

Per questo, nel 2020, crediamo che il negozio sia ancora la dimensione migliore per vendere e acquistare: prendetevi il tempo per venire qua ad osservare i prodotti, e toccateli, annusateli, provateli.

3consgli_03Oggi l’outdoor è diventata una moda.
E molti capi tecnici sono diventati cult anche nell’abbigliamento di tutti i giorni, questo forse ci ha trasformati un po’ tutti in “fashion victims”.
I montanari d’antan storceranno il naso, ma se invece di lamentarci sfruttassimo le tendenze per sprecare meno e fare scelte più consapevoli, e quindi anche più ecologiche?

Insomma, prima di comprare un prodotto innamoratevene, solo così sarà duraturo, e tra quindici o vent’anni, quando sarà finito e sarete costretti a buttarlo via inquinando il mondo, lo potrete fare sapendo almeno di aver dato un senso alla vita di quel prodotto. Questo, almeno per oggi, è il nostro unico vero consiglio per voi.

In questo articolo abbiamo citato qua e là tanti prodotti. Ricordatevi che se siete interessati a qualcosa o avete altri dubbi, potete venire a fare una chiacchierata con noi in negozio. Altrimenti, date un’occhiata a zaini, scarpe, giacche, e abbigliamento nostro shop online.

Il mondo sconosciuto dietro casa

Larici, foliage, colori saturi e toni caldi. L’autunno in fotografia è la stagione più bella, non c’è storia. Ma nella vita di noi comuni mortali l’autunno è ben altro: buio, freddo, e nebbia.

Sentiero_02Allenarsi in queste condizioni senza rimpiangere l’estate appena finita non è facile. Le giornate si accorciano e gli impegni ci impediscono di passare qualche ora in montagna, e, almeno cinque giorni su sette, correre si riduce soltanto a una cosa: argini.

Per chi abita in pianura gli argini dei fiumi diventano, più per necessità che per vocazione, la pista da atletica di chi corre fuori strada, e il più insopportabile tassello nella tabella di allenamento. Correre sugli argini ci ricorda quando facevamo le campestri a scuola, insomma un ricordo nel novanta percento dei casi orribile. L’aria fredda che penetra nei polmoni rende tutto più difficile, e il terreno erboso assorbe la maggior parte della potenza che scarichiamo a terra, ingoffando il gesto e rendendo ogni passo ancora più faticoso.

Sentiero_01Se vi state chiedendo per quale ragione in giro c’è poca gente che corre, probabilmente la risposta è perché è costretta a farlo in un posto che noi per primi riteniamo orribile. L’argine è un lungo cannocchiale che attraversa non visto paesi, periferie, zone industriali, unendosi e dividendosi con altri fiumiciattoli, fossi e torrenti, e creando una ragnatela che copre la pianura da Torino a Venezia. Insomma, l’argine è a tutti gli effetti un sentiero, e come ogni sentiero sembra nascere dal nulla, ma muore gettandosi in uno nuovo. Dal punto di vista biologico è un mondo a sé stante, dal punto di vista geostorico è il prodotto di politiche di regolazione idrica e di progettazione territoriale antichissime. Ma dal punto di vista paesaggistico, l’argine è soprattutto un punto di vista rialzato all’interno di un paesaggio dove tutto è orizzontale. Quando è limpido, dall’Astico si arriva a vedere Schio, e anche oltre, fino al Sacrario del Pasubio. Ma quando ci corriamo sopra non lo vediamo: ci scorrono davanti agli occhi ricordi lontani, pensieri quotidiani, la visita dal dentista del giorno dopo, la gara in Dolomiti dell’estate passata. Ma non vediamo ciò che ci circonda, facendoci perdere la gioia del momento. E così dopo un paio di autunni correrci sopra diventa sempre più insopportabile, finendo per farci perdere la voglia.

Ma quanto bello sarebbe se diventasse un luogo di condivisione?

Flagstaff, Arizona, un luogo leggendario nella scena dell’ultrarunning, ha un sistema sentieristico urbano che collega i distretti della città e attorno al quale ruota una community sportiva enorme. La ciclabile che da Praga porta a Berlino corre per buona parte tra l’argine e il letto stesso dell’Elba: entrando a Dresda da sud, sul letto del fiume si incontrano moltissimi Biergarten attorno ai quali la vita sociale si incontra con quella sportiva, rendendo il fiume non soltanto un semplice posto, ma anche un luogo, che non è la stessa cosa. Ora immaginate che i chilometri di argini presenti nella nostra provincia diventino motivo di condivisione. In diversi casi potrebbero essere anche funzionali dal punto di vista economico. È semplicissimo, e parte da noi: è sufficiente allacciarsi le scarpe da corsa e andare a scoprire il mondo che abbiamo dietro casa.

Qui uno degli ultimi articoli con i consigli del reparto sportivo per una corsa sicura anche nelle stagioni fredde.

Vello d’agnello, perché?

L’inverno si avvicina ed i primi freddi possono nascondere insidie per grandi e per piccini, questi ultimi non hanno le capacità di esprimere il loro disagio e per questo è utile trovare soluzioni che attenuino il più possibile gli sbalzi termini.

A tal proposito oggi vogliamo parlare del materassino e del sacco in vello d’agnello, prodotti per l’infanzia che possono prestare un ottimo servizio a tutte le età in quanto sfrutta le caratteristiche naturali della lana quando questa è  a contatto con il corpo.

Il vello d’agnello ha una azione termoregolatrice molto utile sia in pieno inverno che durante le mezze stagioni perché mantiene costante la temperatura corporea.
Il vello è antibatterico grazie alla presenza della lanolina e favorisce il benessere del bambino in quanto mantiene gli odori di casa o della mamma, fondamentali per rassicurarlo.

La manutenzione di questo prodotto non è affatto impegnativa perché si autopulisce semplicemente lasciandolo all’aria aperta.

Sul mercato è possibile trovare il vello d’agnello in vari formati, dalla pelle intera fino ad arrivare a veri e propri sacchi di diverse misure, vediamone alcuni:

tappetoLa pelle intera è disponibile in varie misure e colori e viene posta sotto al bambino ogni stagione dell’anno e soprattutto in qualsiasi contesto come ad esempio nella culla durante la nanna o come tappetino gioco durante le attività affinché il bambino tragga sempre tutti i benefici di questo contatto.

materassinoIl materassino per ovetto e il materassino per passeggino universali sono interessanti perché, utilizzati in tutte le stagioni, offrono calore in inverno e un’ottima traspirabilità in piena estate evitando il disagio della sudorazione.
Il materassino offre al piccolo un contatto termico, se invece lo si vuole avvolgere la scelta cade sui sacchi per passeggino che contengono il bimbo e sono adatti soprattutto per l’inverno.

saccoIl sacco per passeggino 2 in 1 accoglie il piccino dalla nascita, perché indicato per le uscite con l’ovetto e la carrozzina per poi andarlo a completare con un’aggiunta in dotazione quando il bambino passerà al passeggino.
Chi invece ha già un bambino in età superiore ai 6 mesi può scegliere un sacco in vello d’agnello grande.
In tutti i casi il consiglio è di accertarsi che la cerniera nei piedini permetta di utilizzarlo anche con le scarpine sporche o quando il piccolo sarà cresciuto.
Quando il bimbo sarà ormai grande per il passeggino il sacco in vello d’agnello potrà essere ancora molto utile, aprendo completamente la cerniera si trasformerà in una comoda copertina confortevole in ogni stagione dell’anno.

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True vanlife

Intervista ad Andrea Tarlao. A cura di Filippo Caon. Foto di Elisa Bessega.

Da bambino sognavo di vivere in un camper con cui potermi muovere portando dietro tutto il mio mondo – ero troppo legato agli oggetti, e forse lo sono ancora. Poi le cose sono andate diversamente; ma quando leggo la storia di qualcuno che vive in furgone, magari anche soltanto per un periodo della sua vita, mi ritorna in mente quel desiderio.
In fondo lo abbiamo fatto tutti un milione di volte: chiudere gli occhi e immaginarci in un furgone, con un paio di sci sul tettuccio e una coppia di mezze corde nel bagagliaio, e andarcene in giro per l’Alaska o per la California.

Con i social non dobbiamo più chiudere nemmeno gli occhi, basta aprire Instagram e cercare #vanlife per vedere miliardi di immagini di gente che fa finta di fare la vita che vorremmo fare noi. Poi come campino tutte quelle persone non lo sa nessuno, ma è bello immaginare che ci sia gente abbastanza ricca da vivere eternamente in vacanza senza fare nulla.
Ciononostante,
a noi le storie troppo belle per essere vere non interessano più di tanto, e quindi siamo andati a cercare qualcuno che quella vita la fa veramente. E che per farla ha deciso di rinunciare a un po’ di cose, prendendo il bello e il brutto di ciò che questo comporta.

DSCF2911-12Andrea Tarlao era un amico di amici, ci siamo incontrati quest’anno a Destination Santa, una gara/reunion che degli amici organizzano a casa loro in Valfurva. Io, quel giorno, impigrito dall’annata, ho corso la 42 km, mentre Andrea ha corso la sua prima 50 miglia (sì, 80 km). Ed è arrivato uno.

Andrea, di getto: nome, cognome, età, città di nascita, città in cui hai vissuto. E poi le domande serie: cosa si prova a correre 50 miglia?

Allora… Andrea Tarlao, 34 anni, prossimo ai 35, nato e vissuto a Gorizia (Italia), per poi trasferirmi prima a Parigi e poi a Berlino.

Sinceramente, non me l’aspettavo di correre le 50 miglia, effettivamente la mia intenzione era di correre i 40 km, però poi mi sono lanciato e mi sono lasciato prendere dall’entusiasmo all’ultimo momento. Devo ammettere che è stata un’esperienza indimenticabile. Che dire? La montagna è il mio elemento e mi piace viverla arrampicando e correndo. Adoro la fatica e il gioco di potere che si crea tra mente e corpo: ti fa sentire vivo.
Ho corso i primi 40 km in compagnia di un altro atleta, il tempo è volato e i panorami hanno aiutato ad azzerare la fatica. Nella seconda parte, dopo 1000 m di dislivello in una manciata di km, quando l’adrenalina era ancora alta, ho avuto un primo cedimento.
Mi sono seduto per qualche minuto ad un bivio: da una parte potevo facilmente rientrare in paese e dall’altra 35 km di salite e discese. Ho chiuso gli occhi e mi sono detto che potevo farcela. Da quel momento ho alternato corsa a camminata in base ai cedimenti della mente (tra non lo farò mai più, che idea di… e non mi fermerò). Negli ultimi 5 km l’energia è risalita e ho ripreso a correre come se non avessi avuto 75 km sulle gambe. All’arrivo tutti i pensieri negativi sono spariti e la voglia di provare a superare un altro traguardo si è insediata dentro di me.

Te l’avranno chiesto un milione di volte: dove hai passato la quarantena?

slacklineLa quarantena l’ho passata ad Albarracin, in Spagna, un piccolo paese nella provincia di Terruel. Una mecca per il bouldering su massi di arenisca rossa. Purtroppo l’arrampicata non era permessa.
Un’amica però ci ha lasciato parcheggiare i furgoni nel suo giardino, dove abbiamo installato delle slackline e highline tra gli alberi. Abbiamo montato un ‘campus Board’ (per allenarci nell’arrampicata). Poi dopo qualche settimana ho deciso di rientrare in Slovenia dove vive mia madre, per cambiare furgone e approfittare del lockdown per camperizzarlo.

Non ti chiederò perché hai deciso di vivere in un furgone, mi piace pensare che sia una cosa personale, ma ti chiedo a cosa hai rinunciato per poterlo fare, sempre che tu abbia rinunciato a qualcosa. E cosa hai guadagnato.

Quando ho comprato e camperizzato il mio primo furgone vivevo a Berlino, pensavo di andare in Spagna per un mese ad arrampicare con degli amici, poi le cose mi sono un po’ sfuggite di mano, ora sono quattro anni che vivo in van. Cosa ho guadagnato… sicuramente una sensazione di libertà, non ho bollette da pagare non ho un affitto e non avendo famiglia da mantenere non mi fa paura se i soldi in banca sono pochi.
Perdere delle sicurezze può spaventare a morte però credo ti faccia capire che le cose importanti non sono le otto ore di lavoro e lo stress che ne deriva. Ogni mattina mi sveglio in mezzo alla Natura, tiro fuori il mio materassino e faccio un po’ di stretching, una sana colazione con tanta frutta e avena e via ad arrampicare o a correre. Sicuramente non è una vita per tutti e le incertezze per il futuro sono molte, però per me ne vale la pena.

Parlaci della tua stufa.

Andrea TarlaoL’idea della stufa è nata durante il primo anno di viaggio. Molti vanlifer possiedono una stufa a legna, che dà sempre una bella sensazione di casa. Quando ho cambiato il furgone e sono passato da un Transporter ad un Ducato L3H2, ho subito fatto il foro sul tetto per la canna fumaria.
A differenza di molti che se la costruiscono da soli, io ho trovato un sito inglese che vendeva piccole stufe per outdoor e l’ho ordinata. Non c’è nulla di più bello ed accogliente quando fuori piove e la temperatura si abbassa di riscaldare l’ambiente e cenare assieme a qualche amico, sempre lasciando un po’ di finestra aperta per il giro d’aria…

La vanlife è esplosa negli ultimi anni. E come è naturale che sia è esplosa anche la sua presenza sui social. Qual è il tuo rapporto con Instagram, e cosa pensi delle foto delle ragazzine in bikini sul retro di un van?

Instagram lo uso pochissimo. Cerco di lasciare il cellulare in van quando arrampico o corro… praticamente tutto il giorno. Anche quella è una forma di non libertà.
Per quanto riguarda le ragazze in bikini, le ho viste solo sui social, nella realtà non ne ho viste molte, forse ho sbagliato sport per incontrarle, però quel che è certo è che ho incontrato ragazze assai toste che fanno la mia stessa vita.

Black Crows e lo skialp che ci piace

Ogni negozio sceglie una fascia di mercato su concentrarsi in base alla propria visione dello sport e al proprio retaggio culturale.
Noi di Ercole abbiamo deciso di avvicinarci a uno stile di scialpinismo meno vincolato alla prestazione sportiva e alle gare, e più attento all’etica e alla cultura outdoor, e al rapporto con l’ambiente.
Per questo motivo i nostri store manager hanno selezionato per voi una gamma di sci più vicini al mondo del backcountry e del freeride. Tra i diversi brand che teniamo in negozio, oggi abbiamo deciso di parlarvi di Black Crows.

Bruno Compagnet
Bruno Compagnet

Black Crows venne fondata nel 2005 a Chamonix da Camille Jaccoux e Bruno Compagnet. I due avevano un’idea molto semplice: «volevamo creare un marchio di sci per tutti. Per mia mamma. Per tutti. Non volevamo assolutamente creare uno sci che ci rinchiudesse in un’unica categoria. Non solo gare. Non solo grandi montagne. Con questi sci puoi fare qualunque cosa».
I due proposero l’idea all’industriale Christophe Villemin, e così nel 2006 lanciarono il primo modello, Corvus. Oggi il brand ha un successo mondiale e i suoi sci spopolano nel backcountry e nel mondo del freeride.

Probabilmente avrete presente il logo e l’aspetto inconfondibile dei loro monocolore. Ma i Black Crows non sono solo di moda, sono anche dei super sci. Vediamo perché.

  1. «Volevamo creare un marchio di sci per tutti…»

Villemin la spara alta, ma in effetti il marchio francese offre una gamma di sci molto ampia, con sciancrature e pesi diversi, adatti alle esigenze di ogni sciatore. In negozio ne teniamo una selezione ampissima, passate a vederli. Questo significa che sono in grado di soddisfare sia chi ama le curve strette sia chi non vuole fronzoli quando si tratta di peso e prestazioni. Freeride, backcountry, sci ripido, persino sci alpino.

  1. Affidabilità

Se c’è una cosa che rende i Black Crows unici è che fanno esattamente quello per cui li avete scelti: una volta trovata la soluzione più adatta a voi, che sia salita o discesa, risponderanno perfettamente. Hanno solette spesse, lamine spesse il che gli offre resistenza, durabilità e grande affidabilità. Insomma, sono sci da montagna.

  1. Non è solo una questione di spessori

È vero, Black Crows non è un marchio della grande distribuzione, e proprio per questo può permettersi ancora di più di adottare soluzioni innovative e di investire nella ricerca e nell’originalità. Infine, non smetteremo mai di ripeterlo, di un prodotto non contano soltanto le caratteristiche tecniche, ma conta anche la poesia che un brand è in grado di trasmettervi. È questo che intendiamo quando parliamo di cultura outdoor: quello che cerchiamo in un marchio, prima di sceglierlo, sia come negozio che come persone, è la filosofia. E in Black Crows l’abbiamo trovata.

Sci Black Crows
Sci Black Crows

Se volete saperne di più venite a fare una chiacchierata in reparto. Per vedere o modelli in vendita anche da casa visita il SITO ma approfitta delle competenze dei nostri collaboratori e confrontati con loro.

Autunno: La corsa serale

correre di seraLe giornate sono ancora bellissime e dopo una giornata di lavoro fare una corsa aiuta a scaricare la tensione e a ritrovare un buon equilibrio psicofisico.
Inutile aggiungere che resta una delle poche attività sportive che non vengono messe in discussione in tempo di Covid, ovviamente se vengono rispettate le più basilari norme di sicurezza.

Attenzione però perché in autunno il buio arriva presto ed è nostro preciso dovere renderci visibili agli altri, soprattutto se facciamo corsa su strada.
Per questo è consigliabile che l’abbigliamento abbia inserti ben visibili o, meglio ancora, indossate un gilet catarifrangente che potrà essere sfruttato anche se ci si muove in bicicletta o per ogni attività svolta lungo le strade.

lampada frontale iko PetzlSempre per scongiurare il rischio di non essere visti proponiamo Iko e Iko Core, le nuove lampade frontali della Petzl, rispettivamente da 350 o 500 lumens; la seconda ha la ricarica usb incorporata, la prima invece

utilizza le pile mini stilo date in dotazione e permette l’optional della batteria Petzl “Core”. Entrambe le Iko sono molto leggere e con illuminazione a led che offre un cono di luce sia profondo che ampio.

scarpa da uomo Clifton 7 Hoka One OneTrattandosi di corsa non possiamo resistere alla tentazione di parlare della Clifton 7 di Hoka One One, scarpa legata al mondo del running su strada decisamente performante anche su strada bianca.
La Clifton 7 è indicata fino ai 75 kg di peso corporeo ma per un uso amatoriale si può tranquillamente superare tale valore; è una scarpa dotata di rocker, molto leggera (poco più di 200 grammi) che permette di rullare ed avere ottimi tempi di corsa, ideale per le medie e le lunghe percorrenze.
La versione AI 2020/21 con la nuova tomaia fascia molto di più la pianta del piede aumentando così la sensibilità. Il nuovo inserto permette al piede di entrare meglio e mantenere fisso il tallone. L’intersuola, avvolgendo l’arco plantare, riduce notevolmente  la vibrazione negativa che grava nelle articolazioni e per finire la suola garantisce un’ottima ammortizzazione dando un pieno contatto a terra.

Poche scelte ma precise, quelle perfette per rendere la corsa su strada uno sport sano e sicuro anche la sera.