3 consigli su come acquistare attrezzatura da montagna

È Natale, e il Natale è sempre un buon momento per giustificare qualche auto-regalo che non ci siamo permessi durante il resto dell’anno. Questo perché, lo sappiamo bene, certi capi da montagna costano.

3consgli_01Magari avete iniziato da poco, e non avete ancora molta confidenza con materiali, marchi e capi. Qualcuno vi ha detto che quella giacca è meglio di un’altra, lì per lì gli credete pure, ma poi qualcun altro vi dice il contrario. Insomma, potete decidere se fidarvi o no, ma la verità è che non siete del tutto sicuri di capire realmente che differenza ci sia tra un prodotto di qualità e uno di quelli che se anche si rompe dopo un mese, be’, poco male. Le motivazioni che vi restano per investire parecchi soldi su qualcosa si riducono al sentito dire, e al blasone del marchio.

Quindi, come fate a decidere se e come acquistare un prodotto senza avere esperienza e competenze tecniche? Qui proviamo a darvi qualche consiglio.

 1. Consiglio uno: poco è meglio.

Abbiamo clienti che vanno a camminare con lo stesso paio di pantaloni da quindici anni: probabilmente faranno qualche lavatrice in più, e avranno cucito qualche toppa qua e là; ma vestono un capo unico con una storia e tanti ricordi. Acquistare tanto significa buttare tanto, e anche se non siete degli animalisti, per fare un piumino serve pur sempre un’oca. Per cui se non siete convinti di qualcosa, non prendetela. Spesso non servono tanti prodotti: serve solo il prodotto giusto.

3consgli_02 2. Consiglio due: andate con ordine.

Avete iniziato da poco, e magari non volete spendere tanto subito, ma quando dovete farlo volete avere un bel prodotto. Sul mercato però ce ne sono così tanti che non sapete come scegliere. Il nostro consiglio? Andate con ordine. Molti iniziano dal marchio, perché glielo ha consigliato qualcuno: non serve a nulla. Quante volte avete sentito la frase «mi serve uno zaino, un amico mi ha consigliato Black Diamond»? Ok, ma a cosa ti serve quello zaino? Se avete bisogno di uno zaino da alpinismo probabilmente Black Diamond sarà un buon consiglio, ma se dovete andare a camminare non è una grande idea. Questo non significa che Black Diamond faccia schifo, Black Diamond fa ottimi zaini, ma copre una fascia di mercato precisa, che non è detto sia quella che serve a voi. Per questo, prima di tutto scegliete la fascia di mercato che fa più al caso vostro: per camminare in estate probabilmente non vi servirà uno scarpone da alpinismo, per cui dovreste orientarvi su una scarpa più leggera e comoda (approfondiremo l’argomento più avanti). Una volta che avete deciso quale genere di prodotto vi serve potete scegliere il marchio: in genere tutti i brand hanno almeno due o tre modelli per ogni fascia di mercato, metteteli uno a fianco all’altro e scegliete in base a quello che fa più al caso vostro.

 3. Consiglio tre: lasciatevi ispirare.

Se passate da noi, potrebbe capitarvi di dover scegliere tra due prodotti molto simili di due brand diversi, o che utilizzano gli stessi materiali (prima o dopo approfondiremo anche questo!). In questo caso, il nostro consiglio è di lasciarvi ispirare. È vero, il prodotto da montagna deve essere funzionale, ma noi crediamo che la poesia che ci trasmette un prodotto sia un aspetto molto importante. Le aziende non sono tutte uguali, ognuna spinge sugli aspetti che ritiene importanti a livello identitario e culturale. Ogni brand ha una storia da raccontare, e spesso quella storia non è soltanto un contorno per vendervi la giacca.

Dietro a un marchio ci sono persone! Se un marchio non ti muove dei sentimenti, forse è quello sbagliato. A nessuno piace spendere malvolentieri, quindi non abbiate paura a preferire qualcosa che vi trasmette qualcosa: è un capo, e lo dovete pur sempre indossare.

Per questo, nel 2020, crediamo che il negozio sia ancora la dimensione migliore per vendere e acquistare: prendetevi il tempo per venire qua ad osservare i prodotti, e toccateli, annusateli, provateli.

3consgli_03Oggi l’outdoor è diventata una moda.
E molti capi tecnici sono diventati cult anche nell’abbigliamento di tutti i giorni, questo forse ci ha trasformati un po’ tutti in “fashion victims”.
I montanari d’antan storceranno il naso, ma se invece di lamentarci sfruttassimo le tendenze per sprecare meno e fare scelte più consapevoli, e quindi anche più ecologiche?

Insomma, prima di comprare un prodotto innamoratevene, solo così sarà duraturo, e tra quindici o vent’anni, quando sarà finito e sarete costretti a buttarlo via inquinando il mondo, lo potrete fare sapendo almeno di aver dato un senso alla vita di quel prodotto. Questo, almeno per oggi, è il nostro unico vero consiglio per voi.

In questo articolo abbiamo citato qua e là tanti prodotti. Ricordatevi che se siete interessati a qualcosa o avete altri dubbi, potete venire a fare una chiacchierata con noi in negozio. Altrimenti, date un’occhiata a zaini, scarpe, giacche, e abbigliamento nostro shop online.

Il mondo sconosciuto dietro casa

Larici, foliage, colori saturi e toni caldi. L’autunno in fotografia è la stagione più bella, non c’è storia. Ma nella vita di noi comuni mortali l’autunno è ben altro: buio, freddo, e nebbia.

Sentiero_02Allenarsi in queste condizioni senza rimpiangere l’estate appena finita non è facile. Le giornate si accorciano e gli impegni ci impediscono di passare qualche ora in montagna, e, almeno cinque giorni su sette, correre si riduce soltanto a una cosa: argini.

Per chi abita in pianura gli argini dei fiumi diventano, più per necessità che per vocazione, la pista da atletica di chi corre fuori strada, e il più insopportabile tassello nella tabella di allenamento. Correre sugli argini ci ricorda quando facevamo le campestri a scuola, insomma un ricordo nel novanta percento dei casi orribile. L’aria fredda che penetra nei polmoni rende tutto più difficile, e il terreno erboso assorbe la maggior parte della potenza che scarichiamo a terra, ingoffando il gesto e rendendo ogni passo ancora più faticoso.

Sentiero_01Se vi state chiedendo per quale ragione in giro c’è poca gente che corre, probabilmente la risposta è perché è costretta a farlo in un posto che noi per primi riteniamo orribile. L’argine è un lungo cannocchiale che attraversa non visto paesi, periferie, zone industriali, unendosi e dividendosi con altri fiumiciattoli, fossi e torrenti, e creando una ragnatela che copre la pianura da Torino a Venezia. Insomma, l’argine è a tutti gli effetti un sentiero, e come ogni sentiero sembra nascere dal nulla, ma muore gettandosi in uno nuovo. Dal punto di vista biologico è un mondo a sé stante, dal punto di vista geostorico è il prodotto di politiche di regolazione idrica e di progettazione territoriale antichissime. Ma dal punto di vista paesaggistico, l’argine è soprattutto un punto di vista rialzato all’interno di un paesaggio dove tutto è orizzontale. Quando è limpido, dall’Astico si arriva a vedere Schio, e anche oltre, fino al Sacrario del Pasubio. Ma quando ci corriamo sopra non lo vediamo: ci scorrono davanti agli occhi ricordi lontani, pensieri quotidiani, la visita dal dentista del giorno dopo, la gara in Dolomiti dell’estate passata. Ma non vediamo ciò che ci circonda, facendoci perdere la gioia del momento. E così dopo un paio di autunni correrci sopra diventa sempre più insopportabile, finendo per farci perdere la voglia.

Ma quanto bello sarebbe se diventasse un luogo di condivisione?

Flagstaff, Arizona, un luogo leggendario nella scena dell’ultrarunning, ha un sistema sentieristico urbano che collega i distretti della città e attorno al quale ruota una community sportiva enorme. La ciclabile che da Praga porta a Berlino corre per buona parte tra l’argine e il letto stesso dell’Elba: entrando a Dresda da sud, sul letto del fiume si incontrano moltissimi Biergarten attorno ai quali la vita sociale si incontra con quella sportiva, rendendo il fiume non soltanto un semplice posto, ma anche un luogo, che non è la stessa cosa. Ora immaginate che i chilometri di argini presenti nella nostra provincia diventino motivo di condivisione. In diversi casi potrebbero essere anche funzionali dal punto di vista economico. È semplicissimo, e parte da noi: è sufficiente allacciarsi le scarpe da corsa e andare a scoprire il mondo che abbiamo dietro casa.

Qui uno degli ultimi articoli con i consigli del reparto sportivo per una corsa sicura anche nelle stagioni fredde.

Vello d’agnello, perché?

L’inverno si avvicina ed i primi freddi possono nascondere insidie per grandi e per piccini, questi ultimi non hanno le capacità di esprimere il loro disagio e per questo è utile trovare soluzioni che attenuino il più possibile gli sbalzi termini.

A tal proposito oggi vogliamo parlare del materassino e del sacco in vello d’agnello, prodotti per l’infanzia che possono prestare un ottimo servizio a tutte le età in quanto sfrutta le caratteristiche naturali della lana quando questa è  a contatto con il corpo.

Il vello d’agnello ha una azione termoregolatrice molto utile sia in pieno inverno che durante le mezze stagioni perché mantiene costante la temperatura corporea.
Il vello è antibatterico grazie alla presenza della lanolina e favorisce il benessere del bambino in quanto mantiene gli odori di casa o della mamma, fondamentali per rassicurarlo.

La manutenzione di questo prodotto non è affatto impegnativa perché si autopulisce semplicemente lasciandolo all’aria aperta.

Sul mercato è possibile trovare il vello d’agnello in vari formati, dalla pelle intera fino ad arrivare a veri e propri sacchi di diverse misure, vediamone alcuni:

tappetoLa pelle intera è disponibile in varie misure e colori e viene posta sotto al bambino ogni stagione dell’anno e soprattutto in qualsiasi contesto come ad esempio nella culla durante la nanna o come tappetino gioco durante le attività affinché il bambino tragga sempre tutti i benefici di questo contatto.

materassinoIl materassino per ovetto e il materassino per passeggino universali sono interessanti perché, utilizzati in tutte le stagioni, offrono calore in inverno e un’ottima traspirabilità in piena estate evitando il disagio della sudorazione.
Il materassino offre al piccolo un contatto termico, se invece lo si vuole avvolgere la scelta cade sui sacchi per passeggino che contengono il bimbo e sono adatti soprattutto per l’inverno.

saccoIl sacco per passeggino 2 in 1 accoglie il piccino dalla nascita, perché indicato per le uscite con l’ovetto e la carrozzina per poi andarlo a completare con un’aggiunta in dotazione quando il bambino passerà al passeggino.
Chi invece ha già un bambino in età superiore ai 6 mesi può scegliere un sacco in vello d’agnello grande.
In tutti i casi il consiglio è di accertarsi che la cerniera nei piedini permetta di utilizzarlo anche con le scarpine sporche o quando il piccolo sarà cresciuto.
Quando il bimbo sarà ormai grande per il passeggino il sacco in vello d’agnello potrà essere ancora molto utile, aprendo completamente la cerniera si trasformerà in una comoda copertina confortevole in ogni stagione dell’anno.

Se sei interessato a vedere i prodotti disponibili clicca qui

True vanlife

Intervista ad Andrea Tarlao. A cura di Filippo Caon. Foto di Elisa Bessega.

Da bambino sognavo di vivere in un camper con cui potermi muovere portando dietro tutto il mio mondo – ero troppo legato agli oggetti, e forse lo sono ancora. Poi le cose sono andate diversamente; ma quando leggo la storia di qualcuno che vive in furgone, magari anche soltanto per un periodo della sua vita, mi ritorna in mente quel desiderio.
In fondo lo abbiamo fatto tutti un milione di volte: chiudere gli occhi e immaginarci in un furgone, con un paio di sci sul tettuccio e una coppia di mezze corde nel bagagliaio, e andarcene in giro per l’Alaska o per la California.

Con i social non dobbiamo più chiudere nemmeno gli occhi, basta aprire Instagram e cercare #vanlife per vedere miliardi di immagini di gente che fa finta di fare la vita che vorremmo fare noi. Poi come campino tutte quelle persone non lo sa nessuno, ma è bello immaginare che ci sia gente abbastanza ricca da vivere eternamente in vacanza senza fare nulla.
Ciononostante,
a noi le storie troppo belle per essere vere non interessano più di tanto, e quindi siamo andati a cercare qualcuno che quella vita la fa veramente. E che per farla ha deciso di rinunciare a un po’ di cose, prendendo il bello e il brutto di ciò che questo comporta.

DSCF2911-12Andrea Tarlao era un amico di amici, ci siamo incontrati quest’anno a Destination Santa, una gara/reunion che degli amici organizzano a casa loro in Valfurva. Io, quel giorno, impigrito dall’annata, ho corso la 42 km, mentre Andrea ha corso la sua prima 50 miglia (sì, 80 km). Ed è arrivato uno.

Andrea, di getto: nome, cognome, età, città di nascita, città in cui hai vissuto. E poi le domande serie: cosa si prova a correre 50 miglia?

Allora… Andrea Tarlao, 34 anni, prossimo ai 35, nato e vissuto a Gorizia (Italia), per poi trasferirmi prima a Parigi e poi a Berlino.

Sinceramente, non me l’aspettavo di correre le 50 miglia, effettivamente la mia intenzione era di correre i 40 km, però poi mi sono lanciato e mi sono lasciato prendere dall’entusiasmo all’ultimo momento. Devo ammettere che è stata un’esperienza indimenticabile. Che dire? La montagna è il mio elemento e mi piace viverla arrampicando e correndo. Adoro la fatica e il gioco di potere che si crea tra mente e corpo: ti fa sentire vivo.
Ho corso i primi 40 km in compagnia di un altro atleta, il tempo è volato e i panorami hanno aiutato ad azzerare la fatica. Nella seconda parte, dopo 1000 m di dislivello in una manciata di km, quando l’adrenalina era ancora alta, ho avuto un primo cedimento.
Mi sono seduto per qualche minuto ad un bivio: da una parte potevo facilmente rientrare in paese e dall’altra 35 km di salite e discese. Ho chiuso gli occhi e mi sono detto che potevo farcela. Da quel momento ho alternato corsa a camminata in base ai cedimenti della mente (tra non lo farò mai più, che idea di… e non mi fermerò). Negli ultimi 5 km l’energia è risalita e ho ripreso a correre come se non avessi avuto 75 km sulle gambe. All’arrivo tutti i pensieri negativi sono spariti e la voglia di provare a superare un altro traguardo si è insediata dentro di me.

Te l’avranno chiesto un milione di volte: dove hai passato la quarantena?

slacklineLa quarantena l’ho passata ad Albarracin, in Spagna, un piccolo paese nella provincia di Terruel. Una mecca per il bouldering su massi di arenisca rossa. Purtroppo l’arrampicata non era permessa.
Un’amica però ci ha lasciato parcheggiare i furgoni nel suo giardino, dove abbiamo installato delle slackline e highline tra gli alberi. Abbiamo montato un ‘campus Board’ (per allenarci nell’arrampicata). Poi dopo qualche settimana ho deciso di rientrare in Slovenia dove vive mia madre, per cambiare furgone e approfittare del lockdown per camperizzarlo.

Non ti chiederò perché hai deciso di vivere in un furgone, mi piace pensare che sia una cosa personale, ma ti chiedo a cosa hai rinunciato per poterlo fare, sempre che tu abbia rinunciato a qualcosa. E cosa hai guadagnato.

Quando ho comprato e camperizzato il mio primo furgone vivevo a Berlino, pensavo di andare in Spagna per un mese ad arrampicare con degli amici, poi le cose mi sono un po’ sfuggite di mano, ora sono quattro anni che vivo in van. Cosa ho guadagnato… sicuramente una sensazione di libertà, non ho bollette da pagare non ho un affitto e non avendo famiglia da mantenere non mi fa paura se i soldi in banca sono pochi.
Perdere delle sicurezze può spaventare a morte però credo ti faccia capire che le cose importanti non sono le otto ore di lavoro e lo stress che ne deriva. Ogni mattina mi sveglio in mezzo alla Natura, tiro fuori il mio materassino e faccio un po’ di stretching, una sana colazione con tanta frutta e avena e via ad arrampicare o a correre. Sicuramente non è una vita per tutti e le incertezze per il futuro sono molte, però per me ne vale la pena.

Parlaci della tua stufa.

Andrea TarlaoL’idea della stufa è nata durante il primo anno di viaggio. Molti vanlifer possiedono una stufa a legna, che dà sempre una bella sensazione di casa. Quando ho cambiato il furgone e sono passato da un Transporter ad un Ducato L3H2, ho subito fatto il foro sul tetto per la canna fumaria.
A differenza di molti che se la costruiscono da soli, io ho trovato un sito inglese che vendeva piccole stufe per outdoor e l’ho ordinata. Non c’è nulla di più bello ed accogliente quando fuori piove e la temperatura si abbassa di riscaldare l’ambiente e cenare assieme a qualche amico, sempre lasciando un po’ di finestra aperta per il giro d’aria…

La vanlife è esplosa negli ultimi anni. E come è naturale che sia è esplosa anche la sua presenza sui social. Qual è il tuo rapporto con Instagram, e cosa pensi delle foto delle ragazzine in bikini sul retro di un van?

Instagram lo uso pochissimo. Cerco di lasciare il cellulare in van quando arrampico o corro… praticamente tutto il giorno. Anche quella è una forma di non libertà.
Per quanto riguarda le ragazze in bikini, le ho viste solo sui social, nella realtà non ne ho viste molte, forse ho sbagliato sport per incontrarle, però quel che è certo è che ho incontrato ragazze assai toste che fanno la mia stessa vita.

Black Crows e lo skialp che ci piace

Ogni negozio sceglie una fascia di mercato su concentrarsi in base alla propria visione dello sport e al proprio retaggio culturale.
Noi di Ercole abbiamo deciso di avvicinarci a uno stile di scialpinismo meno vincolato alla prestazione sportiva e alle gare, e più attento all’etica e alla cultura outdoor, e al rapporto con l’ambiente.
Per questo motivo i nostri store manager hanno selezionato per voi una gamma di sci più vicini al mondo del backcountry e del freeride. Tra i diversi brand che teniamo in negozio, oggi abbiamo deciso di parlarvi di Black Crows.

Bruno Compagnet
Bruno Compagnet

Black Crows venne fondata nel 2005 a Chamonix da Camille Jaccoux e Bruno Compagnet. I due avevano un’idea molto semplice: «volevamo creare un marchio di sci per tutti. Per mia mamma. Per tutti. Non volevamo assolutamente creare uno sci che ci rinchiudesse in un’unica categoria. Non solo gare. Non solo grandi montagne. Con questi sci puoi fare qualunque cosa».
I due proposero l’idea all’industriale Christophe Villemin, e così nel 2006 lanciarono il primo modello, Corvus. Oggi il brand ha un successo mondiale e i suoi sci spopolano nel backcountry e nel mondo del freeride.

Probabilmente avrete presente il logo e l’aspetto inconfondibile dei loro monocolore. Ma i Black Crows non sono solo di moda, sono anche dei super sci. Vediamo perché.

  1. «Volevamo creare un marchio di sci per tutti…»

Villemin la spara alta, ma in effetti il marchio francese offre una gamma di sci molto ampia, con sciancrature e pesi diversi, adatti alle esigenze di ogni sciatore. In negozio ne teniamo una selezione ampissima, passate a vederli. Questo significa che sono in grado di soddisfare sia chi ama le curve strette sia chi non vuole fronzoli quando si tratta di peso e prestazioni. Freeride, backcountry, sci ripido, persino sci alpino.

  1. Affidabilità

Se c’è una cosa che rende i Black Crows unici è che fanno esattamente quello per cui li avete scelti: una volta trovata la soluzione più adatta a voi, che sia salita o discesa, risponderanno perfettamente. Hanno solette spesse, lamine spesse il che gli offre resistenza, durabilità e grande affidabilità. Insomma, sono sci da montagna.

  1. Non è solo una questione di spessori

È vero, Black Crows non è un marchio della grande distribuzione, e proprio per questo può permettersi ancora di più di adottare soluzioni innovative e di investire nella ricerca e nell’originalità. Infine, non smetteremo mai di ripeterlo, di un prodotto non contano soltanto le caratteristiche tecniche, ma conta anche la poesia che un brand è in grado di trasmettervi. È questo che intendiamo quando parliamo di cultura outdoor: quello che cerchiamo in un marchio, prima di sceglierlo, sia come negozio che come persone, è la filosofia. E in Black Crows l’abbiamo trovata.

Sci Black Crows
Sci Black Crows

Se volete saperne di più venite a fare una chiacchierata in reparto. Per vedere o modelli in vendita anche da casa visita il SITO ma approfitta delle competenze dei nostri collaboratori e confrontati con loro.

Autunno: La corsa serale

correre di seraLe giornate sono ancora bellissime e dopo una giornata di lavoro fare una corsa aiuta a scaricare la tensione e a ritrovare un buon equilibrio psicofisico.
Inutile aggiungere che resta una delle poche attività sportive che non vengono messe in discussione in tempo di Covid, ovviamente se vengono rispettate le più basilari norme di sicurezza.

Attenzione però perché in autunno il buio arriva presto ed è nostro preciso dovere renderci visibili agli altri, soprattutto se facciamo corsa su strada.
Per questo è consigliabile che l’abbigliamento abbia inserti ben visibili o, meglio ancora, indossate un gilet catarifrangente che potrà essere sfruttato anche se ci si muove in bicicletta o per ogni attività svolta lungo le strade.

lampada frontale iko PetzlSempre per scongiurare il rischio di non essere visti proponiamo Iko e Iko Core, le nuove lampade frontali della Petzl, rispettivamente da 350 o 500 lumens; la seconda ha la ricarica usb incorporata, la prima invece

utilizza le pile mini stilo date in dotazione e permette l’optional della batteria Petzl “Core”. Entrambe le Iko sono molto leggere e con illuminazione a led che offre un cono di luce sia profondo che ampio.

scarpa da uomo Clifton 7 Hoka One OneTrattandosi di corsa non possiamo resistere alla tentazione di parlare della Clifton 7 di Hoka One One, scarpa legata al mondo del running su strada decisamente performante anche su strada bianca.
La Clifton 7 è indicata fino ai 75 kg di peso corporeo ma per un uso amatoriale si può tranquillamente superare tale valore; è una scarpa dotata di rocker, molto leggera (poco più di 200 grammi) che permette di rullare ed avere ottimi tempi di corsa, ideale per le medie e le lunghe percorrenze.
La versione AI 2020/21 con la nuova tomaia fascia molto di più la pianta del piede aumentando così la sensibilità. Il nuovo inserto permette al piede di entrare meglio e mantenere fisso il tallone. L’intersuola, avvolgendo l’arco plantare, riduce notevolmente  la vibrazione negativa che grava nelle articolazioni e per finire la suola garantisce un’ottima ammortizzazione dando un pieno contatto a terra.

Poche scelte ma precise, quelle perfette per rendere la corsa su strada uno sport sano e sicuro anche la sera.

Manutenzione del camper

Chi acquista un camper solitamente ne ha anche grande cura, spesso si recuperano i prodotti di casa invece ci sono in commercio prodotti dedicati, specifici per le sue superfici e per la manutenzione dei serbatoi.

Con questo articolo vogliamo lasciare una breve panoramica che presenti, a grandi linee, i vari prodotti.

PULIZIA_camper

Partiamo dall’interno del mezzo, non c’é nulla di più comodo di un pulitore multiuso e allora che sia super concentrato e ad alto potere detergente utile per la pulizia di tutte le superfici lavabili come plastica, acciaio inox, laminato e cromature, meglio se indicato anche per sgrassare vetri e superfici dure senza lasciare aloni.

In bagno consigliamo un prodotto disincrostante specifico che consente la pulizia e l’igiene profonda, indicato per eliminare ogni incrostazione profumando gradevolmente.
Per il wc un liquido sanitario fluido per la pulizia della tazza e della valvola di scarico garantiscono igiene e costante manutenzione ordinaria è bene sceglierlo per evitare la formazione di batteri e lubrificare le guarnizioni della toilette.
Non dimentichiamo che la carta igienica deve essere quella per i WC chimici e fissi indicata per evitare le ostruzioni e facilitare lo svuotamento del serbatoio di scarico.

Per prevenire gli odori derivanti dai depositi di grassi e aiutare la manutenzione del serbatoio di scarico e delle tubazioni è necessario utilizzare un prodotto altamente efficace specifico per serbatoi delle acque grigie, ancor meglio se rilascia un profumo fresco che sa pulito.
Passiamo ora alle acque grigie dove va utilizzato con regolarità un prodotto sanificante che permette il trattamento periodico di pulizia e sanitizzazione evitando così il proliferare dei cattivi odori, fermentazioni, muffe, funghi ed alghe.

Infine passiamo alla pulizia dell’esterno del camper dove consigliamo un detergente specifico che pulisce, lucida e protegge efficacemente tutte le superfici metalliche come acciaio, alluminio, rame e ottone senza intaccare ceramiche e plastica magari ci si può accertare che svolga anche un’azione repellente contro polvere e acqua.

Inutile dire che un’ottimale manutenzione del camper è tutta a vantaggio di chi lo vive ma permette anche di mantenere alto il suo valore in caso di vendita futura.

Per saperne di più sui vari prodotti specifici per la manutenzione e la cura del camper visita la nostra pagina e per qualsiasi informazione scrivi a info@ercoletempolibero.it.

 

Tenda e scarponi, un trekking in Sicilia

Marco del reparto CAMPEGGIO ci propone un trekking sulla Magna via Francigena con tenda in spalla, un percorso realizzato da pochi anni  per promuovere “il turismo lento” in Sicilia.

percorso“L’itinerario, da Palermo a Agrigento, è lungo 180 chilometri, e si può dividere comodamente in 9 tappe.
Questo trekking è ideale tutto l’anno (in estate sarà un po’ caldo), in inverno ho trovato un clima primaverile con giornate tra i 17-20 gradi! Sembrava il paradiso 🙂

Ho esplorato zone della Sicilia interna che non conoscevo, camminato per chilometri in mezzo al nulla circondato da campi e prati fioriti, coccolato dal sole e dal vento. Il tempo non era più scandito dalle lancette dell’orologio… Tutto torna ad essere più lento: sembra di vivere in un mondo passato, quasi fantastico, lontano dal caos del XXI secolo. Il suono dei passi sui sassi o sull’asfalto, il respiro reso più o meno affannoso dalla pendenza del sentiero, la cadenza di una canzone sussurrata a mezza voce diventano i ritmi che scandiscono lo scorrere lento del tempo.

Sono passato tra antiche città come Corleone e Sutera dove si respira un’aria d’altri tempi, fra antichi palazzi nobiliari, alte case schiacciate tra loro, e nelle viuzze il profumo dei dolci appena sfornati.

Fiori ad AgrigentoL’arrivo a Agrigento è stato davvero emozionate.
Dall’alto della città si vedeva il mare, e una visita alla Valle dei Templi non poteva certo mancare.

Per compiere un’esperienza di questo tipo sono varie le possibilità per dormire: b&b, ostelli, ospitalità in famiglia o tenda.
Io ho alternato giorni in tenda per prediligere il contatto con la natura e giorni in ostello per darmi la possibilità di conoscere persone fantastiche.

Perché dormire in tenda?
La risposta è in una sola parola: Libertà,  puoi fermarti dove vuoi, ammiri dei cieli stellati stupendi, e ti senti un tutt’uno con la natura che ti circonda.
Optando per tende da trekking come ad esempio quelle di MSR (come ho fatto io) il peso e l’ingombro da portarsi appresso sono davvero relativi e l’esperienza risulterà ancora più emozionante.
Le tende per il trekking si montano molto facilmente e sopportano anche condizioni metereologiche avverse.
Dotate di zanzariere e areazioni sono ideali anche in estate ed in ambienti umidi.

tabella piastrellaPer i più timorosi è bene sapere che il percorso è segnato da simboli bianco-rossi, tabelle e piastrelle con il logo del Cammino quindi perdersi è impossibile!
Sul cammino si incontrano altri viaggiatori che spesso si trasformano in compagni di viaggio, a volte in veri e propri amici.

Il mio viaggio in Sicilia è durato 2 settimane, mi sono sentito subito a casa grazie all’ospitalità dei siciliani, persone amichevoli e disponibili che non mancano mai di dimostrare il viscerale amore per la loro splendida terra.

Cosa ho imparato?
Al ritorno da ogni viaggio mi porto sempre a casa, oltre ai ricordi, un bagaglio di esperienza e di nuove competenze, questa volta ho imparato a fare il bucato! 😀

Come mi sono organizzato?
Si viaggia solo con lo zaino quindi bisogna avere tutto il necessario e niente di più, le scelte devono rivelarsi tutte vincenti, per questo già dagli scarponi o dalle scarpe da trekking bisogna avvalersi di prodotti altamente performanti, io ho usato le Speedgoat di Hoka, ottime anche con fango e pioggia perché progettate per affrontare ogni tipo di percorso durante la corsa fuoristrada.
Queste però le ho sempre indossate, come un paio di calzini, mutande, t-shirt, pantalone lungo e un pile.
Nello zaino c’era un cambio per tutti questi indumenti e in più una giacca
, la bandana un fazzoletto di cotone, il cappellino e gli occhiali da sole.

Durante il cammino si fanno molte amicizie, spesso durevoli nel tempo.
Durante il cammino si fanno molte amicizie, spesso durevoli nel tempo.

Per l’igiene quotidiana: dentifricio e spazzolino, un asciugamano in microfibra ed adesso sicuramente l’igienizzante.

Per il pernottamento è meglio preferire un sacco a pelo che pesi 1 kg al massimo, il materassino gonfiabile per me è indispensabile ed io consiglio il modello Air Lite di Ferrino che pesa 400g ed è molto comodo!

Per mangiare servono:
Tazza, posate, pentola, fornellino da trekkingaccendino, cartuccia del gas e borracce che consiglio in acciaio per il mantenimento della temperatura.

Inoltre non deve mancare:
Un kit pronto soccorso, la fotocamera, un libro, il power bank e ovviamente la tenda, meglio se a due posti e leggerissima.

Quanto deve pesare lo zaino?
Consiglio di non superare gli 8/10 kg con il cibo, calcolando che sarà poi da aggiungere il peso della tenda, del materassino solitamente posti fuori.

A mio avviso la cosa più importante che può essere posta anche in fondo allo zaino e che fortunatamente non pesa nulla ma al contrario alleggerisce è la voglia d’avventura! 🙂

Buon Cammino!”

Marco

Campeggi e turismo al via almeno in Veneto

Con il Decreto in vigore dal 18 maggio 2020 le vacanze non sembrano più utopia, al via i campeggi e le strutture recettive in genere.

Al momento non ci si può spostare dalla propria regione ma se tutto andrà bene dal 3 giugno sarà possibile percorrere tutta Italia senza alcuna giustificazione e addirittura viaggiare in Europa (Regno Unito compreso) senza essere sottoposti a quarantena.
Come amanti del plein air non possiamo che mettere l’accento sulla possibilità di usare camper o caravan per viverla con le stesse sicurezze di casa propria, ancora non sono state date indicazioni specifiche su questo modo di fare vacanza ma contiamo di avere a breve novità.

Teniamo anche conto che i possessori di tende possono munirsi di wc chimico per ridurre al minimo la permanenza in zone promiscue nei campeggi i quali a brevissimo saranno pronti ad ospitare i propri clienti.
A tal proposito riportiamo un estratto del Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto n. 70 del 17 maggio 2020.

  • STRUTTURE RICETTIVE ALL’APERTO (CAMPEGGI)
    Per questa tipologia di strutture si inseriscono indicazioni specifiche, rimandando ad una lettura di quanto indicato per le strutture recettive per aspetti di carattere generale.
  • Predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione, comprensibile anche per i clienti di altra nazionalità.
  • Potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura > 37,5 °C. § Garantire il rispetto del distanziamento interpersonale (salvo gli appartenenti allo stesso nucleo familiare) di almeno un metro in tutte le aree comuni e favorire la differenziazione dei percorsi all’interno delle strutture, con particolare attenzione alle zone di ingresso e uscita. Si suggerisce, a tal proposito, di affiggere dei cartelli informativi e/o di delimitare gli spazi (ad esempio, con adesivi da attaccare sul pavimento, palline, nastri segnapercorso, ecc.).
  • È prevista la sorveglianza del rispetto dei distanziamenti sociali minimi da parte di personale incaricato.
  • La postazione dedicata alla reception e alla cassa può essere dotata di barriere fisiche (es. schermi); in ogni caso, favorire modalità di pagamento elettroniche e gestione delle prenotazioni online, con sistemi automatizzati di check-in e check-out ove possibile.
  • L’addetto al servizio di ricevimento deve provvedere, alla fine di ogni turno di lavoro, alla pulizia del piano di lavoro e delle attrezzature utilizzate.
  • Gli ospiti devono sempre utilizzare la mascherina quando non all’interno dell’area delimitata dalla piazzola personale e comunque sempre quando non è possibile garantire la distanza interpersonale di almeno un metro (salvo gli appartenenti allo stesso nucleo familiare) e quando non impegnati in attività fisica.
  • Il personale dipendente è tenuto all’utilizzo della mascherina sempre quando in presenza dei clienti e comunque in ogni circostanza in cui non sia possibile garantire la distanza interpersonale di almeno un metro.
  • Garantire un’ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per l’igiene delle mani con soluzioni idro-alcoliche in varie postazioni all’interno della struttura, promuovendone l’utilizzo frequente da parte dei clienti e del personale.
  • Ogni oggetto fornito in uso dalla struttura all’ospite, dovrà essere disinfettato prima e dopo di ogni utilizzo.
  • Garantire la frequente pulizia e disinfezione di tutti gli ambienti e locali, con particolare attenzione alle aree comuni e alle superfici toccate con maggiore frequenza (corrimano, interruttori della luce, pulsanti degli ascensori, maniglie di porte e finestre, ecc.); deve essere garantita adeguata aerazione degli spazi chiusi.
  • Per i servizi igienici ad uso comune, considerata la peculiarità degli stessi nel contesto di queste strutture, sono introdotti interventi di pulizia da effettuare almeno 3 volte al giorno.
  • É necessario il controllo e la manutenzione dei sistemi di aerazione/ventilazione, nonché la pulizia dei filtri d’aria.
  • Delimitazione del limite della piazzola; i lati aperti (porta d’accesso) delle unità abitative posizionate nella piazzola (camper, tenda, roulotte) devono rispettare una distanza di almeno 3 metri tra le stesse unità.
  • Raccomandazione agli occupanti della piazzola di pulire e sanificare gli arredi esterni oltre a quelli interni.
  • L’intervento di manutentori/dipendenti negli appartamenti in presenza degli ospiti dovrà essere effettuato in modo da garantire il distanziamento sociale di almeno un metro.

Rivolgiamo ai camperisti alcune informazioni di servizio per essere pronti al momento opportuno:
Le sedute revisioni presso la Motorizzazione Civile verranno riaperte il 25 maggio. A chi ha perso l’appuntamento durante il periodo di isolamento sarà destinata una nuova data con possibilità di viaggiare allegando la prenotazione alla carta di circolazione.
Le revisioni con scadenza compresa tra l’8 marzo e il 31 luglio avranno la scadenza prorogata al 31 ottobre 2020.
Ricordiamo anche che le pratiche di immatricolazione, revisione e passaggi di proprietà sono state riaperte il 4 maggio.

Molti clienti ci stanno chiedendo se e come è possibile rispettare il distanziamento sociale durante le vacanze in camper ma al momento non sono state date specifiche direttive.

Al momento, per logica,  lo spazio interno del camper può essere occupato dai soli appartenenti allo stesso nucleo familiare, attendiamo aggiornamenti che non mancheremo di diffondere.

Ultimi luoghi di ristoro e pernottamento di cui vogliamo parlare sono i rifugi, luoghi simbolo di libertà e contatto con la natura, con l’ultimo DPCM possono aprire anche loro, ovviamente nel rispetto delle solite rigide ma indispensabili norme di igiene e distanziamento.

RIFUGI ALPINI
Norme generali riguardanti l’accesso ai rifugi (aree esterne):
L’area esterna al rifugio, deve essere delimitata, consentendo un accesso regolamentato. In presenza di plateatico (tavoli, panche…) è necessario inserire un cartello che richiami le norme igieniche e le distanze di sicurezza e prevedere percorsi che non permettano l’incrocio delle persone.
All’ingresso dell’area deve essere appostato un dispenser con disinfettante per le mani. Il gestore all’interno dell’area dovrà invitare gli ospiti al rispetto della distanza sociale di 1 metro, (questa norma non viene applicata per i nuclei familiari), all’utilizzo dei presidi personali, quali mascherine o guanti.
É d’obbligo usare la tovaglietta monouso e procedere alla sanificazione del tavolo e delle sedute prima del riutilizzo dei posti. Viene effettuato solo servizio al tavolo. Una parte dei posti a sedere esterni è riservata alla ristorazione prenotata. Nelle aree esterne deve essere prevista una zona dedicata al pranzo al sacco ad accesso limitato.
É opportuno, ove possibile, provvedere alla copertura esterna con gazebi, tende, pensiline, limitando così l’eccessiva pressione all’entrata del rifugio.
Accoglienza in rifugio:
L’entrata in rifugio è contingentata in base al numero di persone previsto e si potrà accedere solo utilizzando i dispositivi di sicurezza previsti (mascherina e guanti). Non può essere effettuato servizio al banco, ma solo al tavolo.
Ove possibile, è necessario individuare dei percorsi all’interno del rifugio che non consentano l’incrocio tra persone.
Il pernottamento ed erogazione pasti possono essere forniti solo su prenotazione obbligatoria.
Accesso alle aree interne del rifugio:
La movimentazione tra le stanze del rifugio avviene solo utilizzando i dispositivi di sicurezza. È fatto divieto di muoversi nella zona notte dei rifugi con gli scarponi: gli ospiti dovranno indossare ciabatte proprie.
Nel caso in cui si raggiunga l’occupazione massima prevista dei posti a sedere per la ristorazione all’interno del rifugio, nel rispetto delle distanze di sicurezza, il gestore deve predisporre un cartello in entrata che blocchi l’accesso.
Camere da letto:
All’ingresso di ogni camera deve essere previsto un dispenser di gel disinfettante.
Il posto letto deve essere comprensivo di materasso con coprimaterasso in tessuto lavabile, set monouso composto da copri materasso + copri federa monouso: Rimane comunque obbligatorio l’utilizzo del sacco a pelo personale. Nel caso si vogliano utilizzare le lenzuola monouso, queste dovranno essere aggiuntive rispetto al coprimaterasso e al coprifedera monouso.

Per gli amanti del mare aggiungiamo anche le informazioni che fanno riferimento alla Regione Venero che riguardano gli stabilimenti balneari.
Già dal 18 maggio sarà possibile fermarsi sulle spiagge venete mentre gli stabilimenti riapriranno il 25.

ATTIVITÀ TURISTICHE (STABILIMENTI BALNEARI E SPIAGGE)
Le presenti indicazioni si applicano agli stabilimenti balneari, alle spiagge attrezzate e alle spiagge libere.

  • Predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione, comprensibile anche per i clienti di altra nazionalità. Si promuove, a tal proposito, l’accompagnamento all’ombrellone da parte di personale dello stabilimento adeguatamente preparato (steward di spiaggia) che illustri ai clienti le misure di prevenzione da rispettare.
  • È necessario rendere disponibili prodotti igienizzanti per i clienti e per il personale in più punti dell’impianto
  • Privilegiare l’accesso agli stabilimenti tramite prenotazione e mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 gg.
  • Potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura > 37,5 °C.
  • La postazione dedicata alla cassa può essere dotata di barriere fisiche (es. schermi); in alternativa il personale deve indossare la mascherina e avere a disposizione gel igienizzante per le mani. In ogni caso, favorire modalità di pagamento elettroniche, eventualmente in fase di prenotazione.
  • Riorganizzare gli spazi, per garantire l’accesso allo stabilimento in modo ordinato, al fine di evitare assembramenti di persone e di assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra gli utenti, ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale; detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale. Se possibile organizzare percorsi separati per l’entrata e per l’uscita.
  • Assicurare un distanziamento tra gli ombrelloni (o altri sistemi di ombreggio) in modo da garantire una superficie di almeno 10 m2 per ogni ombrellone, indipendentemente dalla modalità di allestimento della spiaggia (per file orizzontali o a rombo).
  • Tra le attrezzature di spiaggia (lettini, sedie a sdraio), quando non posizionate nel posto ombrellone, deve essere garantita una distanza di almeno 1,5 m.
  • Regolare e frequente pulizia e disinfezione delle aree comuni, spogliatoi, cabine, docce, servizi igienici, etc., comunque assicurata dopo la chiusura dell’impianto.
  • Le attrezzature come ad es. lettini, sedie a sdraio, ombrelloni etc. vanno disinfettati ad ogni cambio di persona o nucleo famigliare. In ogni caso la sanificazione deve essere garantita ad ogni fine giornata.
  • Per quanto riguarda le spiagge libere, si ribadisce l’importanza dell’informazione e della responsabilizzazione individuale da parte degli avventori nell’adozione di comportamenti rispettosi delle misure di prevenzione. Al fine di assicurare il rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1 metro tra le persone e gli interventi di pulizia e disinfezione dei servizi eventualmente presenti si suggerisce la presenza di un addetto alla sorveglianza. Anche il posizionamento degli ombrelloni dovrà rispettare le indicazioni sopra riportate.
  • È da vietare la pratica di attività ludico-sportive di gruppo che possono dar luogo ad assembramenti.
  • Gli sport individuali che si svolgono abitualmente in spiaggia (es. racchettoni) o in acqua (es. nuoto, surf, windsurf, kitesurf) possono essere regolarmente praticati, nel rispetto delle misure di distanziamento interpersonale. Diversamente, per gli sport di squadra (es. beach-volley, beach-soccer) sarà necessario rispettare le disposizioni delle istituzioni competenti.

Ci sentiamo di fare a tutti una raccomandazione: se notate qualche inadempienza da perte dei gestori delle attività parlate direttamente con loro aiutandoli a svolgere il meglio il loro lavoro per il bene della salute pubblica e della nostre attività commerciali, postare fotografie e mettere alla pubblica gogna chi sta cercando faticosamente di rimettersi in piedi non fa il bene di nessuno.

Crediamo nell’Italia e negli italiani, sosteniamo il nostro turismo e la nostra economia.

Prova attrezzatura sci alpinismo 2019

La consueta prova attrezzatura sci alpinismo 2019 Ercole dell’8 dicembre è stata una festa ed è stato fantastico viverla in tanti.

Locandina prova
La locandina della prova

La giornata è iniziata alle prime luci dell’alba rendendola un po’ speciale, il cielo completamente libero da nuvole ha donato al personale del reparto sportivo la carica giusta per affrontare l’intensa giornata.

L’organico si è completato in fretta con gli agenti preposti all’assistenza presso i loro punti prova quali Simone Barberi per Black Crows e Plum, Piero Berbenni per Scott e Filippo Zanin e Suhan De Vei per Scarpa, completavano l’area prove Elan e ATK gestiti e presentati dal personale del negozio.
Molta attrezzatura da provare, con differenti caratteristiche, sempre in continuo movimento!

Più di 50 partecipanti, alcuni non si erano iscritti ma sono stati accettati con entusiasmo, per fortuna Ester aveva previsto questa possibilità e si era già fatta preparare qualche skipass in più che è stato puntualmente sfruttato.

Gli agenti si sono ritenuti molto soddisfatti di questa prova attrezzatura sci alpinismo osservando che a differenza degli altri test a cui hanno preso parte, in questo caso non si sono limitati alla regolazione dell’attrezzatura ma hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con il pubblico spiegando al meglio le caratteristiche dei prodotti in prova.

borsaDurante il test un barbecue Outdoorchef insaporiva l’aria con l’invitante profumo di salsicce per gli ospiti, ulteriore motivo di confronto ma anche opportunità per riposarsi o attendere il prossimo sci da provare.
A fine giornata è stata anche apprezzata la borsa porta scarponi offerta da Ercole ad ogni partecipante.

Neve perfetta, tempo ottimale, fantastica compagnia, personale qualificato e partecipanti molti interessati, cosa possiamo pretendere di più?
Piuttosto ci auguriamo che queste ore siano state utili per focalizzare l’attrezzatura più adatta alle singole esigenze.