ACROSS, Pieni e vuoti del turismo tradizionale

Per il primo appuntamento dell’anno abbiamo scelto di portare subito i nostri clienti su un argomento fondamentale: la sostenibilità degli sport di montagna. Cercando quel collegamento stretto e indissolubile che lega la natura e la montagna a chi la vive e la attraversa direttamente. A séguito della proiezione dei documentari “ACROSS” e “Vanishing Lines i nostri ospiti dialogheranno col pubblico sugli argomenti della serata: l’ambiente, la montagna e la sostenibilità.

I poster dei due documentari

Appuntamento quindi mercoledì 16 marzo, alle 20,30 al reparto campeggio del negozio per la proiezione del documentario “ACROSS” di Luca Albrisi, supportato da Patagonia e Birra del bosco. Seguirà poi il documentario prodotto da Patagonia Europe “VANISHING LINES”. Entrambi trattano il turismo sciistico invernale nelle alpi, analizzato sotto uno sguardo critico e mettendo il focus su modelli turistici alternativi.

ACROSS Emptiness

Il paesaggio alpino contemporaneo è il risultato di una stratificazione di azioni umane e di azioni naturali che interagiscono da secoli. In uno scenario in cui l’azione umana è tanto potente ha ancora senso di parlare di spazi naturali? In pieno lockdown Luca Albrisi attraversa i luoghi del turismo tradizionale alpino trasfigurati dalla pandemia, portandoci in uno scenario surreale e apparentemente svuotato, per interrogarci sulla sostenibilità di quel sistema, sullo spazio per modelli alternativi e sul ruolo della comunità outdoor all’interno di questo processo.

Vanishing Lines

L’addomesticamento della montagna ha subìto processi analoghi in tutto l’arco alpino, ma modificandosi in base a seconda della morfologia del territorio. Con l’espansione di stazioni sciistiche e di nuove infrastrutture sempre più infrastrutture invadono oggi anche i luoghi più alti e a lungo intoccati. Vanishing Lines parla di questi luoghi, chiedendosi quale sia il futuro dei ghiacciai, e di quante aree sciistiche abbiamo ancora bisogno.

E dopo?

Finita la proiezione dei due documentari, parleremo con Luca Albrisi, Alessandra Tanas (project manager di sviluppo territoriale delle aree alpine), e Elisa Bessega (fotografa e attivista di The Outdoor Manifesto) di sistemi di sviluppo turistico alternativi, del rapporto tra le attività sportive e le loro conseguenze economiche e antropologiche, del rapporto tra uomo e montagna nel nostro secolo, in un dialogo aperto col pubblico.
Modera la serata Filippo Caon, attivista, ultrarunner e scrittore di montagna, nonché amico e collaboratore di ERCOLE Tempo Libero.

Luca Albrisi
Luca Albrisi in due parole

Milanese di origini è diventato maestro di snowboard a soli 21 anni, si è laureato in Filosofia e specializzato in tecniche di narrazione, documentarismo e storytelling.
Nel 2012 ha co-fondato Pillow Lab una società di comunicazione e produzione video specializzata in creazione di contenuti relativi al mondo outdoor con la quale hanno vinto un Ispo Award per la comunicazione e lo storytelling tra progetti provenienti da tutto il mondo.
La sua grande passione per lo snowboard freeride e alpinistico ha trovato sfogo nella pratica dello splitboarding, da qui la pubblicazione del libro “Splitboard – tra tecnica e filosofia” mentre il connubio tra outdoor, ecologia e narrazione lo ha poi portato a scrivere e dirigere il documentario “The Clean Approach. Essere, Outdoor” tutt’ora in tour e ha preso parte ad alcuni tra i più importanti Film Festival di montagna.
In seguito nasce inDEEPendent | Outdoor Narrative & Luca Albrisi brand tramite i quali gestisce le sue attività di “scrittura, documentarismo e tutto quello che c’è nel mezzo” al fine di far coesistere la sua identità di snowboarder, quella di narratore e quella di ambientalista.
“Credo profondamente nell’importanza di uno stile di vita sostenibile – che cerco di perseguire nei vari aspetti della mia esistenza – ma sono convinto della necessità di intraprendere una partecipazione attiva nella lotta in nome della difesa dell’ambiente naturale.”
Per questo, insieme ad altri amici, ha scritto e sottoscritto il “The Clean Outdoor Manifesto” con il fine di contribuire allo sviluppo di una cultura outdoor sostenibile innescando un cambiamento che venga dal basso e volto a costituire una massa critica nel mondo outdoor. 

 

Riepilogo della serata:

Mercoledì 16 marzo, ore 20,30
Presso ERCOLE, Via Tre Scalini 1 – Dueville (VI)

info: sport@ercoletmepolibero.it

L’evento è organizzato nel pieno rispetto delle norme anti Covid

 

Barbecue, da una passione nasce un mestiere

Come ti chiami e da quando tempo lavori da Ercole…

Mi chiamo Rossella ho 46 anni e sono nata a Vicenza, lavoro da Ercole da agosto 2020.

Come vivi il tuo rapporto con l’aria aperta? Che attività outdoor pratichi?

Adoro la natura e l’aria aperta… per me è rigenerante fare una passeggiata in mezzo alla natura o semplicemente rimanere seduta ad osservare quello che mi circonda, il cielo, le nuvole, la vegetazione… amo particolarmente il mare e mi piace di più osservarlo fuori stagione.

Di cosa ti occupi specificamente all’interno del negozio?

Mi occupo del reparto BBQ, è il mio mondo, lo sento e lo vivo 360 gradi. A casa ho quattro barbecue. Mi sono avvicinata arrivando dalla mia passione per la cucina, e col mio primo barbecue tradizionale a gas ho iniziato a sperimentare tecniche di cottura diverse e così ho continuato. Per me barbecue è sì convivialità, ma non necessariamente con la classica abbuffata, può anche andare nella direzione di una cucina saporita ma comunque sana.

Se dovessi spiegare il barbecue a una persona che non ne sa nulla, come me, cosa diresti?

Il barbecue è un sistema di cottura che può essere sfruttato in molti modi diversi a seconda di cosa si vuole cucinare. Ce ne sono di più semplici fino a molto tecnici, ma anche questi ultimi, spesso dotati di sonde per la cottura ne facilitano l’utilizzo anche alla persona meno esperta. Quello che faccio normalmente è capire il cliente che ho di fronte, e il motivo per cui ha deciso di acquistare un BBQ, provando quindi a delineare quale sia il prodotto che si avvicina più al suo modo di pensare. Naturalmente dò delle spiegazioni al cliente, ma lo invito sempre a tornare in negozio dopo l’acquisto per accompagnarlo in una crescita che gli permetta di sfruttare completamente il prodotto e magari sperimentare nuove tecniche di cottura e conoscere eventuali accessori di supporto.

Come hai visto cambiare l’approccio del cliente negli ultimi anni?

Sicuramente il cliente è cambiato rispetto al passato, è molto più esigente ma anche informato sui prodotti che vuole acquistare, questo grazie a tutte le informazioni che si trovano sul web, ma che sicuramente non sostituiscono un rivenditore preparato e competente.

Quali brand tratta il tuo reparto e in che modo li selezioni?

I brand trattati sono molti, dal più conosciuto Weber, a Napoleon, Campingaz,  Pla.Net Outdoor Cooking, Char Broil… Chiaramente prima di inserire un nuovo prodotto prendo informazioni dal web per poi sviluppare la ricerca con l’azienda che lo tratta. Fortunatamente nella maggior parte dei casi posso vedere il prodotto in azione presso le aziende stesse. Sono una persona curiosa, quindi se qualche cliente o un amico mi parla di un marchio che non conosco approfondisco subito.

Il prodotto che ti ha stupito di più nell’ultimo anno?

Il prodotto che mi ha stupito di più? Beh, in realtà non quest’anno, ma è da un po’ che esiste… direi il BBQ a pellet, ancora sconosciuto a molti. Permette tutti i tipi di cottura con un sapore davvero unico: quello della legna.

Su cosa vorreste puntare come negozio?

Sicuramente il negozio punta ad essere semplicemente più specializzato nei vari reparti, con personale qualificato e formato per rispondere a ogni esigenza del cliente. A mano a mano che si raggiunge un obiettivo ne nascono di nuovi, per migliorare.

Come ti piacerebbe vedere crescere ERCOLE nei prossimi anni?

Come dicevo, mi piacerebbe vedere una crescita continua… c’è stata negli anni e continuerà ad esserci. Vorrei sviluppare di più il settore “cucine da esterno” accostandole al reparto giardino, che trattiamo al piano superiore, per offrire al cliente la praticità di cucinare all’aperto associata al valore estetico dei nostri arredi.

E invece il cliente? Come ti piacerebbe vederlo cambiare?

Il cliente è già molto diverso rispetto al passato, sarebbe bello interagire in maniera ancora più approfondita, questo grazie anche a dimostrazioni pratiche che torneremo a fare a breve e che ultimamente abbiamo dovuto tralasciare.

Spin me on the miles

Intervista di Filippo Caon a Marco De Gaspari

A luglio 2021 mi apprestavo a tentare, per la seconda volta, la traversata del Lagorai in meno di ventiquattro ore. L’idea di collegare un’intera catena montuosa in una sola giornata è una cosa affascinante e rappresenta perfettamente la mia idea di ultrarunning: un percorso logico e lineare che parte da un punto A e arriva a un punto B. Nessuna assistenza, se non qualche amico che cucina polenta sul percorso, e tante persone, migliori amici e sconosciuti, con cui condividere tante ore in montagna. Nei mesi precedenti avevo corso principalmente sulle scorrevoli forestali attorno a Trento, ma il Lagorai era tutto un altro ambiente. A meno di una settimana da quella data ero anche rimasto senza scarpe, e quelle che avevo usato nei mesi precedenti non le avrei volute avere ai piedi su quei sentieri. Alla fine, confrontandomi con Francesco Orrico e con Marco Gissi ho peso un paio di Scarpa Spin Infinity da Ercole, e mi sono presentato alla partenza avendoci corso sopra un’oretta sull’argine dietro casa e un’altra ora in ciclabile a Predazzo. Ho corso ventidue ore su una scarpa nuova e mai provata prima: sono stato fortunato; ma al di là della fortuna le Spin mi sono piaciute. Mesi dopo, ho provato (e consumato) un paio di Spin 2.0, che mi è piaciuto anche di più (per una ragione divertente, il paio su cui ho corso era la versione da donna).

Marco De Gasperi

Così ho chiesto ad Andrea Ercole se avesse un vecchio paio di Spin ‘1’ da testare (che non si chiamavano ‘uno’, ma è per intenderci) per scriverci qualcosa sopra. Poi ho fatto una telefonata a Marco De Gasperi per capire qualcosa di più della linea Spin e per sapere più dettagliatamente le modifiche che sono state fatte tra i vari modelli. Mi è costato un po’ di tempo in ricerca e approfondimento, ma mi sono divertito a scriverlo. Buona lettura.

Al tempo, la Spin sancisce l’ingresso di Scarpa nel mondo running, che anche oggi, a diversi anni di distanza, resta la serie su cui si identifica il calzaturificio di Montebelluna. La prima Spin ha tutte le caratteristiche di un modello minimalista che si adatta alla corsa di pochi: concede poco o nulla, ammortizza meno, ma è molto reattiva, leggera e veloce anche sul tecnico, con una tassellatura in Vibram Megagrip che è rimasta valida nel tempo. È la scarpa con cui si allena Ueli Steck, e con cui Davide Grazielli stampa il miglior tempo italiano a Western States nel 2017. La scarpa funziona, così l’azienda decide di allargare la fascia di mercato sviluppando un modello simile ma leggermente più strutturato, e con una calzata più comoda: nascono in fila prima Spin RS e poi Spin Ultra, che diventerà il modello più venduto dell’azienda nel settore trail. Con la Spin RS Scarpa introduce sul mercato anche un nuovo tipo di mescola, il Vibram Litebase, che diminuisce il volume della suola grazie a una struttura reticolare interna (almeno così l’ho capita io). Con questi tre modelli, affiancati da Neutron e Proton (che però hanno le ore contate) l’azienda arriva al 2019, quando Marco De Gasperi entra in Scarpa.

Scarpa Spin, Scarpa Spin RS, Scarpa Spin Ultra

Durante i primi mesi di pandemia, mentre io me ne sto in casa a scrivere la tesi lamentandomi della mia periostite tibiale, il team di Scarpa sviluppa due nuovi modelli: Spin 2.0 e Spin Infinity.

Scarpa Spin 2 e Scarpa Spin Ultra

La prima, come si intuisce dal nome, è l’upgrade della prima Spin, mentre la seconda è un nuovo modello dedicato alle lunghe distanze, che si affianca alla Spin Ultra. Quando chiedo a Marco perché abbiano deciso di mantenere in catalogo due prodotti che apparentemente appartengono alla stessa categoria mi risponde così: «Si è deciso di tenere la Spin Ultra e di sviluppare un nuovo modello che veniva richiesto sul mercato. La Spin Ultra andava bene per una atleta più evoluto, in grado di spingerla, ma quando si trattava di un amatore che aveva bisogno di tenere la scarpa ai piedi per molte ore diventava un modello troppo esigente. Anche la Spin Infinity è dedicata alle lunghe distanze, ma è più traspirante, più comoda sull’avampiede, e ha una rullata meno esigente. In più abbiamo cercato un compromesso sull’intersuola usando una mescola a doppia densità: ha una zona di supporto laterale, mantenendo all’interno un cushoning di media densità, su tallone e avampiede».

Aurelien Dunand Pallaz

Ciò non significa però che sia una scarpa lenta o pesante: Aurelien Dunand-Pallaz ci ha stampato un secondo posto a UTMB e Daniel Jung ci ha vinto la Diagonale des Fous (a onor di cronaca, a braccetto con Ludovic Pomerret). È una scarpa tecnica, da montagna, protettiva e rigida, e non pesa molto (sul blog la avevamo già recensita, potete leggerla qui).

La Spin 2.0, invece, richiede qualche osservazione più tecnica. A un primo sguardo la scarpa sembra identica alla prima versione: i volumi sono leggermente aumentati, ha un look più attuale, ma è pressoché la stessa scarpa. Se poi iniziaste a stropicciarla con le mani vi accorgeste che è diversa anche la risposta di ceri materiali: è più protettiva, la conchiglia sul tallone ha più struttura, l’intersuola è più morbida ma in generale flette meno, soprattutto in torsione, evitando quell’effetto di ‘vado dove mi pare’ che aveva prima. Se ci fate qualche passo, infine, capite che è completamente diversa: Marco De Gasperi mi spiega che il vecchio modello utilizzava una mescola in EVA, mentre quello nuovo utilizza una mescola in Pebax, o meglio, un blended di EVA e Pebax. La differenza è che l’EVA dà più cushoning (ammortizzazione) e il Pebax più rebound (rimbalzo? Nah, facciamo ‘ritorno di energia’), rendendola una scarpa teoricamente più reattiva: ma il blended dei due materiali la rende anche più comoda, e molto. Per guidarvi nelle mie considerazioni, devo dire che personalmente preferisco le scarpe mediamente leggere, che non sono adatte a tutti; tuttavia, ho anche una predisposizione per certi infortuni e non posso esagerare con il minimalismo, e non mi piacciono le scarpe fascianti, insomma, se dico che è comoda potete fidarvi. Mi è anche capitato di trovarmi fuori città con un solo paio di scarpe e di essere costretto a eseguirci esercizi di velocità su asfalto: non è consigliabile, ma si può fare tranquillamente. Rispetto alle vecchie Spin, la forma delle 2.0 è leggermente più comoda e il famice (la larghezza della suola sul mesopiede) è stato allargato dandogli più stabilità. Infine, è stata tolta la piastra che c’era sul vecchio modello, che a parer mio non serviva a molto, e sono stati aggiornati alcuni dettagli, come la linguetta. Se ne avete la possibilità provatela – personalmente la userei anche in una 100 miglia.

Un ultimo consiglio, Marco mi ha accennato dell’uscita di un nuovo modello di Spin nella prossima primavera. Non sono ancora state diffuse immagini ufficiali, ma sono andato a sbirciarle ai piedi di Manuel Merillas, che le ha usate durante il record di ascesa del Monte Bianco dalla Via Ratti – trovate il video in rete.

Come scegliere un passeggino confortevole

Devi scegliere un passeggino e l’indecisione ti assale? La scelta è così ampia che è molto facile incappare in un modello apparentemente appropriato ma in realtà con caratteristiche non consone alle proprie esigenze. Un passeggino è una scelta importante che accompagnerà il bambino per diversi anni.

Come riconoscere un passeggino maneggevole

Un passeggino maneggevole è facilmente richiudibile e può essere trasportato ovunque si voglia, raggiungendo la dimensione opportuna del bagaglio a mano (molto importante per chi usa i mezzi pubblici per spostarsi). Per maneggevole si può intendere anche quel prodotto che si adatta bene a tutti i tipi di terreno (scoscesi, sterrato, montagna) magari con dimensioni superiori in funzione di una maggiore prestazione. É molto importante anche la scelta delle dimensioni e dei materiali delle ruote nonché l’ammortizzazione del telaio.

Fondamentale è anche conoscere la tipologia di chiusura per essere sicuri che
entri facilmente nel bagagliaio. Le chiusure cambiano in base al modello, in alcuni casi è possibile chiuderlo con una sola mano.

Un passeggino a seduta alta permette di sistemare il bambino comodamente senza costringere a continui piegamenti. Un modello duo/trio è un passeggino che permette di ospitare seduta, ovetto, navicella sullo stesso telaio. Il passeggino doppio è adatto a chi deve portare a passeggio due bimbi e possono essere con sedute affiancate o in linea.
Per scegliere il passeggino più adatto è utile quindi capire dove verrà usato maggiormente: non sarà quindi né la dimensione né il peso a determinarne la scelta, ma il comfort che può offrire durante il suo utilizzo.

L’esposizione Cybex in negozio

Come scegliere il passeggino più adatto

I passeggini tre ruote  o quelli quattro ruote presentano una grande seduta, ruote ampie, seduta orientabile da un verso o da un altro. Inoltre con il sistema di blocco anteriore della ruota e il freno al manubrio si dimostrano estremamente pratici e maneggevoli.
Per quanto riguarda la scelta della navicella da abbinare, è molto importante considerare le proprie abitudini. In alcuni casi ne esistono di omologate per auto, ideali per chi viaggia frequentemente con il neonato  e ce ne sono di facilmente richiudibili per ridurre l’ingombro.
Di seggiolini auto, sempre da abbinare alla struttura del passeggino, ne esistono di tanti modelli: reclinabili  o con posizione fissa, omologati con ancoraggio classico a cintura o con base isofix.

Le cinture di aggancio sono un’importante misura di sicurezza per il bambino, perciò è consigliabile scegliere modelli con cinture a cinque agganci che rendano difficile per il bambino sganciarle.

Se sei una persona dinamica e ami passeggiare su terreni sconnessi, da noi troverai passeggini a tre ruote molto tecnici come  Ridge di Uppababy o Urban Glide 2 di Thule.
Se invece cerchi un passeggino con le stesse caratteristiche ma con 4 ruote, abbiamo delle proposte molto interessanti come Mixx Next di Nuna, Crosswalk R di Janè o Aptica XT  di Inglesina.

Modelli di passeggini da città comprendono soluzioni compatte e leggere come Electa di Inglesina, Balios S di Cybex, Kendo di Jané o ancora Triv di Nuna.
Invece ottimi modelli di passeggino da viaggio sono: Yoyo di Babyzen, Libelle di Cybex, Rocket 2 di Jané, Quid² di Inglesina, M2X di Mast.
Se invece vuoi solo un ovetto con le ruote… passa a vedere Doona!

Il passeggino Doona è l’unico seggiolino auto con sistema di ruote integrato che consente di passare da seggiolino auto a passeggino in un secondo.

Di cose da dire ce ne sarebbero ancora tante. Per chiarire ogni tuo dubbio per ciascun singolo modello in vendita, siamo sempre a disposizione scrivendo a neonato@ercoletempolibero.it, in negozio o tramite WhatsApp al numero 327/0351521

Zinal di Hoka One One

In effetti nel catalogo Hoka One One  mancava una scarpa così. Del marchio californiano, la maggior parte dei nostri clienti apprezza la comodità di modelli come Speedgoat e Mafate, e probabilmente molti di voi non saranno interessati a una scarpa che pesa appena 240 grammi. Ma se vi dicessimo che sono anche comode? È vero, comodo e reattivo sembra un controsenso scritto per vendere il prodotto a tutti i costi, e non vogliamo darvi a credere che la Zinal sia per forza una scarpa adatta a chiunque; ma non a tutti piace necessariamente quell’effetto di cushoning tipico di Hoka, che a qualche piede dà quasi una sensazione di innaturalezza. Per questo la Zinal funziona così bene: perché riesce a mantenere alcune delle qualità tradizionali di Hoka portandole su una scarpa che dà una sensazione più ‘tradizionale’. Non è una scarpa estrema in nessuna direzione: è meno comoda di una Speedgoat ma lo è più di una scarpa leggera tradizionale.

Pur essendo ispirata alla skyrace più famosa al mondo, la Zinal si è già vista ai piedi di alcuni atleti in gare lunghe, che vengono prevalentemente camminate. Ad esempio, Franco Collè ci ha corso i primi chilometri dell’ultimo Tor des Geants: ok, un Tor sotto le 70 ore non può essere un riferimento valido per un amatore, ma considerate che la media oraria comunque non supera i cinque chilometri all’ora, ossia il passo di una camminata.

Ne approfittiamo per una digressione: si tende a differenziare molto le esigenze di un atleta forte rispetto a quelle di un atleta più lento. Tuttavia, le prestazioni di un materiale non si misurano in base all’ordine di classifica, ma alla velocità a cui la scarpa viene portata. Ad esempio, la risposta di una scarpa reattiva non sarà molto diversa tra un’andatura di 5:30’ da una di 4:30’ al chilometro, e per sentirne i vantaggi bisognerà scendere almeno sotto ai 3:50’ e minuti al chilometro – ad esempio, una scarpa con la piastra in carbonio al di sopra di quell’andatura non vi darà alcun vantaggio, per quanto i 4:30’ (in termini relativi) sia un’andatura molto veloce rispetto a una di 5:30’. Allo stesso modo, in montagna, specialmente in una gara lunga, per quanto l’andatura del primo classificato sia completamente diversa da quella dell’ultimo, sarà comunque troppo lenta perché i vantaggi di una scarpa veloce siano apprezzabili. La differenza, più che nella velocità dell’atleta, sarà semmai nella sua capacità di sopportare il tipo di impatto a terra o la sensazione di protezione che dà la scarpa.

Franco Collè al Tor 2021 con le Hoka Zinal

Tornando alla nostra Zinal, chiudiamo con una panoramica per i nerd di scarpe: ha una calzata abbastanza fasciante sia sul collo del piede sia sul toe box (lo spazio per le dita), ma non le comprime perché il mesh è abbastanza elastico. Il puntale è rinforzato in TPU, ma senza strutturarla troppo e mantenendola leggera. Il sistema di allacciatura tradizionale è essenziale e fa ciò che deve, anche grazie alla linguetta a soffietto. L’intersuola usa un tradizionale EVA, che unisce l’ammortizzazione della linea da trail di Hoka alla reattività degli ultimi modelli in campo stradale. A differenza della Hoka Torrent, anch’essa concepita per le brevi distanze, la suola della Zinal utilizza una mescola in Vibram Megagrip sull’avampiede e Litebase sul tallone.
La tomaia è il nuovo mesh di Hoka, per ora disponibile su questo modello, ma dalla prossima stagione allargato anche all’attesissima quinta versione delle Speedgoat 5 e alla new entry in casa Hoka (sempre dalla prossima primavera) Tecton X.

Abbiamo avuto modo di provarla anche sui sentieri di Limone sul Garda partecipando in prima persona ai test di The Pill magazine per l’Outdoor Guide invernale 2021-2022, che potete trovare in negozio da noi (e se volete sbirciare qui: The Pill Outdoor Guide FW22 – The Pill Outdoor Journal).

Noleggiare un camper

Sempre più persone abbracciano l’idea di noleggiare un camper in quanto stanche delle solite vacanze o perché, avendo famiglia numerosa, il costo di un albergo sarebbe improponibile. Molte coppie desiderano abbinare le vacanze o i fine settimana a esperienze legate allo sport (bike, climbing, escursionismo, sport acquatici, alpinismo) e preferiscono trovarsi in prossimità dalla partenza.
Noleggiare un camper può sembrare complicatissimo o magari oneroso, pertanto il nostro consiglio consiste nel confrontarsi con chi può chiarire ogni dubbio e spiegare con semplicità dinamiche e funzionamento di un’operazione che, alla fine, lascerà solo il piacere di fare un’esperienza veramente fantastica!

Se  verrete da Ercole per saperne di più sul noleggio di un camper sarete seguiti da Erika, che si occupa di questo da anni con grande passione. Abbiamo quindi deciso di chiacchierare un po’ con lei in modo da capire meglio come funziona il noleggio e rispondere alle richieste più comuni dei nostri clienti.

Innanzitutto, ha voluto sottolineare come il camper sia un mezzo itinerante, che ci permette di spostarci dove preferiamo, senza dover prenotare camere d’albergo e consentendoci di avere tutto quello che ci serve sempre a portata di mano.

Come funziona il noleggio di un camper?

Quando il cliente si reca in negozio, gli vengono mostrati i camper a disposizione e riceve un preventivo per avere un’idea dei costi. Erika è disponibile per rispondere a oggi dubbio.
Dopo l’accettazione del cliente si stipula un contratto (ovviamente sarà necessaria una patente in corso di validità per la registrazione) e si richiede un acconto del 30% del totale.
Il giorno del ritiro del mezzo si esegue il saldo del noleggio e viene chiesto il deposito cauzionale.
Alla riconsegna del mezzo viene eseguito un controllo all’interno ed all’esterno del camper per assicurarci che non sia stato danneggiato e si verificano i chilometri percorsi (nel caso di eccedenza si salda la tassa supplementare giornaliera).
Per sapere di più è possibile visionare (e scaricare) le condizioni di noleggio presenti nel nostro sito cliccando qui.

Le tre tipologie di camper a disposizione per il noleggio

Il Van è il camper più piccolo e il più compatto, facile da maneggiare e comodo per muoversi in qualsiasi luogo. Dal mare, alla montagna ed anche in città. La sua capienza arriva fino a quattro persone ma due è il numero perfetto perché lo spazio è relativo e soprattutto in inverno può essere limitante. In questo periodo risulta la scelta perfetta per chi può recarsi solo nel weekend sulle piste da sci ed essere comodi agli impianti di risalita senza dover cercare luoghi appositi per parcheggiare il mezzo.
Poi abbiamo il modello di camper semintegrale, un mezzo che risulta comunque abbastanza compatto, agile da guidare. Questo ovviamente consuma meno del modello più grande. In questa tipologia di camper ospita un massimo di quattro persone che staranno abbastanza comode.
Il più spazioso è invece quello mansardato, più grande e comodo da vivere ma più impegnativo da guidare. Questo viene consigliato soprattutto nei viaggi lunghi, che durano diverse settimane, in modo tale da avere abbastanza spazio per tutto l’occorrente. Oppure nel caso ci fosse bisogno di più posti letto rispetto ai due modelli di camper precedenti, poiché arriva a contenere un massimo di ben sette persone.

I costi del noleggio variano ovviamente a seconda del periodo dell’anno, i quali risultano ovviamente più convenienti nella bassa stagione che inizia il 6 ottobre e si conclude il 14 giugno.
La media stagione invece va dal 15 giugno al 24 luglio e dal 1 settembre al 5 ottobre. Nel mezzo troviamo invece l’alta stagione, che va dal 25 luglio al 31 agosto.

Con i nostri camper è possibile raggiungere qualsiasi luogo prefissato. Abbiamo avuto clienti che si sono recati all’estero, come ad esempio in Francia, in Spagna o perfino in Inghilterra. Altri invece hanno preferito rimanere in Italia, spostandosi dal mare alla montagna senza alcuna difficoltà. Questo, ad esempio, è stato possibile grazie ai 100 km al giorno inclusi nel nostro noleggio, l’alternativa è quella di scegliere la tariffa dei chilometri illimitati se si preferisce affrontare viaggi più lunghi.

Perché noleggiare un camper da Ercole?

> I prezzi risultano molto concorrenziali in relazione al terrtorio
> Tutti i nostri mezzi sono nuovi, hanno al massimo uno o due anni. Non per niente, i nostri clienti rimangono colpiti dalle ottime condizioni dei nostri camper
> I camper sono accessoriati completamente, hanno il tendalino, il portabici, il garage e tutto quello che può risultare necessario durante un viaggio
> La franchigia Casko è molto bassa, solo 500 euro.
> Durante la fase del ritiro del mezzo viene dedicato del tempo al cliente, in modo tale da spiegare l’utilizzo del mezzo
> L’assistenza viene fornita attraverso l’assicurazione con un numero verde disponibile 24 ore su 24 in cui è incluso il soccorso stradale. In più durante l’orario di apertura negozio il nostro tecnico sarà a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento o delucidazione
> I nostri mezzi vengono sempre scrupolosamente sanificati prima e dopo l’utilizzo
> In dotazione vi sono anche oscuranti termici, prodotti appositi per il wc, tubo per l’acqua, cavo per la corrente e due bombole di gas da 5kg l’una (maggiori indicazioni vengono fornite per quando si viaggia durante il periodo invernale, date le basse temperature)

Vuoi comprare un camper dopo averlo provato?

Durante la bassa stagione è possibile sfruttare la tariffa del weekend, grazie alla quale è possibile noleggiare il mezzo dal venerdì mattina al lunedì pomeriggio. Questo consente di poter provare per qualche giorno la “vita da camper” ad un prezzo strepitoso!
In media stagione la tariffa ha un costo leggermente superiore, ma sempre conveniente.

Qualche settimana fa un nostro dipendente ha approfittato di questa tariffa ed è rimasto molto soddisfatto. Essendo un grande appassionato di sci ha potuto noleggiare il van e parcheggiarlo proprio davanti alle piste! Ha così potuto sfruttare tutte le ore di luce per sciare.
Nonostante il freddo, alla fine di una lunga giornata di sci, ha trovato il van caldo e accogliente grazie alla “Truma” che permette di riscaldare il mezzo anche quando è spento (pesca dal serbatoio e ha un’autonomia di un paio di giorni).

Ai nostri clienti consigliamo sempre di scaricare delle applicazioni nello smartphone, utili a trovare zone di sosta o campeggi dove potersi fermare durante la notte. Per chi viaggia anche fuori dall’Italia proponiamo un database che mostra tutte le aree di sosta presenti nel territorio europeo e un’app ci mostra le aree attrezzate, i camper service, gli agriturismi con sosta camper e tutte le informazioni utili per chi viaggia con questo fantastico mezzo itinerante.

Conclude Erika: “Insomma, facciamo il possibile perché una breve gita fuori porta o una lunga vacanza itinerante siano vissute al meglio, il mezzo itinerante deve rivelarsi comodo e funzionale, non un problema ma una soluzione.
Quando, al rientro, i clienti sono entusiasti e già desiderosi di organizzare la prossima uscita noi sappiamo di aver lavorato al meglio… che è la nostra più grande soddisfazione”.

Per qualsiasi informazione contatta Erika scrivendo a:
assistenza@ercoletempolibero.it

Qualità etica e sostenibilità

Intervista a Paolo Dall’Igna

Come al solito, di getto: nome, età, dove sei nato.

Paolo Dall’Igna, 57 anni, Thiene, Vicenza.

Da quanto tempo lavori da Ercole?

Lavoro in Ercole dal 3 dicembre 2007.

Paolo al reparto nautica del negozio.

Come vivi il tuo rapporto con l’aria aperta? Che attività outdoor pratichi?

Il mio rapporto con la natura è di simbiosi. Non potrei assolutamente farne a meno, è una parte essenziale del mio essere. Per me, le camminate in montagna, o in riva al mare, sono momenti di profonda rigenerazione. La mia attività preferita è il tiro con l’arco, che pratico solamente all’aperto, su percorsi concepiti nei boschi o nelle pinete, simulando l’ambiente di caccia; con la differenza che gli animali sono sintetici. E poi la bici, che per me è solo MTB, e quindi fuori strada; non amo il traffico e la confusione, quindi cerco la pace della natura. In fine, quando posso esco in barca a vela, e anche qui il contatto con madre natura è molto forte.

Di cosa ti occupi in negozio?

In negozio seguo il reparto dedicato agli sport nautici e la ricambistica camper e caravan, oltre a tutto ciò che riguarda l’elettronica outdoor.

Come hai visto cambiare l’approccio del cliente negli ultimi anni?

L’approccio del cliente negli ultimi anni secondo me è migliorato, è molto più informato e attento alle spiegazioni, ed è in grado di distinguere la qualità del prodotto. Naturalmente da parte nostra ci deve essere più attenzione ed altrettanta formazione, in una parola: professionalità.

Quali brand tratta il tuo reparto e in che modo li selezioni? 

Per quanto riguarda la nautica, il nostro fornitore più grosso di accessoristica è Osculati, mentre per canoe e Sup abbiamo Bic Sport e Jbay.

Per l’accessoristica camper ne teniamo moltissimi. Dai più conosciuti come Fiamma, Thetford, Dometic, Thule o Truma, a marchi emergenti come Mestic o GoalZero, che forse sono più conosciuti all’estero. La selezione segue la nostra linea aziendale, che è condivisa da tutti noi, ossia etica e sostenibilità. E forse è solo un caso (o forse no) ma le aziende che seguono questa filosofia hanno anche un personale con uno spiccato senso di aggregazione, e con cui è più facile lavorare.

Il prodotto che ti ha stupito di più nell’ultimo anno?

Nel nostro settore, negli ultimi anni l’innovazione è esplosa. Ci sono molti prodotti che ci hanno stupiti, da cose molto semplici a vere e proprie rivoluzioni. Ma per quest’anno il mio prodotto preferito è sciuramente GoalZero con le sue soluzioni per immagazzinare energia in sicurezza. Per chi vive all’aperto è importante perché può passare dal poter semplicemente ricaricare il GPS o la batteria della fotocamera, a rifornire di energia un campo base, con illuminazione frigoriferi e le tante diavolerie elettroniche che ormai fanno parte della nostra vita anche all’aria aperta.

Su cosa vorreste puntare come negozio?

Sicuramente il nostro target è già definito, a costo di essere ripetitivo direi qualità etica e sostenibilità. Vorrei lavorare in un posto che venga riconosciuto non tanto come mera attività commerciale, ma come punto di riferimento per chiunque ami la vita all’aria aperta.

Come ti piacerebbe vedere crescere ERCOLE nei prossimi anni?

Ercole sta già crescendo molto. La nostra ditta è in un momento di forte espansione e al di là del fatturato necessario ad andare avanti, vedo crescere soprattutto una squadra con pensieri e visioni del futuro molto simili. Ritengo che sarà questa la nostra arma vincente.

E come ti piacerebbe veder crescere il cliente nei prossimi anni?

Per quanto possiamo impegnarci, non potremmo mai raggiungere la conoscenza specifica di un prodotto come chi lo utilizza tutti i giorni. Quindi l’ideale sarebbe creare un network, in cui ricevere i feedback dei clienti, non tanto per danneggiare o criticare qualcosa o qualcuno come succede ora, ma per trovare la migliore soluzione ad un problema.

Grazie Paolo. Se avete domande passate a trovarlo in negozio o scrivetegli cliccando QUI.
Noi ci vediamo sui sentieri.

Wingamm Oasi 540: il camper compatto in vendita anche in Veneto

Wingamm, il principale fornitore di camper di lusso in Europa, ha debuttato al Santa Monica Place, venendo riconosciuto come brand di altissimo livello come Nike, Tiffany e Louis Vuitton.
Santa Monica Place, a pochi passi dall’Oceano Pacifico, è un rinomato rendez-vous tra i brand dei camper e ospita negozi e brand importanti del settore.

Il Wingamm Oasi 540 è stato esibito in mostra dal 15 novembre al 15 dicembre.

Si tratta di un ulteriore riconoscimento del valore del marchio, che ha già dimostrato i suoi progetti di espansione nel mercato USA dopo un’onorata carriera in Europa.
Dopo 45 anni di successi e di crescita continua nel vecchio continente, è arrivato il momento per l’azienda di espandersi anche negli Stati Uniti.
Iniziata come azienda familiare nel 1977, nel 1982 si è contraddistinta come primo produttore di camper al mondo con una cellula abitativa con una monoscocca in fibra di vetro.
Wingamm Oasi 540: il camper compatto in vendita anche in Veneto
Wingamm è il solo costruttore di totale produzione italiana di camper e caravan nello Stivale, perciò costituisce una sensibile fonte di orgoglio per la produzione nostrana.

Il Wingamm Oasi 540 sarà il primo di molti camper compatti Wingamm a essere venduto al dettaglio e ad essere esposto in luoghi ad alto traffico pedonale nei centri commerciali di fascia alta. Il WIngamm Oasi 540 sta già diventando molto richiesto. L’Oasi 540 è il primo camper Micro Class – classe di veicoli lunghi meno di 18 piedi che possono ospitare quattro persone e muniti di bagno interno completo – ad essere venduto negli Stati Uniti.

Come ha affermato Lorena Turri, Amministratore Delegato di Wingamm, alle pagine di RV Business:
“È un sogno che diventa realtà poter portare Wingamm negli Stati Uniti, e non riesco a pensare a un posto migliore per debuttarlo che in California, sede di molti amanti dei camper e di uno dei più bei centri commerciali di lusso sulla spiaggia nel paese. Il team TM Motorhome Sales e io non vediamo l’ora di far interagire i clienti con l’Oasi 540 e vedere di persona quanto sia davvero speciale un camper“.
I prodotti di lusso come minicamper sono quel genere di beni che i clienti amano valutare di persona e toccare con mano, perciò l’esposizione e la vendita al dettaglio è cruciale per permettere al target di valutare di persona i pregi.

Il Wingamm è un minicamper molto prestigioso. Questo modello include il guscio monoscocca in fibra di vetro personalizzato che non solo genera un aspetto elegante e distinto e le dimensioni compatte, ma introduce gradevoli innovazioni di design e nella funzionalità in camera da letto, bagno, sistema fognario.
Wingamm Oasi 540 è un semintegrale di alto livello, dagli interni ben curati e dal taglio artigianale. Nonostante le dimensioni contenute di 5.40 metri gli spazi interni sono attentamente organizzati in modo che gli occupanti possano fruire comodamente di quattro letti a disposizione (compreso un grande letto matrimoniale basculante).

Ercole, oltre ai camper Caravans International, vende modelli Wingamm in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Se vuoi provarlo per immergerti nelle squisite caratteristiche di questo mezzo, ti attendiamo in negozio!

La nostra azienda è da più di 50 anni punto di riferimento per il nord est sul mondo outdoor, da sempre trattiamo veicoli ricreazionali e vista la nostra passione per questo segmento abbiamo deciso di conquistare anche i palati più esigenti.
Wingamm rappresenta al meglio la maneggevolezza abbinata ad alta qualità, ma soprattutto costituisce un veicolo al di fuori degli standard abituali.
Ercole è lieto di promuovere simili gioielli su quattro ruote, orgogli del Made in Italy!
 
Per qualsiasi info o curiosità scrivi a camper@ercoletempolibero.it

Perché la sostenibilità non significa responsabilità?

Probabilmente l’ecosostenibilità della produzione industriale è un tema che ti interessa e che guida i tuoi acquisti. Molte aziende rivolgono la propria comunicazione a rendere noti i propri sforzi per una produzione ecosostenibile, impegno che costituisce un vero e proprio appeal dei prodotti in grado di incentivare le vendite.
Potresti pensare quindi che tutte le società puntino a celebrare le proprie attività come ecosostenibili, ma non è per forza così.

Società come Patagonia e AKU hanno deciso di rimuovere dalla propria comunicazione aziendale riferimenti “sostenibilità”. Non si tratta di evitare di assumersi responsabilità ma dell’esatto contrario.

La produzione industriale non può mai realmente essere a impatto 0 sull’ambiente.

Patagonia ha fatto presente che riduzioni di emissioni non porteranno comunque al decantato impatto 0 se non viene ripensato per intero il processo di produzione, tagliando le emissioni in tutta la filiera. Anche trasporto, packaging, spedizioni contribuiscono infatti al carico di inquinamento.
Un’azienda che si serve di processi industriali non può essere sostenibile nel modo che comunemente si intende. Vendere l’obiettivo dell’ “impatto 0” significa semplificare un discorso molto più complesso e non prendere in considerazione l’inevitabile inquinamento che si produce dall’attività industriale.
Dobbiamo distinguere la “sostenibilità” dalla “responsabilità”. Non si tratta di sfumature linguistiche bensì di concetti effettivamente diversi. Compensare le emissioni non è sufficiente per annullare l’impatto ambientale di produzione e trasporto dei beni. Oltre alla produzione in sé per sé esistono altre attività correlate quali il trasporto, il packaging e le spedizioni.
AKU – di recente onorata della certificazione carboonfootprint – ha scelto di adottare il termine “responsabile” al posto di sostenibile.
L’obiettivo è quello di ridurre il più possibile l’emissione di CO2, metano e altre sostanze inquinanti.

Patagonia è attenta alle cause profonde dei problemi ambientali e le affronta promuovendo cambiamenti a lungo termine, per questo sostiene le opere a favore dell’ambiente.

Perché puntiamo sulla responsabilità e non sulla sostenibilità

Quindi una produzione responsabile non può essere definita a impatto ecologico zero, perché l’annullamento di tutte le ricadute ambientali costituisce un obiettivo irrealistico: invece risulta molto più fattibile ripensare i propri processi produttivi per incidere sull’ambiente nell’ottica minima concessa dal proprio genere di attività.
Le aziende quindi sono parte esse stesse del problema, ma possono decidere di prendere atto delle proprie responsabilità per individuare il modo di danneggiare l’ambiente il meno possibile, reinventandosi e controllando le proprie attività per renderle più sostenibili dalla natura.

Quando valutiamo una collaborazione con un nuovo marchio siamo sempre molto attenti che queste siano attente alla sostenibilità e all’impatto della filiera per la produzione dei prodotti.
A seconda del settore dobbiamo essere più o meno tolleranti ma dobbiamo dire che soprattutto chi serve il mondo outdoor, forse per il rapporto diretto che i fruiotori hanno con l’ambiente, la sensibilità è alta, così siamo orgogliosi di proporre prodotti e materiali idonei alla preservazione dell’ambiente, di mari, valli e montagne e della stessa aria che respiriamo.

Come sempre siamo a disposizione in negozio o scrivendo a info@ercoletempolibero.it per qualsiasi tipo di informazione.

Le Spin Infinity e i nuovi modelli Scarpa per il trail running

Con l’arrivo di Marco De Gasperi, nel 2021 Scarpa ha proposto un ampliamento del suo catalogo di scarpe da trail running, allargandone anche il bacino di utenza. I suoi modelli storici, infatti, pur essendo super performanti e di ottima fattura, richiedevano al corridore delle buone caratteristiche biomeccaniche che fanno di queste scarpe dei modelli abbastanza esclusivi e adatti a pochi. Con l’uscita sul mercato dei nuovi modelli Golden Gate, Ribelle Run e Spin Infinity, invece, l’azienda di Montebelluna è riuscita a creare delle scarpe altrettanto performanti ma adatte anche ai corridori meno veloci e che necessitano di più protezione.

Marco De Gasperi

In questo articolo vi parleremo più specificatamente delle nuove Spin Infinity.

Nate originariamente come scarpe da corse brevi e tecniche, le prime Spin hanno dimostrato il loro valore anche nelle gare lunghe e corribili dei sentieri americani, ai piedi di atleti come Joe Grant, che ne hanno ampliato la versatilità. Essendo comunque una scarpa piuttosto secca e minimalista, Scarpa negli anni ha sviluppato i due modelli RS e Ultra, pensati per offrire maggiore protezione al piede, senza perdere però la logica con cui nasceva la Spin originale: sensibilità, velocità, leggerezza.
Con le nuove Spin Infinity, sviluppate insieme alla new entry in azienda Marco De Gasperi, Scarpa ha provato a mantenere queste caratteristiche, mantenendo una suola super aggressiva in Mega Grip, ma aumentando la capacità di ammortizzazione e di protezione di un pacco intersuola totalmente ripensato, grazie a un’accoppiata di mescole di diversa densità, che uniscono reattività a protezione e ammortizzazione.
Un’altra caratteristica che apre alle Infinity le porte alle lunghe distanze è un ampliamento dello spazio per le dita sull’avampiede, che le rende ancora più comode, e permette al piede di lavorare correttamente.
Nonostante questo, le Spin restano una scarpa estremamente tecnica e adatta ai terreni più impervi dell’arco alpino e per le gare dolomitiche: ve le consigliamo per gare dure come la Dolomiti Extreme Trail o gare di media distanza come la Cortina Trail. Per arrivare poi fino alle gare lunghe e tecniche di fine estate come la TDS del circuito UTMB o il TOR130.

Filippo ci scrive: «Dovevo correre Translagorai Classic dopo due settimane e avevo finito tutte le scarpe da corsa. Non è mai una buona idea correre un’ultra con un paio di scarpe che non hai mai provato, ma non avendo alternative ho dovuto optare per le Spin Infinity. Le ho testate per la prima volta in una gara breve a Courmayeur una settimana prima della Translagorai e ho avuto subito un buon feeling, così sono arrivato alla partenza di Translagorai più rilassato. E in effetti non ho avuto nessun problema con le scarpe, anzi, mi sono trovato davvero bene, sebbene il terreno sia davvero molto duro e si debba stare sulle gambe tantissime ore a velocità davvero basse.»

Insomma, se cercate una scarpa adatta a terreni più corribili, e a sentieri polverosi, forse le Golden Gate sono il modello che fa più al caso vostro, in cui Scarpa ha aumentato più che in ogni altro suo modello la capacità di protezione dell’intersuola adatta alle gare più lunghe e corribili, a scapito di un’aggressività che nelle Spin resta ineguagliata.

Se avete domande passate in negozio e chiedete ai nostri esperti. Ci vediamo sui sentieri.